21 novembre 2019

Ancora eccellenze italiane

- Tags: V&A, musei, mostre, moda italiana, Londra, Victoria and Albert Museum

Anuska Pol | commenti | (6)

Prima di rientrare in Italia ho voluto, su suggerimento della mia amica Giovi del fashion blog theglampepper, visitare un’altra esposizione che la capitale inglese dedica ad una delle eccellenze italiane.

Non sono propriamente una che segue il settore ma questo tributo a 50 anni di moda italiana dal dopoguerra a oggi mi incuriosiva ed si è rivelato un bel percorso nella storia recente del nostro paese anche se da un punto di vista molto glamour. Si parte dalle prime elegantissime sfilate di Palazzo Pitti all’avvento dei grandi nomi della moda che iniziano negli anni 70, passando per Cinecittà e per le grandi star holliwoodiane che sono state ambasciatrici della creatività e dell’italian style, della eccezionale qualità di tecniche e materiali che hanno fatto diventare il Bel Paese la casa dei più grandi marchi dell’alta moda in tutto il mondo.

Non è stata infatti solo l’esposizione di magnifici abiti e accessori impreziositi da finiture uniche e originalissime (diciamo un po’ impegnative da portare!) ma anche la storia della nascita di un’industria tessile italiana che fino a pochi anni fa era un settore fortissimo e vantava capacità e maestrie invidiate da tutti. Distretti della moda che si sono specializzati nei diversi tessuti e materiali in varie zone d’Italia, Prato e la Toscana, Biella, Como e da qui hanno portato il made in Italy in giro per il mondo.

Per chi vuol curiosare:   http://www.vam.ac.uk/content/exhibitions/exhibition-the-glamour-of-italian-fashion-1945-2014/

Peccato che come al solito queste belle mostre celebrino la bravura italiana sempre con uno sguardo al passato intriso di nostalgia per un’epoca ormai finita.

Infatti è vero che il mondo è cambiato completamente negli ultimi decenni. La qualità e la perfezione tecnica sono una ricerca riservata ormai alla nicchia del lusso e basta fare un giro per i grandi tempi dello shopping del centro della città per vedere come la maggior parte della clientela internazionale, soprattutto giovane, cerchi cose originali e easy a prezzi molto bassi (un tripudio di tessuti acrilici e sinteticissimi da far rizzare i peli) confezionati soprattutto nei paesi dell’est asiatico e commercializzati da grandi aziende, i nuovi marchi dell’abbigliamento mondiale, che non hanno più niente a che fare con l’Italia. Non si cerca più il capo che duri nel tempo ma qualcosa che si può buttare a fine stagione senza troppi sensi di colpa per sostituirlo con qualcosa più cool e alla moda a quella successiva. Il fashion come paradigma e simbolo della veloce trasformazione della nostra società “liquida” per dirla alla Zygmunt Bauman.

E quindi non è facile capire come fare per stare a galla.

Giusto per ribadire il concetto la mostra, terminata il mese scorso, ha avuto come main sponsor Bulgari, prestigioso marchio italiano ora in mano al gruppo francese LVMH.

“The Glamour of Italian Fashion 1945 - 2014” si chiudeva con una serie di video interviste a varie personalità importanti del settore; le parole che si sentono ripetere nei loro interventi sono: amore per il lavoro ben fatto, perfezione, creatività, capacità artigianale, dedizione, passione, qualità, stile. Questi termini sono il cuore del made in Italy; ho l’impressione che dovremmo dare una bella ripassata anche noi che indubbiamente non stiamo attraversando un bel momento.

Due parole sullo splendido museo che ha ospitato la mostra: è il Victoria and Albert Museum, V&A per gli amici. E’ il museo londinese dedicato alle arti decorative, alla bellezza a scopo ornamentale declinata in tutte le forme e tutti i materiali. Nato per ospitare i manufatti della prima grande Esposizione Universale di Londra del 1851 (quella del Crystal Palace) ora conta collezioni permanenti per oltre 4 milioni e mezzo di oggetti provenienti da tutti i continenti che coprono più di 5000 anni di storia. Il più grande al mondo nel suo genere, impossibile visitarlo tutto!

L’enorme lampadario scultura dell’artista statunitense Dale Chihuly in vetro di Murano all’ingresso.

