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24 aprile 2019

"Aiutare vuol dire liberare dalla necessità di aiuto"

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: medicina, Wolisso Project, Tosamaganga, Africa, medici con l'Africa, CUAMM

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Scarpis Enrico | commenti | (1)

Ipamba Hospital, Tosamaganga, Tanzania. medicina, Wolisso Project, Tosamaganga, Africa, medici con l'Africa, CUAMM

 

di Alessia Biasotto*

 

Cogliere il senso di quest’affermazione non è così scontato. Porta con sé una serie di domande e riflessioni che hanno accompagnato non solo il mio soggiorno in Tanzania, ma anche il ritorno alla quotidianità.

Poter trascorrere un mese in un Paese africano è una delle migliori esperienze che possano essere offerte a un giovane medico in formazione. Non è un partire con piglio eroico: in quel brevissimo periodo non si può salvare il mondo e non si deve avere la presunzione di poterlo fare. Si tratta piuttosto di un partire per toccare con mano e vedere con i propri occhi le difficoltà del Sistema Sanitario di un Paese in via di sviluppo. Con l’esperienza diretta, infatti, è possibile capire, almeno in parte, il complesso meccanismo della Cooperazione Internazionale e ritrovare inoltre quella nobile maniera di praticare la medicina, che in Occidente si è un po' perduta tra mille pratiche burocratiche ed esami strumentali.

 

Una panoramica del villaggio di Tosamaganga, Tanzania.

 

La Tanzania è una terra accogliente, dai colori caldi e intensi, costellata di contrasti: rumorosa, affollata e viva, ma anche placida, silenziosa e paziente. Impossibile non esserne rapiti fin dai primi giorni.

Come nella maggior parte dei Paesi africani, la vera risorsa e motore trainante la famiglia e l'economia domestica sono donne e bambini; è a loro che si indirizzano i Millennium Development Goals (MDGs) 4 e 5: Ridurre la mortalità infantile e Migliorare la salute materna.

 

Ecco dove si trova l'Ipamba Hospital di Tosamaganga, in Tanzania.

 

Nel mese trascorso a Tosamaganga, villaggio situato su un altopiano della regione di Iringa, ad oltre 500 km dalla capitale economica Dar es Salaam, ho avuto la possibilità di frequentare svariati reparti dell'ospedale lì presente e di poter visitare anche un Centro di Salute periferico, distante circa 100 km da Iringa.

 

La sala parto dell'ospedale.

 

La prima esperienza nell'ospedale di Tosamaganga è stata una mattinata trascorsa in sala parto: una semplice stanza dove, in letti separati solo da lunghe tende bianche, le donne affrontano il parto con una forza e fierezza che non avevo mai visto, senza “batter ciglio”. L'attività è frenetica: partoriscono fino a quindici donne al giorno, anche se i letti disponibili sono circa la metà. Giungono all’ospedale portando con sé numerose stoffe coloratissime, che serviranno per avvolgere i neonati, pentolini per cucinare (la mensa non esiste, le donne provvedono a loro stesse o vengono accompagnate da parenti che le aiutano durante la degenza), un telo da appoggiare sul letto e un catino dove fare il bucato e riporre tutti gli averi. Se il parto avviene per via naturale, dopo tre giorni possono lasciare la struttura e far ritorno al loro villaggio, questa volta con un tenero fagottino appoggiato al petto. Il villaggio può essere distante anche un giorno di cammino, basti pensare che l'ospedale serve un territorio di oltre 20 mila kmq: più vasto del Veneto!

 

Il reparto di maternità. Sullo sfondo Elisa Fontecedro (a destra) e Alessia Biasotto (a sinistra), con un medico della struttura.

 

In una stanzetta separata, dove l'odore è ancora più pungente, ci sono due letti per le “mamme canguro”: in un ospedale rurale senza grandi risorse, il calore più sicuro per i piccoli nati prematuri deriva dal contatto pelle-a-pelle con la madre; inoltre gli operatori provvedono al controllo della corretta alimentazione, mediante suzione, con pesature quotidiane. Singolare il fatto che fino al 42° giorno di vita il neonato non sia considerato entità distinta dalla madre e in caso di patologie insorgenti sono ricoverati entrambi nel reparto di maternità. In una piccola area riservata ai neonati, con un lettino riscaldato, ossigeno e poco altro, si cerca di fare il possibile; per formulare eventuali diagnosi si ricorre all'ecografo, metodica a basso costo impiegata in assoluta sicurezza anche in Italia sul neonato per l'assenza di radiazioni ionizzanti, essendo il suo funzionamento basato sugli ultrasuoni.

