09 dicembre 2019

Vittorio Veneto

Ancora vandali al Parco Papadopoli: accendono un fuoco sul belvedere

“Le braci erano ancora accese – testimoniano i volontari – e il vento avrebbe potuto portarle in giro causando altri danni”

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VITTORIO VENETO  – Ancora un atto vandalico all’interno del parco Papadopoli, il polmone verde del quartiere di Ceneda di Vittorio Veneto. Stamane, martedì, i volontari di Insieme per Ceneda, che curano il parco pubblico come da convenzione con il Comune, hanno trovato al centro della piattaforma del belvedere i resti di un fuoco che era stato acceso probabilmente nella serata di ieri, lunedì, visto che le braci erano ancora accese.

 

Non solo: sempre per mani ignote sono state imbrattate con della vernice celeste le nuove panchine in legno, installate pochi mesi fa dal Comune attorno al belvedere nell’ambito di un intervento di valorizzazione del parco.

 

“Quando siamo arrivati al parco stamane, come ogni martedì, ci siamo trovati di fronte l’ennesimo atto vandalico e gli ennesimi danni – testimonia Mario Longo presidente di Insieme per Ceneda - Al centro della piattaforma del belvedere c’erano dei sassi, qualche pezzo di legno, tanta cenere e pure qualche brace ancora accesa, testimone che probabilmente ieri era stato acceso un fuoco da qualcuno. Un atto che avrebbe potuto causare danni ben più importanti visto che una folata di vento avrebbe potuto spingere quelle braci nel verde vicino, innescando un incendio.

 

Tra noi volontari – aggiunge Longo – nasce ora un timore: non vorremmo che con il freddo questi episodi si verificassero anche all’interno della villa. Qualcuno potrebbe entrare e accendere un fuoco, con conseguenze gravi”.

 

La villa, di proprietà del Comune e da anni abbandonata, costeggia il parco. Già in passato qualcuno era entrato, sfondando una porta o una finestra. Difficile capire chi possa esser stato ad accendere il fuoco sul belvedere del parco. Ai volontari ieri non è rimasto che ripulire il tutto.

 

“Siamo rammaricati per questo ennesimo atto vandalico – conclude Longo –: solo una settimana fa ignoti avevano sfondato le porte di accesso al nostro deposito, al piano terra della ex casa del custode, sempre nel parco”.

 

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