 

Le “Tre Grazie” del nostro Antonio Canova acquistate nel 1994 per la cifra di 7.500.000 sterline. Lo stile neoclassico è molto nelle corde degli inglesi che hanno invece sempre snobbato il barocco; lo stesso museo infatti nel 1950 ha acquisito per circa 45.000 sterline la meravigliosa statua di “Nettuno e Tritone” di Gianlorenzo Bernini. E’ vero che ci sono 50 anni in mezzo ma che gran differenza di valutazione!

 

I John Madejski Garden.

 

Le Morris, Gamble and Poynter Rooms che ospitano il V&A Cafè. Come in molti altri musei e luoghi di cultura, splendide sale ospitano profanissimi luoghi dove si mangia e si beve (da noi sarebbe un’eresia che farebbe storcere il naso a molti sopraintendenti e esperti vari). Per non parlare della bellezza dei book shop che da soli meritano un giretto (qualcuno direbbe: “ma che scempio tutto questo commercio”). Scuole di marketing diverse evidentemente.



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Negli anni '50 eravamo i primo paese turistico al mondo. Poi, con straordinaria regolarità, abbiamo cominciato a perder posizioni ed ora siamo al 5° posto. E con l'immenso patrimonio storico - culturale che abbiamo, oltre a quello paesaggistico, uno si farebbe anche qualche domanda, al proposito.

Mi sa che non sappiamo mica gestire tanto bene il settore...

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Mi sa che ha proprio ragione. Ma non ci si spiega, con tutto il tempo che c'è stato, dal 1° al 5° posto, che nessuno, da nessuna parte politica o manageriale, sia riuscito a far qualcosa.

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Il post mette in rilievo che il patrimonio artistico italiano e' un valore europeo se non mondiale.
La situazione del turismo in Italia non e' frutto di un complotto giudaico-ebraico o islamista, ma ha origine nella crisi economica sociale e culturale che attraversa il paese.

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Grazie per l'intervento francescocecchini.
E' chiaro che la crisi ha peggiorato la situazione ma nemmeno prima era stato fatto molto e sicuramente non sono stati fatti investimenti in formazione, tutela e promozione che ora ci avrebbero messo un po' al riparo. Non abbiamo voluto imparare dalle buone pratiche altrui e non lo facciamo nemmeno ora.
http://parole-darte-d.blogautore.repubblica.it/2014/08/27/chiuso-per-disallestimento/

P.S. Tendenzialmente non credo ai complotti.

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Turismo e complotti e' un tema da fantapolitica, lasciamo perdere.
Non voglio giustificare chi gestisce il turismo ai vari livelli : ministri, proloco, albergatori etc.,etc.., ma a parte la situazione generale di crisi, credo che difficilmente ritorneremo agli anni 50, quando, sembra,eravamo primi in classifica per vari motivi. Negli 50 il nostro paese era gia' oggetto di turismo di massa, mentre altri paesi erano ancora per viaggiatori. Penso all' India, alla Cina ( che forse non era nemmeno per viaggiatori) allo stesso Giappone...Ora questi paesi sono diventati luoghi visitati in massa. Sarà dura in ogni caso riconquistare un primo posto, anche se e' aumentata la popolazione mondiale. Il cuore del problema o meglio i problemi sono altri, migliorare la qualità del turismo che produce valore economico ed eliminare fenomeni altamente negativi penso alle grandi navi di crociera che solcano il Canal Grande o sempre a Venezia le invasioni barbariche.
Comunque la qualità della sua nota non e' tanto una riflessione sul turismo in Italia, ma la messa in risalto come l' arte italiana ed il made in Italy di qualità, la moda, sono apprezzati all' estero. E' questo può essere positivo per noi, in
generale ed anche per il turismo.

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In un commento postato questa mattina sul blog di Francesca Salvador, Michele Bastanzetti accusa alcuni commentatori ed anche la blogger, probabilmente, di essere fiancheggiatori di chi sgozza esseri umani, del terrorismo islamico. E' un' affermazione priva di fondamento, ma grave e pericolosa.


Michele Bastanzetti
03/09/2014 - 7:19
LA BARBARIE TRA DI NOI
I fondamentalisti dell’Isis hanno sgozzato un altro giornalista. Pura,spregevole barbarie. E ciò che lascia vieppiù attoniti è che persino tra di noi, persino in questo blog ci sia gente che fiancheggia questa barbarie.

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