 

Razionalizzare le risorse per l'efficacia della diagnosi è il punto cruciale anche di un altro programma, quello per la prevenzione dell'infezione da Papilloma virus (HPV), nell'ambito del Dipartimento per la Salute riproduttiva: sono sufficienti un colposcopio, bastoncini di cotone e dell'aceto. L’acido acetico, infatti, permette di evidenziare rapidamente eventuali lesioni preneoplastiche ed intervenire così in modo precoce sull'eventuale sviluppo di un carcinoma della cervice uterina.

 

Un altro reparto con affluenza quotidiana considerevole è la Pediatria. Bambini di tutte le età e patologie che spaziano dalla malaria alle tipiche infezioni gastro-intestinali o respiratorie, dalle ustioni al vero flagello del reparto: la malnutrizione. Purtroppo essa non è percepita dalla popolazione come una vera e propria malattia e molto spesso, arrivano quadri di kwashiorkor e marasmus ormai in fasi troppo avanzate per poter attuare un intervento correttivo efficace. A poco servono, infatti, vitamine e minerali essenziali introdotti nella terapia di pazienti il cui apparato gastro-intestinale è talmente compromesso da renderne quasi nullo l'assorbimento.

Il problema però non affligge solo la Pediatria. In una sola mattinata, nell'ambulatorio riservato a pazienti esterni, tre casi di pellagra. La ragione è da ricercarsi nell’alimentazione locale: un piatto tipico tanzaniano consiste in una sorta di polenta di farina di mais o manioca, prodotti che non contengono niacina (vitamina PP, pellagra-preventing), chiamata ugali, che viene accompagnata da verdure bollite e fagioli. Mi sono molto stupita di aver formulato la mia prima, vera diagnosi di una malattia che in Italia ricordano (forse) solo i nostri nonni. Ma in Africa, come mi sono sentita ripetere in quel mese, non è difficile FARE il medico, perché le patologie arrivano all'osservazione manifestando segni e sintomi clinici evidenti e difficilmente equivocabili. L'aspetto cruciale è ESSERE un buon medico: provare con ciò di cui si dispone a fare il meglio possibile, non scoraggiarsi quando, a fine mese, in laboratorio mancano i reagenti per i più banali esami del sangue, pensare con lucidità a cosa fare senza gli strumenti disponibili in Italia, ma soprattutto costruire un dialogo proficuo con il personale locale, al fine di trasmettere informazioni e conoscenze per migliorare al massimo la pratica clinica, piuttosto che limitarsi a svolgere il loro lavoro, anche quando ci sembra che non sia eseguito nel modo migliore.

La Cooperazione, quindi, è molto più del semplice mettersi a disposizione del bambino malato, vi sono questioni di fondo più complesse del semplice (seppur non banale) curare il singolo paziente che si presenta in ambulatorio, che implicano una corretta pianificazione degli interventi negli ospedali e sul territorio. Inviare denaro e materiali, se non supportato da un concreto sostegno allo sviluppo dei locali Sistemi Sanitari, è inutile, se non controproducente.

 

 

 

Tornando quindi al titolo di questo articolo, l'esperienza diretta aiuta a capire come le patologie in un simile contesto siano figlie di problematiche che stanno a monte di una semplice infezione o della biochimica. In un Paese dove si sopravvive con circa 2$ al giorno pro capite, anche semplici programmi educativi, come l'istruzione della popolazione, villaggio per villaggio, sulla bollitura dell’acqua prima di berla, sono di fondamentale importanza. Prima di preoccuparsi per la scarsità di medicinali, è necessario riuscire a ridurne la richiesta, ove possibile, con la prevenzione, che passa anche attraverso l'istruzione delle madri circa una corretta alimentazione dei figli, con i semplici cibi a loro disposizione.

Sono malattie che hanno come causa primaria la povertà, causata a sua volta dalla mancanza di istruzione e di mezzi appropriati. Tutti concetti molto semplici sulla carta, ma viverne la drammaticità quotidiana, come persona e come futuro medico, è stato un vero e proprio privilegio.

 

La struttura dell'ospedale.

 

In conclusione, è stato un mese a stretto contatto con i pazienti, le loro malattie e le problematiche affrontate quotidianamente dai vari reparti; con la dignità che contraddistingue queste persone, lo spirito con cui affrontano le avversità, le difficoltà ad accedere ai servizi sanitari per coloro che abitano distanti anche un centinaio di km dall'ospedale e il cui unico mezzo per raggiungerlo sono le proprie gambe.

