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24 giugno 2019

Cronaca

Battisti confessa omicidi

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L'ex terrorista Cesare Battisti, interrogato sabato e domenica nel carcere di Oristano dal pm di Milano Alberto Nobili ha "ammesso tutti gli addebiti, ossia i quattro omicidi, tra cui due di cui è stato esecutore". E' quanto rende noto il procuratore di Milano, Francesco Greco, sottolineando come la decisione di parlare consenta di fare "chiarezza su un periodo di storia di un gruppo che ha agito negli anni Settanta in maniera piuttosto efferata".

 

Battisti "ha sostenuto che era una guerra giusta", quella portata avanti quando aveva 22 anni, ma ora dopo 37 anni di latitanza e l'arresto in Bolivia, "ha chiesto scusa per il dolore che ha arrecato ai familiari". L'ex terrorista ha ammesso di aver sparato e ucciso due persone e di averne gambizzata una terza.

 

In particolare, Battisti ha confessato di aver sparato alla guardia carceraria Antonio Santoro e di aver ucciso il poliziotto Andrea Campagna. Ha infine gambizzato il medico Diego Fava. Ha invece solo partecipato agli altri due omicidi di cui sta scontando l'ergastolo, ad altre due azioni per gambizzare gli obiettivi prescelti e infine a diverse rapine e furti.

 

"La lotta armata ha impedito lo sviluppo di una rivoluzione culturale sociale e politica nata nel Sessantotto. Gli anni di piombo hanno impedito quella spinta culturale che stava nascendo in Italia", è in sintesi quanto affermato da Battisti al pm di Milano. Per il magistrato a capo del pool dell'antiterrorismo, è come "un segnale di disconoscimento di quegli anni terribili, ma non si può parlare di pentimento". Per Cesare Battisti, precisa Alberto Nobili, a capo del pool antiterrorismo della procura di Milano, "non si parla di collaborazione con la giustizia, ma semplicemente di importantissime ammissioni", da parte di una persona che "ha barato per 37 anni".

 

Battisti, detenuto a Oristano, ha affermato che "quello che è stato ricostruito dalle sentenze, quello che riguarda i Pac, sia i quattro omicidi che i tre ferimenti e una marea di rapine e furti per autofinanziamento corrisponde al vero sia per i fatti che per le responsabilità. Io non farò nomi di nessuno, io parlerò solo per me".

 

Parole che suonano come "un riconoscimento importantissimo per il lavoro fatto dai magistrati e dalle forze dell'ordine", sottolinea Nobili. Una sorta di "onore alle armi", per chi lo ha arrestato e processato. "E' la prima volta in assoluto che Battisti rende dichiarazione di questi fatti", sottolinea il pm che ricordando che quando è stato spiccato l'ordine di cattura nel 1981 - dopo la fuga dal carcere di Frosinone-, "era già latitante" per i quattro omicidi avvenuti tra il 1978 e il 1979 e per i quali è stato condannato all'ergastolo. "Si è percepito tangibile il suo disagio dopo 37 anni di latitanza a ricostruire il passato", conclude il magistrato.

 

"Ha sostenuto - spiega il pm Alberto Nobili che ha interrogato Battisti- che quando ha fatto quello che ha fatto per lui era una guerra giusta, con obiettivi precisi e persone che a loro avviso perseguitavano detenuti politici, persone che come Pierluigi Torregiani e Lino Sabbadin avevano ucciso dei rapinatori".

 

Chiamavano i due commercianti uccisi dai Pac "'i miliziani' perché armandosi si schieravano dalla parte dello Stato contro la criminalità, quindi soggetti che andavano puniti, perché se i poliziotti fanno il loro dovere i privati non si devono schierare", spiega il magistrato a capo del pool dell'antiterrorismo della procura di Milano. Battisti "ha chiesto scusa per il dolore che ha arrecato ai familiari delle vittime, all'epoca era una guerra giusta, adesso si rende conto, diciamo, della follia di quegli anni", spiega Nobili. "Ho avuto la sensazione di assistere a un rito liberatorio, all'inizio aveva difficoltà a parlare, a tornare con la mente a 40 anni fa. Un po' alla volta si è sentito questo effetto liberatorio, ha deciso soltanto di fare una scelta di chiarimento, non ha nulla da chiedere in cambio, non ha rinnegato il passato ma oggi si è reso conto essere stato devastante".

 

Un faccia a faccia, alla presenza della dirigente della Digos Cristina Villa che ha partecipato alle operazioni di cattura in Bolivia, durato nove ore circa in cui Battisti ha riconosciuto i capi di imputazione per i quali è stato condannato all'ergastolo. Una scelta di confronto che non comporta vantaggi dal punto di vista della pena. Il pm Nobili sottolinea, in conferenza stampa, "l'importanza di chi riconosce dopo tanti anni che la magistratura e la polizia hanno agito come diceva Pertini 'col codice in mano', e questo lui l'ha riconosciuto". Nessun pentimento per l'ex terrorista, precisa il magistrato che parla invece dell'impressione di una "sorta di dissociazione, ha ritenuto di rimediare agli anni di Piombo", riconoscendo il male che ha fatto e chiedendo scusa per questo.

 

IL DIFENSORE - "Il mio assistito ha parlato esclusivamente di se stesso e il tutto si è svolto in un clima di massima correttezza e trasparenza nel rispetto dei rispettivi ruoli, senza finalità diverse" afferma Davide Steccanella, difensore di Battisti, mettendo a zittire le insinuazioni che l'ex terrorista abbia deciso di ammettere i quattro omicidi per i quali sta scontando l'ergastolo per ottenere eventuali benefici rispetto alla sua condanna. "Dopo 40 anni, visto che fino ad oggi lo avevano sempre fatto altri, ha voluto dare la propria versione sui fatti che lo avevano visto coinvolto in un determinato periodo storico del nostro Paese. Nella fatica di ricostruire, a distanza di così tanto tempo, Battisti ha riconosciuto con sofferenza, ma senza infingimento alcuno, la propria responsabilità per tutti i fatti per i quali era stato condannato, l'ultimo dei quali nell'aprile del 1979", sottolinea l'avvocato. ''Ha quindi raccontato, quanto fatto da allora a oggi, nella volontà di fare chiarezza sulla sua persona quale oggi è, rispetto a quella che era stata allora, e verso la quale non è mancata una rivisitazione critica con disagio per le conseguenze di una scelta di militanza armata, ai tempi ritenuta, 'giusta''', conclude il legale.

 

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