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23 novembre 2017

Treviso

Alternanza scuola-lavoro nei licei: risultati e prospettive a due anni da "La Buona Scuola"

Volontariato e impresa: novità e proposte per una scuola che cambia

Davide Bellacicco | commenti |

TREVISO- Ad oggi sono circa 1,1 milioni gli studenti coinvolti nell’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro, la novità cristallizzata nella legge sulla “Buona Scuola” su cui si scommette per riformare il sistema educativo. L’anno prossimo, a regime, si raggiungerà quota 1,5 milioni, con oltre 151.000 partnership fra pubblico e privato solo per le classi terze.

Questi i numeri emersi in occasione del convegno sul tema organizzato dal periodico Tuttoscuola, con il patrocinio di Unindustria Treviso e del Comune capoluogo e coordinato dal vicedirettore di OggiTreviso, Piero Panzarino: un tagliando di questo nuovo modello a due anni dall’introduzione in una mattina dedicata all’impatto della riforma nei licei.

 

Ad aprire il convegno i saluti dell’amministrazione comunale, da parte dell’assessore alle politiche per la scuola, Anna Caterina Cabino e del Prefetto di Treviso, dott.ssa Laura Lega, che sta incontrando centinaia di studenti in prefettura e nelle scuole, per una formazione alla legalità nel mondo del lavoro. Nel suo intervento, il Prefetto, riconoscendo nella novità del legislatore una opportunità per fare «Sintesi fra una formazione teorica e il saper fare delle nostre aziende», ha invitato i giovani, a conclusione del percorso scolastico, a «non chinare il capo, a non scendere a compromessi davanti alla prospettiva di un impiego illegale, del lavoro nero», mettendo in guardia la sala gremita di studenti: «Ne va della sostenibilità economica del sistema Paese e ancor prima delle vostre tutele di lavoratori».

 

A chiudere la prima tavola rotonda, l’intervento di Alfonso Rubinacci, già ai vertici del Ministero dell’Istruzione, attualmente responsabile scientifico della rivista Tuttoscuola. Per Rubinacci «L’alternanza scuola lavoro è una delle maggiori innovazioni strutturali foriere di ricadute positive verso l’ingresso nel mondo delle professioni. L’alternanza, obbligatoria nell’ultimo triennio, è il momento principale di contatto tra lo studente e l’attività lavorativa e i collegamenti tra le due aree sono opportunità di crescita tanto per il mondo della scuola, tanto per quello dell’impresa. Occorre perseguire un’alleanza forte con le risorse del territorio per fare dei giovani la linfa per la rinascita culturale». Da Rubinacci anche una stoccata al legislatore: «Criticità provengono da tutte le parti in gioco, ma il rischio più grande viene dall’eccessiva burocrazia dell’apparato amministrativo».

 

Massima la disponibilità ad investire nell’alternanza da parte degli industriali: «Non sempre i licei sono considerati adatti all’inserimento in azienda. Al contrario noi abbiamo bisogno di chi sa occuparsi di contenuti, comunicazione etc., tutte realtà che un liceale ha le competenze per approcciare», ha riferito Sabrina Carraro, vice presidente di Unindustria Treviso con delega alla scuola.

Da parte degli studenti, nel brillante intervento della studentessa Cecilia Bona, responsabile dell’alternanza per il Liceo Canova di Treviso, la richiesta di puntare sulla formazione dei tutor, figure di riferimento per i giovani che si accingono a vivere questa esperienza, e sul rafforzamento dei sistemi di segnalazione di eventuali anomalie (a tal proposito la prof.ssa Cristina Da Re, del liceo G. Marconi di Conegliano ha parlato chiaramente di necessità di trovare il «Coraggio di chiudere delle porte, quando necessario, perché non tutte le esperienze sono e saranno formative per gli studenti»). Proprio da questi giunge il plauso più sincero al progetto, nella ferma convinzione che anche un impiego che si riveli distante dalle proprie aspettative e per questo poco gratificante, possa essere utile per decidere su quali ambiti scommettere per il futuro e quali, invece, abbandonare. E sulla funzione orientativa dell’alternanza scuola lavoro, ha insistito anche Fabrizio Proletti, dirigente Miur e responsabile nazionale dell’alternanza. «È un acceleratore delle decisioni, che contribuisce a definire le proprie attitudini».

Proletti mette in guardia le famiglie da una tendenza degli istituti: non di rado «momenti di alternanza sono inseriti all’interno del programma dei viaggi di istruzione, le gite scolastiche, con il risultato che si porta a ritenere l’esperienza lavorativa “a pagamento”, quando il contributo richiesto riguarda esclusivamente le spese di viaggio, vitto e alloggio, come di consueto». In genere sono attività concepite come esperienze formative, così come meramente educativo è l’approccio di molte imprese ai giovani. L’alternanza non può neanche, però, essere solo formazione: «è chiaro che è utile un’attività prodromica, ma non può essere una duplicazione dell’esperienza didattica, perché le scuole sono agenzie formative con personale specializzato e non necessitano di supporto su quel fronte». Un ambito su cui occorrerà insistere sarà quello della sicurezza: «Ai sensi del dlgs 81\2008, gli studenti in alternanza scuola-lavoro sono considerati lavoratori e ad essi si applicano tutte le norme in materia di sicurezza e prevenzione dei rischi».

