18 luglio 2019

Volley

«VOGLIO METTERMI IN GIOCO AD ALTO LIVELLO»

Alessandra Crozzolin vuole vincere in maglia Spes

Volley

CONEGLIANO - Alessandra Crozzolin si racconta e propone una ricetta anche per il volley: “Coinvolgiamo i più piccoli”

“Mi sento da A1 e ho voglia di mettermi in gioco ad alto livello”.

Dopo alcune stagioni sul filo della promozione nella massima serie o a cavalcare le classifiche di rendimento di A2, Alessandra Crozzolin (nella foto) ha ritrovato la categoria a cui sente di appartenere.

L'appartenenza geografica sembra contare meno, dato che nel suo giro d'Italia pallavolistico la centrale di Mogliano Veneto ha trovato una “seconda casa” in Emilia, complice l'amore per la cucina.

Otto casacche in altrettanti anni. Perché questo girovagare?

“Perché nella pallavolo ci sono realtà che nascono e spariscono nel giro di due anni – risponde Crozzolin - ma soprattutto perché cerco continuamente nuovi stimoli e dopo un po' ogni posto comincia a starmi stretto”.

Si definisce “simpatica quanto permalosa e severa”, non è scaramantica, ma si concentra seguendo pratiche di training autogeno e segue scrupolosamente il “rito del piede destro”...

“Allaccio per prima la scarpa destra ed entro in campo sempre con quel piede”.

Usciamo dalla palestra. Come trascorre il tempo libero Alessandra Crozzolin?

“Dipingendo, in acrilico. Cucinando, specie il pesce, che mi riesce anche bene. Ascoltando musica, da Renato Zero a Vasco, passando per Madonna e Pink. Ho una predilezione per i film fantasy e amo leggere Carofiglio, Cornwell e Ken Follet. Quando posso mi dedico anche al tennis, alla pesca subacquea e al beach volley”.

Cosa avrebbe fatto se non fosse diventata una pallavolista e come si immagina a fine carriera?

“Sono diplomata in ragioneria e per qualche anno quando non mi allenavo lavoravo per uno studio legale, ma quando lascerò il volley mi piacerebbe aprire una gelateria. Non so quando arriverà il momento di smettere. So solo che smetterò il giorno nel quale mi sveglierò e non avrò più voglia di andare in palestra”.

Qual è stato il suo modello, la giocatrice cui vorrebbe somigliare?

“A Padova ho avuto la fortuna di giocare con Luminita Trombitas, una palleggiatrice rumena che secondo me è un modello di comportamento, ha davvero una grande personalità”.

Qual è il suo punto di forza come giocatrice, e quale è il suo punto debole?

“Il carattere, per entrambe le cose. E' il mio punto di forza, ma a volte ci sono dei limiti che sono creati dalla testa, e che non derivano da altro, quindi è anche il mio punto debole. In generale credo che si possa migliorare molto e sono contenta perché vedo che lo sto facendo”.

Cosa pensa che si potrebbe fare per popolarizzare la pallavolo, come si può coinvolgere di più il pubblico e la gente?

“Bisognerebbe coinvolgere di più determinate fasce di età, i giovanissimi. Introdurli alla pallavolo fin da piccoli. In ogni caso non credo si possa applicare la stessa formula ovunque. Il fatto che una modalità funzioni in un posto, non vuole affatto dire che funzionerà anche altrove, perché ogni territorio ha una propria particolarità. Quello che funziona a Conegliano non andrebbe bene a Milano e viceversa. Per coinvolgere di più il pubblico bisognerebbe migliorare il contorno della partita, renderlo più spettacolare”.

 

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