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23 novembre 2017

Berlusconi e la Giornata della Memoria (corta)

- Tags: Primo Levi, Giornata della Memoria, Silvio Berlusconi

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Valentina Piovesan | commenti | (10)

“È difficile adesso mettersi nei panni di chi decise allora…”

[Silvio Berlusconi, 27 gennaio 2013]

 

“Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:”

[Primo Levi, Shemà (Ascolta), 10 gennaio 1946]

 

“ …Certamente il governo di allora per il timore che la potenza tedesca si concretizzasse in una vittoria generale preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che contrapporvisi…”

[Silvio Berlusconi, 27 gennaio 2013]

 

“Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.”

[Primo Levi, Shemà (Ascolta), 10 gennaio 1946]

 

“…E dentro questa alleanza ci fu un’imposizione della lotta e dello sterminio contro gli ebrei...”

[Silvio Berlusconi, 27 gennaio 2013]

 

“Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.”

[Primo Levi, Shemà (Ascolta), 10 gennaio 1946]

 

“…Quindi il fatto delle leggi razziali è la peggiore colpa di un leader, Mussolini…”

[Silvio Berlusconi, 27 gennaio 2013]

 

“Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:”

[Primo Levi, Shemà (Ascolta), 10 gennaio 1946]

 

“…Che per tanti altri versi invece aveva fatto bene.”

[Silvio Berlusconi, 27 gennaio 2013]

 

“Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.”

[Primo Levi, Shemà (Ascolta), 10 gennaio 1946]

 

“Hurbinek era un nulla, figlio della morte, un figlio di Auschwitz. Dimostrava tre anni circa, nessuno sapeva niente di lui, non sapeva parlare e non aveva nome: quel curioso nome, Hurbinek, gli era stato assegnato da noi, forse da una delle donne, che aveva interpretato con quelle sillabe una delle voci inarticolate che il piccolo ogni tanto emetteva. Era paralizzato dalle reni in giù, ed aveva le gambe atrofiche, sottili come stecchi; ma i suoi occhi, persi nel viso triangolare e smunto, saettavano terribilmente vivi, pieni di richiesta, di asserzione, della volontà di scatenarsi, di rompere la tomba del mutismo. La parola che gli mancava, che nessuno si era curato di insegnargli, il bisogno della parola, premeva nel suo sguardo con urgenza esplosiva: era uno sguardo selvaggio e umano ad un tempo, anzi maturo e giudice, che nessuno fra noi sapeva sostenere, tanto era carico di forza e di pena […] Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek che aveva combattuto come un uomo, fino all’ultimo respiro, per conquistarsi l’entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senza-nome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek morì ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole.”

[Primo Levi, La tregua, 1963]

 

Primo Levi, 1919-1987



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Conoscere, ricordare, testimoniare, essere responsabili, stare in guardia sempre.
Grazie Valentina.

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Sinceramente non ho capito il senso di questo post...
Se deve essere uno sfogo contro una persona che sta antipatica va bhe, ognuno ha le sue ragioni. Ma se deve essere un racconto di scuse per trovare un capo espiatorio per il nostro manlcontento non sono per niente d'accordo.
Ma dato che siamo nella sezione "blog" pondero per la prima ipotesi.

Perchè mettere a confronto 2 periodi storici così diversi si rischia di tralasciare il "perchè" di tali azioni...

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Grazie, Federica, per aver colto nella sua interezza il messaggio che volevo trasmettere.

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Ho pubblicato un post sulla Memoria il 27 gennaio, in occasione, appunto, del Giorno della Memoria. Volevo che Primo Levi rispondesse simbolicamente, letterariamente, alle vergognose parole pronunciate da Berlusconi, dapprima come un'eco. Un'eco che diventa l'urlo disperato di chi ha visto con i suoi occhi l'orrore: ecco svelato l'arcano. Parole del genere, pronunciate da chicchessia, destra, sinistra, bianco, rosso, per di più il 27 gennaio, sono intollerabili. La Storia non va analizzata per compartimenti stagni, come suggerisce lei con il suo "Il perché di tali azioni". La Storia è ciclica, la Storia si ripete. Io confronto e analizzo gli eventi e i discorsi di 6000, 600, 60 anni fa, se mi aggrada, anche con quelli del 28 gennaio 2013. E ho sempre qualcosa da imparare. Sono cresciuta con le parole e il volto di Primo Levi ben presenti nella mia mente, nei miei occhi. Questo post non è uno sfogo, sia ben chiaro. Quando devo sfogarmi ascolto il Bolero a tutto volume. Semplicemente è veemenza, vigore: difendo a spada tratta ciò in cui credo. Io credo in Primo Levi, credo nella sua testimonianza. Non credo ai capri espiatori, li detesto. Non sono in tipo che "spara sulla Croce Rossa", come si suol dire. Tantomeno cerco una scusa per il vostro malcontento: quello è affar vostro. Da parte vostra mi basta una riflessione, un pensiero sull'argomento che analizzo. Tutto qua.

