24 ottobre 2019

Esteri

Amnesty, in Iran le donne sono considerate macchine per fare figli

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I diritti delle donne iraniane rischiano di essere portati indietro di decenni da due disegni di legge in discussione in Iran, dove vengono considerate ''macchine per fare figli''. Lo denuncia Amnesty International, che punta il dito in particolare due disegni di legge mirati alla penalizzazione della sterilizzazione volontaria e a porre restrizioni per le donne lavoratrici che non hanno figli. Nella Repubblica Islamica, denuncia quindi Amnesty, si verifica una ''discriminazione diffusa e sistematica'' delle donne.

 

''Le proposte di legge aumenteranno le pratiche discriminatorie e riporteranno indietro di decenni i diritti delle donne e delle ragazze in Iran'', ha detto il vice direttore di Amnesty per il Medioriente e il Nord Africa Hassiba Hadj Sahraoui. ''Le autorità stanno promuovendo una cultura pericolosa nella quale le donne vengono private dei loro diritti fondamentali e considerate come macchine per fare figli piuttosto che essere umani con il diritto fondamentale di compiere scelte riguardo al loro corpo e la loro vita'', ha aggiunto Sahraoui.

 

I due disegni di legge, prosegue, ''rafforzano gli stereotipi discriminatori nei confronti delle donne e segnano un'azione senza precedenti compiuta dallo stato per interferire nelle vite personali del popolo'', ha continuato l'attivista. Una donna che vuole divorziare, inoltre, deve dimostrare che sta affrontano ''difficoltà insormontabili'' e non ha il diritto all'assegno di mantenimento se è venuta meno ai ''doveri coniugali''. Un uomo, invece, può avere almeno due mogli permanenti e un numero illimitato di matrimoni permanenti.

 

Amnesty riferisce quindi che la violenza sessuale e la discriminazione contro le donne sono tuttora diffuse in Iran, dove non vengono riconosciuti come reati lo stupro all'interno del matrimonio e la violenza domestica. Nella Repubblica Islamica sono poi diffusi i matrimoni forzati e precoci, mentre bambine anche di nove anni vengono punite se non coprono il capo o non rispettano il codice di abbigliamento obbligatorio.

 

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