12 dicembre 2019

Nord-Est

Bilancio 2020 e autonomia del Veneto

Intervista al Sottosegretario Pier Paolo Baretta

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

Bilancio 2020 e autonomia del Veneto

VENEZIA - Mentre entra nel vivo il dibattito tradizionale sulla legge di bilancio, che, come in tutti gli anni passati, ci accompagnerà fino a capodanno, ne abbiamo parlato con il Sottosegretario Baretta. Naturalmente non poteva mancare una battuta sull’autonomia del Veneto.

 

Sottosegretario Baretta, lei è tornato al Mef dopo le esperienze dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, che clima ha trovato?

Un clima di piena collaborazione, animata da un forte spirito di servizio e di grande competenza, che caratterizza da sempre i tecnici del Ministero dell’economia. Anche il clima politico, nonostante i racconti giornalistici, è su questa linea, con le ovvie differenze di contenuti. Bisogna saper mediare, anche nel confronto e nella discussione continua. Ma un punto è chiaro per tutti: in questa legislatura, non c'è alternativa a questo governo. Il tema caldo di questi giorni è la legge di bilancio, qual è la visione che l’ha ispirata? Si tratta di una manovra “sociale”…

 

In che senso? Ci può spiegare meglio?

In queste settimane, abbiamo lavorato con tutte le forze di maggioranza per una legge di bilancio di forte impatto sul piano economico, con interventi di salvaguardia del reddito e di innovazione del welfare. Sono quattro, infatti, i punti cardine: piano di investimenti orientato all’avvio del Green new deal italiano, sostegno alle famiglie, riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori e nessun aumento dell’Iva. Ieri, lunedì 18 novembre, il ministro Gualtieri è tornato a parlare della necessità di cambiare modello di sviluppo in un articolo per La Stampa.

Quali sono le misure individuate dal governo italiano?

Il fulcro della nostra strategia economia è la realizzazione di un Green new deal orientato al contrasto ai cambiamenti climatici, allo sviluppo dell’economia circolare e al rafforzamento della coesione sociale e territoriale. Più di 55 miliardi euro nell’arco di 15 anni, di cui 7 aggiuntivi nel triennio 2020-2022, per la creazione di due fondi destinati alle pubbliche amministrazioni centrali e agli enti territoriali, per la realizzazione di infrastrutture strategiche e la messa in sicurezza del territorio. A ciò si affiancano 6 miliardi di euro per il settore privato che andranno a rifinanziare Impresa 4.0, orientata in ottica green, il bonus energetico e il bonus ristrutturazioni, con la possibilità per le famiglie di rendere più sostenibili le proprie abitazioni.

 

Si è parlato anche di asili nido gratis per la maggior parte delle famiglie a partire dal 2020…

Nel prossimo anno, i 600 milioni aggiuntivi destinati alle politiche di natalità saranno destinati a incrementare e far divenire stabile l’assegno per i nidi. Per il 2021, invece, con la ministra Bonetti si lavora alla creazione del Fondo unico per la famiglia: una vera rivoluzione per il nostro Paese che sarà realizzata con la delega in discussione in Parlamento. Tra due anni, dunque, il fondo dovrebbe diventare operativo con una dotazione iniziale di oltre 1 miliardo, che potrà arricchirsi nel corso del dibattito parlamentare. La manovra destina anche 3 miliardi di euro nel 2020 e 5 nel 2021 al taglio del cuneo, un’ulteriore misure per ridurre le disuguaglianze e rendere centrale il tema lavoro…

Sì, avviamo - con una certa timidezza, questo dobbiamo ammetterlo – un percorso di riduzione del carico fiscale sui lavoratori attraverso la riduzione del cuneo per i redditi fino a 35mila euro annui. Si tratta di quel ceto medio che era rimasto escluso dal bonus Renzi e che gioverà anche dei circa 600 euro di risparmi derivanti dal mancato aumento dell’Iva, una misura che vale 23 miliardi e che finisce per essere spesso dimenticata. E c’è un altro punto che resta ancora troppo sullo sfondo…

 

Quale, Sottosegretario?

Il rinnovato rapporto con l’Europa che ha permesso di impostare la manovra secondo queste direttive. A partire da date, toni e contenuti di questa vicenda, che potrà risultare ai più priva di significato o stucchevole, ma che segna una svolta. Quest’anno, dopo diverso tempo, il nostro Paese ha rispettato i tempi di invio del Dpb, un impegno di serietà del ministro Gualtieri verso l’Unione, che contribuisce a far crescere la credibilità del nostro Paese nel rapporto con l’Ue. Lo dimostrano i toni e i contenuti della lettera inviata, qualche settimana fa, dal commissario uscente Moscovici, che non chiede all’Italia di apportare modifiche alle misure previste dalla manovra, ma semplicemente chiarimenti sui saldi strutturali, lasciando in chiusura intendere che quel maggior margine di flessibilità chiesto dal premier Conte e dal ministro Gualtieri nel corso dell’ultimo vertice – che dovrebbe attestare nel 2020 il rapporto deficit/Pil al 2,2% - sarà concesso.

 

Questo Governo ha segnato anche un cambio di passo sull’autonomia. A che punto siamo?

Proprio in questi giorni il ministro Boccia ha definito il perimetro della legge quadro sull’autonomia, che tocca tutti gli articoli rilevanti del titolo V e garantisce che l'attuazione del 116 comma 3 avvenga in un quadro di coesione nazionale. Spetterà ora a tutti gli attori in campo, regioni e Governo in primis, farà la loro parte perché tale percorso sia declinato e coerente con gli obiettivi che ci siamo dati fin dall’inizio.

 

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Pier Paolo Baretta, nato a Venezia nel 1949, inizia la sua militanza nell’associazionismo cattolico. Il lavoro, in uno stabilimento di Porto Marghera, lo porta a interrompere gli studi di sociologia.

È con l’elezione nel consiglio di fabbrica per la Fim Cisl, che si avvia il suo percorso nel sindacato. Nel 1997 viene eletto segretario generale dei metalmeccanici Cisl. Nel 1998 entra nella segreteria confederale. Nel 2006 viene eletto segretario generale aggiunto della Cisl.

Nel 2008 si candida alla Camera per il Pd. Durante la XVI legislatura è capogruppo in commissione Bilancio e relatore della legge Finanziaria per il 2009, 2010 e 2011.

Nel 2013 viene rieletto per il Pd alla Camera. È Sottosegretario all’Economia per cinque anni, con i governi Letta, Renzi e Gentiloni.

In questi anni segue le competenze dell’Agenzia del Demanio, il federalismo fiscale, i giochi di competenza dell’Agenzia delle Dogane, il sistema bancario e finanziario.

Viene nuovamente nominato Sottosegretario all’Economia a settembre 2019 con il secondo governo Conte.

 



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