Un mese ricco d’incontri, brevi e terminati in poche ore o che sono continuati anche una volta rientrata in Italia: dal chilo e mezzo di pura vita che ti capita tra le braccia quando occorre pesare un neonato, ai medici appassionati ed instancabilmente dediti al loro lavoro a cui continui a pensare e ad ispirarti.

 

Un mese, soprattutto, in cui occorre vincere l'impaccio e destreggiarsi nelle varie situazioni che ti si presentano di fronte: il dover ovviare alle barriere linguistiche e culturali, l'imparare a muoversi in un ambiente che non è familiare, il misurarsi con la disarmante realtà che ti costringe ad essere curioso, a porti domande e a cercare risposte.

 

Un mese in cui l'Africa insegna e concede molto più di quanto si possa credere prima di chiudere lo zaino e partire.

 

Alessia (la prima da destra) con Elisa Fontecedro (Coordinatore Nazionale WP 2013).

 

*Wolisso Project STAFF - Amministratore 2014

Studentessa di Medicina e Chirurgia

V anno

Università degli Studi di Udine

 

 

Cos'è il Wolisso Project?

Il Wolisso Project nasce nel 2005, al ritorno da un viaggio in Etiopia di cinque studenti di Medicina e Chirurgia di Udine. È l'idea di un progetto creato e gestito da studenti per altri colleghi è il fondamento della sua attività, che negli anni ha permesso al WP di divenire Progetto Nazionale del S.I.S.M. - Segretariato Italiano Studenti in Medicina.

 

Nel 2008 è stato firmato un Protocollo d'Intesa tra S.I.S.M. e Medici con l'Africa Cuamm, che prevede la possibilità per gli studenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia italiane, iscritti al Segretariato, di poter vivere l’esperienza di un tirocinio presso gli ospedali che Medici con l’Africa Cuamm coordina all’interno dei suoi progetti. Attualmente le mete previste sono Wolisso (Etiopia) e Tosamaganga (Tanzania).

 

Nel mese di marzo 2013, in occasione della General Assembly dell'I.F.M.S.AInternational Federation of Medical Students' Associations - tenutasi a Baltimora, il Wolisso Project ha ricevuto il terzo premio come Miglior Progetto alla Project Presentation. Nella stessa occasione, nel 2014, è risultato tra i primi 10 Migliori Progetti candidati ai Rex Crossley Awards.

 

Cosa facciamo?

Gli obiettivi che il Wolisso Project si propone sono i seguenti:

  • Sensibilizzare e preparare la futura classe medica e la popolazione riguardo alle tematiche inerenti il diritto fondamentale alla Salute e la Cooperazione internazionale;
  • Permettere allo studente di sviluppare un senso critico riguardo ai temi sopracitati, grazie ad esperienze dirette di apprendimento e tirocinio presso istituzioni sanitarie sostenute nell'ambito dei progetti di Cooperazione sanitaria internazionale promossi e gestiti da Medici con l'Africa Cuamm;
  • Sviluppare, in base alle necessità e alle proprie disponibilità e competenze, progetti e studi da attuare nelle strutture sanitarie in cui il progetto andrà a operare, dando particolare rilievo ad una specifica definizione degli obiettivi e ad una successiva ed oggettiva analisi dei risultati, avvalendosi di specifici indicatori di volta in volta individuati.

 

Per il raggiungimento degli obiettivi delineati, il Progetto sta svolgendo svariate attività che sono gestite a seconda della loro tipologia da tre gruppi:

  • Gruppo Scientifico: organizza momenti di formazione ed informazione per gli studenti in Medicina e Chirurgia e per la popolazione in generale; si occupa inoltre della gestione dei progetti e degli studi sviluppati;
  • Gruppo Partenze: si occupa della gestione delle Applications form, della selezione e della comunicazione con gli studenti in partenza;
  • Gruppo Comunicazione e fund raising: si occupa di mantenere i contatti con tutte le associazioni ed i soggetti con cui il Wolisso Project è venuto e viene a contatto, e gestisce l'organizzazione di eventi volti a diffondere la conoscenza del progetto e a promuoverne l'autofinanziamento.

 

 

Per saperne di più:

 

Wolisso Project

 

Medici con l'Africa

 

Prima le mamme e i bambini

 

UN - Millennium Goals

 

 



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