 

Pro futuro, si sta lavorando a forme di alternanza anche in mobilità: impieghi sul territorio regionale o internazionale che necessiteranno dello stanziamento di finanziamenti pubblici, finanziamenti su cui c’è grande intesa con l’assessore regionale all’istruzione, Elena Donazzan, che ricorda come «già 1,5 milioni €» siano stati «banditi dalla Giunta Regionale a sostegno dell’integrazione scuola-imprese». «Abbiamo registrato le opposizioni di certi sindacati che hanno osteggiato l’alternanza ritenendola una forma di sfruttamento: una follia. L’alternanza scuola lavoro in veneto esiste da sempre e da oltre dieci anni viene costantemente finanziata dalla regione. Le imprese, organizzate in distretti, sanno dirci ciò di cui hanno bisogno e noi siamo in grado di indirizzare la nostra istruzione di eccellenza verso quei settori», in una regione come il Veneto che a fronte del più basso tasso di dispersione scolastica d’Italia (8%), «offre in alcuni ambiti l’opportunità di un impiego in media già dopo il primo anno di formazione, come nel caso dell’Istituto Tecnico Superiore per il Turismo di Jesolo».

 

«Nei licei gli studenti non dispongono di competenze lavorative ma sarebbe stato fuori ogni logica escluderli quando nel loro caso si tratta semplicemente di uno scorrimento temporale dell’ingresso nel mondo del lavoro», spiega il dirigente scolastico del Liceo M. Flaminio di Vittorio Veneto, Emanuela Da Re. Illustrando lo svolgimento del progetto nel proprio istituto tiene a sottolineare come si tenda, «In particolar modo quando si parla di formazione liceale, per quanto possibile, a salvaguardare le specificità, le peculiarità dell’indirizzo scelto. L’alternanza segue anche il principio di valorizzazione della territorialità, in particolare grazie ad accordi con enti locali e Curia diocesana vittoriese». Enti pubblici (come comuni, Inail, Inps, Ordine dei Commercialisti), associazioni (come Italia Nostra o i Centri di Aiuto alla Vita) e Chiesa, dunque, come interlocutori privilegiati accanto alle imprese: una dinamica che tornerà anche nell’intervento di Barbara Sardella, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Treviso che, con riferimento alle aziende, lancia la suggestione di colloqui di lavoro preliminari all’inserimento in organico, in modo da far scegliere direttamente alle stesse i giovani più adatti alle esigenze che intendono supportare e preparare i giovani a questa importante prima fase propria di chi entra nel mondo occupazionale.

 

Resta un interrogativo irrisolto, sollevato anche dagli studenti presenti: oggi un giovane è chiamato a completare il proprio ciclo di studi frequentando le lezioni, preparando le prove di verifica relative a ciascuna disciplina oggetto del proprio indirizzo e, dopo la recente riforma, anche integrando il proprio percorso con l’alternanza scuola-lavoro nel rispetto di un monte ore obbligatorio di non trascurabile incidenza. È chiaro che se il modello scolastico resterà quello attuale, agli innegabili e innumerevoli vantaggi formativi farà da contraltare la seria difficoltà degli studenti a non far ripercuotere sul rendimento scolastico le ore di studio reindirizzate in ambito lavorativo. La prof.ssa Da Re, dopo aver espresso l’augurio per una maggiore valorizzazione dei consigli di classe, ha suggerito nel suo intervento un metodo, in uso nel suo istituto: la concentrazione dell’alternanza in chiusura e in apertura di anno scolastico, a cavallo fra l’interruzione estiva e i giorni di frequenza. È indubbio che anche questa soluzione sia perfettibile, scontando il problema di una compressione dei tempi necessari ai recuperi delle materie in estate, ma al momento sembrerebbe la soluzione più equilibrata.

Qualche perplessità anche sulla relazione fra alternanza ed esame di stato, per il quale si sta valutando di inserire un riferimento nella seconda prova. Le novità entreranno comunque in vigore non prima dell’anno scolastico 2018/2019, termine entro il quale occorrerà studiare progetti di alternanza che non generino disparità in sede di valutazione conclusiva.

 

Nel finale, il giudizio ampiamente positivo dell’integrazione del sistema alternanza con il mondo del volontariato: un’occasione non solo per entrare in contatto con realtà insistenti sul territorio e non di rado poco conosciute, ma anche per apprendere quelle cosiddette soft skills che possono fare di un soggetto il candidato ideale per futuri impieghi: il saper stare insieme, l’acquisizione di abilità nella composizione di controversie fra colleghi, la riscoperta dell’etica del lavoro, del sapere come ci si comporta in quel contesto, il tutto in un’ottica di una scuola che prima ancora di generare occupazione deve mirare a creare competenze.

 



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