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15 novembre 2018

Vittorio Veneto

“Suor lavoro in bici”, che cerca un lavoro ai giovani

Emanuela Da Ros | commenti |

Gli imprenditori la chiamano ‘Suor Lavoro in bici’, ma suor Raffaella, dirigente del Ciofs/Fp vitttoriese, crede tanto al lavoro quanto alla necessità di “realizzarsi come persone’. E per argomentare il suo pensiero cita il Vangelo, don Bosco e Marx. Anche se - precisa - ‘io ce l’ho col comunismo e col capitalismo in egual misura’

 

Molti la chiamano ‘Suor Lavoro in bici’, perché è soprattutto macinando chilometri su una vecchia Graziella che negli ultimi 35 anni ha contattato i più grossi imprenditori del Vittoriese e Coneglianese con l’obiettivo di trovare un impiego ai giovani.

 

In realtà lei è ‘suor Raffaella’. In realtà la sua vecchia Graziella è andata in pensione ‘a causa della mancanza di pezzi di ricambio’ e ora suor Raffaella la bici la usa un po’ meno. Per due ragioni: ‘Andare a piedi - è convinta - è un’esperienza meravigliosa, visto che ti permette di incontrare un sacco di gente, e in secondo luogo gli imprenditori che coinvolge - per gli stage e le opportunità di lavoro - si trovano anche a Pordenone, Pieve di Soligo, Montebelluna...località che raggiungere in bici sarebbe un po’ troppo faticoso. Eppure la vicentina suor Raffaella dalla fatica non si è mai fatta fermare. Quando - nel 1983 - è arrivata a Vittorio Veneto scorgendo il Visentin ha detto: ‘Che montagna stupenda! Voglio salirci a piedi ogni settimana’. Ha messo in atto il proposito solo un paio di volte. Perché sostiene che il percorso verso il Visentin non sia agevole: molto meglio una ‘passeggiata’ dalla Crosetta fino al Pizzoc. Passeggiatina che ha ripetuto una cinquantina di volte.

 

Disponibile, aperta, amichevole, suor Raffaella è responsabile di un centro di formazione superiore (il Ciofs/Fp Opera salesiana) che negli ultimi 10 anni ha realizzato 30 corsi - riservati a diplomati e laureati - per un totale di 590 allievi, l’80% dei quali è stato assunto con contratti anche a tempo indeterminato. E il successo delle sue iniziative, oltre alla competenza e all’intuizione (“Vent’anni fa mi sono messa in contatto con delle aziende di Dublino per organizzare quegli stage all’estero che praticamente non esistevano) risale alla sua duplice vocazione.

 

A 17 anni, ‘innamorata delle missioni in Africa conosciute soprattutto durante il catechismo’, ha deciso di farsi suora. In quelle missioni non ha mai operato davvero, ma studiando e lavorando per 18 anni presso l’Università Pontificia (a Torino e a Roma) ha collaborato con suore di ogni parte del mondo per rispondere a quella che definisce ‘la sua chiamata alla globalizzazione’. Ricordando i passi che l’hanno portata a ricoprire il ruolo dirigenziale, suor Raffaella ricorda le parole di Gesù: “Il Signore dice: andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo. Io ho compreso che il Vangelo del lavoro è la cosa più urgente del mondo contemporaneo”. La sua seconda vocazione ha infatti a che vedere col lavoro. Inteso in un modo particolare. “A Valdagno dove sono nata - ricorda suor Raffaella - moltissime persone lavoravano presso le fabbriche dei Marzotto. Un giorno - avevo 12 anni, ma rammento con nitidezza ogni cosa - osservando dal ponte principale le lunghe file di operai che si avviano allo stabilimento ho pensato “Io non li farei solo lavorare in fabbrica”. Era un’intuizione ingenua, apparentemente. Ma io già allora pensavo che il lavoro non potesse o dovesse coincidere con la vita. Che il lavoro era un diritto e un dovere primario, ma che ogni persona doveva realizzarsi oltre la fabbrica. Ciascuno di noi deve poter vivere pienamente. Deve lavorare, sì, ma non per possedere. Si opera per donare se stessi attraverso il lavoro, che è un mezzo. Non il fine. Il Vangelo dice: ‘Date e vi sarà dato in misura traboccante’. Ma non si può pensare di lavorare per accumulare. E quindi mi amareggia vedere operai costretti a stare otto ore in catena di montaggio. E mi irrita vedere imprenditori miliardari e stagiste o neoassunti che lavorano per un salario inadeguato.

 

Un discorso politico?

Io ce l’ho col capitalismo e col comunismo. Sono entrambe forme di dittatura. Anche se concordo con Marx quando dice “Alle idee do mani e piedi”. Magari non scriva queste cose: lasciamo da parte l’ideologia...Purtroppo viviamo in una società dove la democrazia è fallace. E’ in crisi.

 

Anche il Cristianesimo è in crisi?

No. Il cristianesimo non è in crisi. Lo sono a volte i cristiani. Il Vangelo dice: ‘Il cielo e la terra passeranno, ma non le mie parole’.

 

Nonostante le ombre, suor Raffaella è fiduciosa nel futuro?

Io credo nei giovani. Con Don Bosco sono convinta che anche nel giovane che si è allontanato c’è il desiderio e la volontà di avvicinarsi al bello, al vero. Il Vangelo dice che ‘il lumino non si soffoca, si ravviva’. Ma certo bisogna tener presente uno degli obiettivi fondamentali delle tesi educative e formative di Don Bosco: la prevenzione. Bisogna agire per tempo. E i corsi di formazione, oltre che dare opportunità occupazionali, sono un po’ anche questo: fanno tornare la voglia di studiare. Ci sono troppi studenti che lasciano l’università. Ed è un peccato. Perché il lumino in ciascuno di noi si può ravvivare.

 

Quanti anni ha suor Raffaella?

Questo non lo dico.

 

Nemmeno a me, in segreto?

Suor Raffaella sorride. E mi saluta con un regalo. Un Vangelo.

 

Non chiedetele l’età. Non ve la dirà nemmeno se insistete. Quanto al resto, nessuna limitazione. Suor Raffaella Soga, responsabile del Ciofs/Fp di Vittorio Veneto, quel Centro di formazione superiore salesiano che da oltre trent’anni forma diplomati e laureati, è felice di parlare di sé, della sua ...duplice vocazione, delle sue idee, anche se - vi avvisa garbatamente - “queste non le scriva...lasciamo stare l’ideologia”. L’avvisiamo anche noi, durante la bella chiacchierata: scriveremo tutto ciò che ci ha colpito.

 



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Emanuela Da Ros

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