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26 marzo 2019

Vittorio Veneto

14 morti in 72 ore, Fioretti: "La montagna è pericolosa, se avete dubbi rinunciate"

Lo scialpinista del CAI Vittorio Veneto commenta gli incidenti avvenuti il ponte del Primo maggio

Stefania De Bastiani | commenti |

VITTORIO VENETO – Sono stati giorni neri, in montagna, quelli del ponte del Primo maggio. Sulle Alpi sono morte 14 persone in meno di 72 ore. Una strage si è consumata sulla zona della Pigne d’Arolla, sulle Alpi Pennine, dove sono morte sei persone, rimaste bloccate al freddo dalla nebbia e dalla neve. Due giovani hanno invece perso la vita sull’Antelao, nel Bellunese, scivolando mentre affrontavano la parte conclusiva del Canale Oppel. Tragedie che si potevano evitare?

 

L’abbiamo chiesto a Edoardo Fioretti del CAI (Club Alpino Italiano) di Vittorio Veneto, istruttore di scialpinismo. “Per quanto riguarda l’episodio avvenuto in Svizzera – commenta Fioretti – c'è stato un cambio repentino delle condizioni meteo, che era stato previsto ma che è stato sottovalutato. Il gruppo oltretutto si è trovato senza guida, poiché la persona a capo dell’escursione è precipitata, e non ha saputo come comportarsi al gelo in mezzo alla nebbia. Avrebbero dovuto costruirsi un ricovero di fortuna, un buco nella neve, un igloo dove aspettare che passasse la nebbia e tornasse la visibilità. Invece sono andati in giro con 20 gradi sotto zero, una temperatura che non ti aspetti in questa stagione, nemmeno a quelle quote”.

 

Uno dei sopravvissuti ha raccontato che ha fatto ginnastica tutta la notte, per non morire congelato…

“E’ l’unico modo per sopravvivere a certe temperature - commenta Fioretti - Sei stai fermo perdi lucidità, ti addormenti senza rendertene conto. E’ la morte migliore, dicono, non te ne accorgi”.

 

Mentre per quanto riguarda l’incidente sull’Antelao?

“I due ragazzi stavano affrontando una salita impegnativa - spiega Fioretti, che conosce bene la zona - probabilmente hanno fatto un passo falso sulla neve, e sono scivolati”.

Lo scialpinista vittoriese spiega che, la montana, è pericolosa e un minimo di rischio rimane sempre. “Alla base di quasi tutti gli incidenti che avvengono in montagna - spiega - ci sono errori di valutazione, dovuti magari alla poca esperienza, e al desiderio di fare sempre di più. La gente ultimamente, complici le numerose foto e video che ha la possibilità di vedere, ha la tendenza a provare sempre di più, ad andare oltre le proprie capacità e a sottovalutare i rischi”. “Un dato che colpisce - fa notare Fioretti - è che solo il 5% degli incidenti che avvengono in montagna coinvolge i soci del CAI. L’associazione infatti organizza corsi che muovono alla consapevolezza, di quello che si sa ma soprattutto di quello che non si sa. E' fondamentale riuscire a prevenire i rischi, saper cogliere i pericoli, e soprattutto a evitarli. Se si hanno dei dubbi, è meglio rinunciare”.

 

 



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Stefania De Bastiani

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