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24 marzo 2019

Esteri

Attaccate moschee, strage in Nuova Zelanda: 40 morti

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Strage in Nuova Zelanda dove due moschee sono state attaccate, provocando 40 morti. Due sparatorie sono avvenute alla moschea Masiid al Noor nel centro di Christchurch e alla moschea di Masjid, nel sobborgo di Linwood. Gli attacchi "non cambieranno i nostri valori" ha detto la premier Jacinda Ardern, sottolineando che i neozelandesi li "condannano e rifiutano nel modo più netto".

La Nuova Zelanda, ha aggiunto, è un Paese fondato su "diversità, gentilezza, compassione: una casa per chi condivide questi valori e questi valori vi assicuro non saranno scossi da questi attacchi". "Voi avete potuto scegliere noi - ha aggiunto la premier, rivolgendosi direttamente agli assalitori - ma noi vi rifiutiamo e vi condanniamo con forza. Non permetterò che questo cambi il profilo della Nuova Zelanda. Questo atto non riflette quello che siamo come nazione".

Il capo della polizia, Mike Bush, ha reso noto che sono state arrestate quattro persone, tra le quali una donna, per gli attacchi. Non ha confermato il numero delle vittime, parlando di un bilancio "significativo". Bush ha poi lodato "il grande coraggio" degli agenti che hanno arrestato i sospetti, fermati a bordo di auto dove erano stati montati diversi ordigni esplosivi improvvisati. "Non dobbiamo presumere che il pericolo sia passato" ha aggiunto, suggerendo la possibilità che vi possano essere altri componenti del gruppo.

LE ARMI - Secondo quanto riporta il sito 'Stuff.co.nz', sui caricatori delle armi usate per la strage era stato inciso il nome di Luca Traini, 28enne di Tolentino autore della sparatoria contro gli immigrati avvenuta a Macerata il 3 febbraio 2018 e per cui è stato condannato a 12 anni di carcere. Tra gli altri nomi anche quello di Alexandre Bissonette, 29enne che nel 2017 uccise sei persone in una moschea di Quebec City.

 

IL COMMANDO - Il premier australiano Scott Morrison ha poi confermato che uno dei sospetti parte del commando è un cittadino australiano. "Posso confermare che l'uomo arrestato è nato in Australia - ha detto ai giornalisti a Sydney - le nostre agenzie di sicurezza stanno lavorando in stretto contatto con le autorità della Nuova Zelanda e sono pronte altre risorse per impegnarsi a sostegno della Nuova Zelanda se e quando verrà richiesto".

PREMIER NEOZELANDESE - "Molte delle persone colpite da questo atto di estrema violenza saranno della nostra comunità di migranti e rifugiati. La Nuova Zelanda è la loro casa, dovrebbero essere al sicuro" lo ha detto la premier neozelandese, Jacinda Ardern, definendo gli attacchi "uno straordinario e senza precedenti atto di violenza". Si tratta di uno dei "giorni più tristi" per il nostro Paese, ha aggiunto la premier, annunciando una riunione di emergenza con le agenzie di sicurezza nazionale a Wellington.

IL TESTIMONE - Al momento della sparatoria vi erano diverse centinaia di persone nella moschea di al Noor per la preghiera del venerdì. Un testimone, Ahmad al Mahmooud, ha descritto l'assalitore come un uomo bianco, biondo, che indossava un elmetto e giubbotto anti-proiettile ed era armato con un fucile automatico. Subito dopo la sparatoria, la polizia ha messo in stato di allerta tutta la città chiudendo le scuole e l'ospedale, che ha annullato tutti gli appuntamenti del pomeriggio, comunicando che nessun paziente o dipendente può entrare o uscire dall'edificio.

 

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