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Ho capito, spero non se la sia presa dato il mo tono molto deciso...
Quello che intendevo dire comunque, a prescindere dal fatto che la parola ferisce più della spada, è che secondo il mio parere non si può confrontare/denigrare/offendere/appoggiare delle frasi dette da un personaggio politico in fase di compagna elettorare.
Che la storia vada studiata, confrontata, tirata in ballo ogni qualvolta lo si voglia... qui sono d'accordo con lei.
Chi conosce bene quel periodo storico sa benissimo che berlusconi con quella frase voleva solo far parlare di se... probabilmente qualcuno si sarà pure messo a ridere dicendo "...ma quello che cazzo sta dicendo..." (io per esempio).
Ad ogni modo ora che ci siamo chiariti in linea di massima sono d'accordo con lei.

Saluti

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Ci mancherebbe, non mi sono offesa: non ho trovato il suo tono sgarbato. Ritengo anzi che le osservazioni, le domande e le critiche siano utili per osservare le cose da varie angolazioni. Interessante la sua riflessione circa la campagna elettorale: il silenzio elettorale va rispettato dai media il penultimo giorno e il giorno stesso rispetto alle Elezioni. Ora siamo nel pieno della campagna elettorale, ogni rappresentante politico "tira l'acqua al proprio mulino" ovunque può, ogni volta che può. Ma mi preme sottolineare che non c'entra l'egida politica, nei miei scritti: se medito su un comportamento che ritengo sconcertante, è a prescindere. Rifiuto la faziosità in ogni sua forma.

Cordiali saluti.

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Per quanto riguarda le mie antipatie o simpatie, non sono qui per manifestare le mie preferenze, sia ben chiaro. Io cerco di essere oggettiva, ma essendo uno spirito fortemente critico e ironico, quando un discorso mi colpisce, o un evento cattura la mia attenzione, può sembrare il contrario. Io non giudico a priori. Quando a mio avviso qualcuno le spara grosse, in Italia o all'Estero, però, la mia coscienza mi impone di occuparmene. Per il resto, siamo qua per dialogare e i miei post possono essere condivisibili o meno. Il mio post sul Giorno della Memoria voleva essere un espediente narrativo per ricordare. La Storia può e deve dialogare col presente, col futuro.

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Per quanto riguarda le mie antipatie o simpatie, non sono qui per manifestare le mie preferenze, sia ben chiaro. Io cerco di essere oggettiva, ma essendo uno spirito fortemente critico e ironico, quando un discorso mi colpisce, o un evento cattura la mia attenzione, può sembrare il contrario. Io non giudico a priori. Quando a mio avviso qualcuno le spara grosse, in Italia o all'Estero, però, la mia coscienza mi impone di occuparmene. Per il resto, siamo qua per dialogare e i miei post possono essere condivisibili o meno. Il mio post sul Giorno della Memoria voleva essere un espediente narrativo per ricordare. La Storia può e deve dialogare col presente, col futuro.

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va benissimo la storia de "Il giorno della memoria" che fa tanto "tutti uniti e tristi" ma come dice Lei, Valentina, la storia è ciclica e quindi perchè da quel periodo storico non abbiamo imparato nulla? per quel che mi riguarda i genocidi continuano ad esserci, in Africa in primis, in Palestina (dove guarda caso son gli ebrei che uccidono...a volte, la fatalità!)...mah...a me, con rispetto parlando, dato che la storia pare che non abbia insegnato nulla ai governi che continuano imperetrriti a finanziare guerre e a chiudere gli occhi davanti agli stermini dei nostri giorni, il Giorno della Memoria mi pare un'ipocrisia immane. Purtroppo la Storia prova a dialogare col presente e con il futuro ma mi pare che nessuno la stia ascoltando

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Ecco, io non considero il Giorno della Memoria la "storia del tutti uniti e tristi", volemose bene per 24 ore e poi ciao. Non condivido il discorso " la gente si scanna ovunque-è il Giorno della Memoria-ma sì, ok, anche gli ebrei uccidono e hanno ucciso". Mi sembrano semplificazioni inqualificabili. Io condanno la violenza in tutte le sue forme, a prescindere da chi ne sia l'artefice. Gli Antichi Egizi uccidevano, gli Antichi Romani pure, gli Antichi Greci idem. Uccidono gli italiani, uccidono gli americani, uccidono i palestinesi, uccidono gli ebrei: per questo non dovremmo ricordare i massacri passati e presenti? Ricordare significa, nel mio caso, pensare tutto l'anno, bisestile compreso, a quello che è successo o succede intorno a me. Se gli altri ricordano con superficialità e ipocrisia, se i Governi non imparano, se ovunque si ammazzano, si muore come mosche, ciò non toglie che da essere senziente e non consenziente quale mi ritengo ci rifletto, mi indigno, me ne occupo, ne parlo, mi interessa, mi sta a cuore, sento l'urgenza di parlarne. Non sarò un Governo, ma sono una persona. E ne parlo perché credo sia importante: se tutti intorno a me se ne strafregano, io prendo un megafano virtuale e lo ripeto a gran voce: non mi do per vinta. Se anche in due mi ascoltano e credono come me che la memoria storica sia una delle risorse più preziose che abbiamo e che una celebrazione sia più che un inutile giorno di circostanza e da calendario, faccio i salti di gioia.

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