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19 settembre 2018

Politica

"Alleanza con M5S? Sarebbe la fine del Pd"

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"Considero il tentativo di obbligare il Pd a fare la scelta contronatura" di appoggiare un un governo M5S "una sorta di stalking". Lo ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini a 'In mezz'ora in più' su RaiTre. Orfini si è detto convinto che "qualora decidessimo di sostenere un governo M5S sarebbe la fine del Partito democratico".

 

E se il Presidente Mattarella chiedesse al Pd di sostenere un esecutivo con "tutti dentro"? "E' uno scenario molto diverso da quello che abbiamo detto: con tutte le forze principali coinvolte... ma non mi sembra ci sia la disponibilità di tutte le forze principali".

 

"Non dettiamo - ha aggiunto - la linea al Presidente della Repubblica. Vedremo... Siamo rispettosi del ruolo di tutti e soprattutto del Presidente della Repubblica che deve gestire una fase delicatissima. Ovviamente, abbiamo un mandato dei nostri elettori che abbiamo il dovere di rispettare".

 

Il Pd in Parlamento farà opposizione, ma non in modo pilatesco, lavandosene le mani. Alla 'provocazione' di Lucia Annunziata, il presidente dem replica: "Il Pd non si lava le mani. Ovviamente non farà l'opposizione come l'ha fatta M5S dicendo no assolutamente a tutto. Però, staremo all'opposizione. Ovviamente, useremo il peso che abbiamo in Parlamento per far passare i singoli provvedimenti che riteniamo giusti".

 

Lo scenario delle presidenze delle Camere a M5S e Lega "sarebbe legittimo", ha sottolineato Orfini, escludendo che lo scranno più alto di Camera o Senato possa andare ad un esponente dem.

 

L'assemblea del Pd sarà convocata attorno 5 aprile, compatibilmente con le consultazioni del Quirinale, annuncia poi Orfini. Alla domanda se preferisca l'opzione elezione del segretario da parte dell'assemblea o primarie, Orfini ha risposto: "Penso che convocare le primarie fra tre mesi non sia la soluzione migliore".

 

Orfini ha ribadito di avere la lettera con le dimissioni di Matteo Renzi da segretario, "una lettera semplice in cui si prende atto del risultato elettorale, rassegna le dimissioni e chiede di procedere agli adempimenti statutari". Il presidente ha confermato che il segretario dimissionario "non parteciperà alle consultazioni al Quirinale" per la formazione del governo.

 

Il passaggio delle dimissioni di Renzi, ha continuato, "penso fosse assolutamente inevitabile, lo abbiamo condiviso. Ci consideriamo tutti dimissionari con lui" dopo "una sconfitta di quelle dimensioni".

 

"La divisione tra renzismo e anti-renzismo - ha aggiunto - non ha molto senso. Renzi era il segretario del nostro partito perché così scelsero i nostri iscritti ed elettori e quindi era giusto sostenere e dare una mano a Renzi. Io non penso che oggi ce la possiamo cavare dando tutte le responsabilità a Renzi. Perché chi ha presieduto il partito ha le sue responsabilità. Chi ha fatto il ministro o ha governato il Paese, prima, durante e dopo, ha il suo pezzo di responsabilità".

 

"Ogni singolo dirigente ha la sua parte di responsabilità. Quindi, abbiamo bisogno non di trovare il capro espiatorio, ma capire cosa non ha funzionato e come correggerlo, in una discussione la più larga possibile", ha sottolineato Orfini.

 

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