12 dicembre 2019

Treviso

In acqua per bloccare le navi da crociera

Tra i contestatori anche dei trevigiani

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In acqua per bloccare le navi da crociera

VENEZIA - Un tuffo dove l’acqua è più…inquinata. Per colpa (anche) delle grandi navi da crociera che ogni giorno solcano canali troppo piccoli per sopportarle.

Un tuffo nel canale della Giudecca, a Venezia, per bloccare il transito dei giganti del mare. E del lusso. Tra i circa 50 contestatori che si sono tuffati per impedire alle navi da crociera di attraversare la Giudecca, un vittoriese: Simone Sommariva, 25 anni, di San Martino di Colle Umberto. Professione: “occupante”.

Reduce da settimane di passione con i giovani di Ztl a Treviso. Oggi è partito di buon mattino, per far sentire la sua voce. E per mettersi di traverso tra le navi da crociera, e il mare.

Perché?
«Sono convinto che Venezia sia un bene comune, e come tale va salvaguardato. Non può essere deturpato da questi mostri, navi enormi che solcano canali minuscoli, rovinando la laguna e i fondali, e disturbando chi, a Venezia, ci vive».

Simone spiega che un anziano che abita a Venezia, quando passa una nave da crociera, non riesce nemmeno a guardare la televisione, o ascoltare la radio: i “mostri del mare” disturbano anche le frequenze.

«La protesta è iniziata stamattina. Abbiamo bloccato il check-in dell’aeroporto, quello di chi sta per salire sulle grandi navi dopo essere appena sceso dall’aereo».


Nessun disagio ai viaggiatori, nessuno scontro con le forze dell’ordine: «Abbiamo bloccato il check-in per un’ora e mezza, scegliendo però un orario in cui è poco frequentato. Non volevamo disturbare nessuno, ma solo fare un atto dimostrativo».

Poi, la partenza alla volta della Giudecca: «Eravamo un centinaio di attivisti, ma a riva c’erano migliaia di persone comuni che manifestavano come noi. Ci siamo tuffati e abbiamo bloccato il canale. Le grandi navi sono state costrette a fermarsi». Hanno accumulato un ritardo di almeno un’ora e mezza: per Venezia, un’ora e mezza di vita in più.

Per il Sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, "Adesso è l'ora delle decisioni, ma delle decisioni immediate"

"Questa clamorosa protesta - ha aggiunto il sindaco - è la punta dell'iceberg, di un malumore diffuso nella città di Venezia del quale, chi è deputato a prendere le soluzioni, deve ormai considerare".

"Credo che tutti si rendano conto - ha proseguito Orsoni - che dal bacino di San Marco le grandi navi devono uscire al più presto, non però sulla base di progetti che potrebbero richiedere anni per vedere la luce; smettiamola di fantasticare, le soluzioni si possono trovare anche subito, non sono solo quelle che richiedono troppo tempo per essere concretamente attuate, perché questo, se vogliamo, è un modo un po' truffaldino di affrontare il problema".

 

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