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25 novembre 2017

Montebelluna

Basta cave, sindaci chiedono limiti a consumo territorio

Progetto di legge regionale in materia. Limite del 3%, a volerlo 25 primi cittadini trevigiani

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Cave

MONTEBELLUNA - I sindaci dei 25 Comuni della provincia di Treviso che hanno cave attive sono stati convocati dalla seconda Commissione consiliare della Regione Veneto per il giorno 9 novembre 217 a Venezia per esprimersi sul nuovo progetto di legge regionale n. 153 che attiene alle attività di cava.

 

Questi i comuni interessati: Arcade, Cavaso del Tomba, Cordignano, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello, Istrana, Loria, Monfumo, Montebelluna, Morgano, Nervesa della Battaglia, Paese, Pederobba, Ponzano Veneto, Possagno, Povegliano, Quinto di Treviso, Revine Lago, Roncade, Spresiano, Trevignano, Vedelago, Villorba, Vittorio Veneto.

 

Come da tradizione, i sindaci si sono prima incontrati presso Villa Onigo a Trevignano su invito del sindaco del Comune che ha la maggiore estensione di cave, ovverosia il sindaco Paolo Guizzo di Volpago del Montello.

La discussione ha portato i sindaci a convenire su un unico documento che è stato articolato in sette punti e che è stato illustrato in sede di discussione nella Commissione regionale dal sindaco di Montebelluna, Marzio Favero a nome di tutti i colleghi.

 

Queste le richieste dei primi cittadini della Marca Trevigiana:

• che venga reintrodotto il limite del 3% del consumo di territorio agricolo, deducendo anche le aree soggette a tutela paesaggistica, aree a parco, aree SIC e simili;

• che venga tenuto conto nel computo del 3% del consumo di suolo, anche del terreno delle cave in coltivazione, dismesse e/o ricomposte;

• anche nella fase transitoria sia mantenuto il limite del 3% come precisato ai precedenti punti 1 e 2;

• che si proceda all’escavazione per lotti funzionali fino all’approfondimento massimo consentito, prima di chiedere ulteriori estensioni;

• che si riconosca ai Comuni il contributo per l’attività estrattiva anche per la ghiaia di riporto derivante dalla realizzazione della SPV, se non in fase di conferimento (perché non venne previsto dalla Regione) almeno in quella di uscita, che evidentemente assume carattere commerciale a favore dei cavatori, quale ristoro per il disagio e per i danni al manto stradale causati dal transito dei mezzi pesanti;

• che si riconosca ai Comuni, ora investiti di vigilanza e controllo sulle escavazioni, l’entrata dalla sanzioni;

• che, con riferimento all’articolo 6 del PRAC, la percentuale delle varianti non sostanziali sia ridotta dal 20% o dal 30% al 5% non rinnovabile.

 

La successiva relazione tecnica voluta dal presidente della commissione regionale, Francesco Calzavara, ha confermato che per i prossimi vent’anni il territorio trevigiano non ha bisogno di ulteriori autorizzazioni alle escavazioni di sabbia e ghiaia. Si comprende, quindi, la fondatezza della richiesta di rigore prodotta dai sindaci di Treviso. Il presidente Calzavara ha dato assicurazione ai sindaci che saranno tenute in considerazioni le loro indicazioni.

 

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