18 novembre 2019

Vittorio Veneto

“Salviamo il cinema Verdi”

Associazioni e cittadini lanciano un appello

Stefania De Bastiani | commenti |

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Stefania De Bastiani | commenti |

VITTORIO VENETO – “Vittorio Veneto sta morendo. C’è una disattenzione generale verso le attività culturali”. Walter Giacomazzi, proprietario di Cinemotion, società che gestiva il Verdi, ha deciso di abbandonare il multisala di via Lioni perché, a suo dire, la risposta da parte del pubblico era totalmente assente. Una visione della città e della cittadinanza che non è piaciuta al direttivo di Cinema e Ambiente, associazione che lo scorso inverno è riuscita a riempire la sala grande del Verdi per tutti i martedì della rassegna. Una presa di posizione che non trova riscontro nemmeno nel direttivo del Lago Film Fest, che ogni anno porta nel piccolo comune di Lago circa 15.000 persone.

La sala piena a una proiezione di Cinema e Ambiente, febbraio 2018

“La chiusura del cinema Verdi – commenta Cinema e Ambiente – è l’ennesimo passo indietro per la città. E non possiamo sentirci dire che è colpa del pubblico. Il Careni di Pieve di Soligo, il cinema Zero di Pordenone e il Piccolo Edera di Treviso sono sempre pieni: è lì che vanno anche i vittoriesi, non trovando al cinema di questa città una programmazione soddisfacente. Le testimonianze che abbiamo raccolto mostrano un cinema lasciato nel degrado con una programmazione scadente. La gente sarebbe interessata alle buone proposte: e la prova è il tutto esaurito che abbiamo sempre fatto alla rassegna Cinema e Ambiente. Che ci sia una crisi generale del cinema è un dato di fatto, ma sta al bravo imprenditore capire quali possono essere le mosse per rilanciare un multisala come il nostro: esempi, appunto, si trovano a Treviso, a Pordenone, e a Pieve di Soligo, dove i cinema sono sempre pieni”. Il direttivo di Cinema e Ambiente, scosso da questa chiusura che “si tastava nell’aria”, ha lanciato un appello ai membri dell’associazione per capire come si potrebbe rilanciare il Verdi.

 

A rendersi disponibile per dare nuova vita al multisala è anche il direttivo del Lago Film Fest. Secondo Viviana Carlet (in foto), sono varie le operazioni mai prese in considerazione: “In Italia esistono diverse realtà che possono essere emulate – spiega Viviana – il cinema può diventare un centro culturale, un luogo attivo, aperto, dove il legame con il territorio è forte. Sono varie le operazioni che si possono fare: il coinvolgimento dei bambini, ad esempio, che se educati al cinema ne saranno frequentatori da adulti, o di disabili, in percorsi di integrazione sociale. Si può inoltre allargare l’offerta: esistono molte produzioni italiane che non hanno grande diffusione, che non arrivano nemmeno al cinema, ma che potrebbero essere un qualcosa che attira. L’importante è saper raccontare al territorio la proposta che viene fatta”.

 

“Quando abbiamo portato a Lago un festival di cinema indipendente - continua Carlo Migotto (in foto)– nessuno ci ha preso sul serio. E invece, dopo 14 anni, lo stiamo ancora facendo e ogni anno riceviamo richieste da tutto il mondo. E non sono solo gli appassionati di cinema a venire al festival, ma anche tantissimi curiosi. Ci rivogliamo a un pubblico variegato, proponendo incontri con gli autori, attività collaterali, e portando un contenuto che è il risultato di un processo di ricerca continuo. E’ in questa logica che potremmo far rinascere il Verdi: una struttura così versatile si porta benissimo a diventare un centro culturale dove si può sperimentare”. “Noi – concludono i ragazzi – siamo disponibili ad accogliere la sfida. E lo diciamo a ridosso dalla nuova edizione del Lago Film Fest che si terrà dal 20 al 28 luglio e che potrebbe essere teatro di nuovi incontri e proposte anche per il Verdi, visto che saranno presenti numerosissimi addetti ai lavori”.

Una proiezione al Lago Film Fest

 



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Stefania De Bastiani

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