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24 giugno 2017

Cronaca

Biotestamento, primo sì della Camera

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Con 326 voti a favore, 37 contrari e 4 astenuti la Camera ha approvato la proposta di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, il cosiddetto sul testamento biologico.

Hanno votato sì Pd, M5S, Democratici e progressisti, Sinistra italiana, Alternativa libera, Psi, Civici e innovatori; per il no si sono espressi Udc, Idea, Fratelli d'Italia, Lega, Alternativa popolare e Forza Italia, che ha lasciato comunque libertà di coscienza, linea, quest'ultima, seguita da Democrazia solidale-Cd e Direzione Italia. Il testo passa ora al Senato.

Insorgono i deputati di area cattolica - "La Camera ha approvato il disegno di legge sulle Dat. Noi ci siamo opposti con tutte le nostre forze perché con esso vuole fare entrare nel nostro ordinamento giuridico l'eutanasia e vi entra nel modo più barbaro: la morte per fame e per sete. La battaglia però non é finita. Essa continua al Senato dove i rapporti di forza sono diversi e noi contiamo che i colleghi del Senato la proseguano fino alla vittoria". Così in una nota congiunta firmata dai deputati Paola Binetti e Rocco Buttiglione (Udc), Raffaele Calabrò (Ap), Benedetto Fucci (Cor), Gianluca Gigli (Des-Cd), Cosimo Latronico (Cor), Domenico Menorello (Civici e Innovatori), Alessandro Pagano (Lega Nord), Antonio Palmieri (fI) , Eugenia Roccella (Idea) e Francesco Paolo Sisto (Fi).

"Noi -aggiungono- siamo preoccupati perché domani sarà molto più facile dire a chi é tentato dalla disperazione : perché non ti lasci morire? Noi vorremmo invece che al morente fosse sempre offerta una compagnia ed un sostegno per vivere con pienezza fino alla fine naturale dell' esistenza. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la lotta contro il dolore. La medicina palliativa offre tutti gli strumenti (compresa la sedazione prolungata) per proteggere il paziente dal dolore. Non ha nulla a che fare con il rifiuto dell' accanimento terapeutico e con la decisione di spegnere le macchine che tengono per in vita una persona artificialmente". E concludono: "Quello che adesso si vuole legittimare è l'abbandono terapeutico ed il rifiuto di offrire il sostegno minimo della solidarietà umana".

Intanto ieri, con l'approvazione di un emendamento al ddl, è stata riconosciuta al paziente la facoltà di avvalersi del diritto di abbandonare le cure. Con la votazione si è infatti soppresso il sesto comma dell'articolo 1 della legge, che prescriveva come il "rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo, non possono comportare l'abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l'erogazione delle cure palliative".

Il nuovo diritto del paziente tuttavia potrà scontrarsi con il rifiuto del medico a disattivare i macchinari che lo tengono in vita.

 

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