16 settembre 2019

Treviso

Braccio di ferro tra il centro sociale Django e Cà Sugana

Conte:"Possono dire quello che vogliono mi stanno solo facendo perdere tempo, mi interessa solo il rispetto delle regole" e Django convoca un'assembla pubblica

Isabella Loschi | commenti |

L'interno dell'ex caserma Piave, sede del centro sociale Django 

TREVISO - La sfida tra il Comune e il centro sociale Django di Treviso è aperta e nessuno ha intenzione di mollare. Da un lato Cà Sugana che considera abusivi loro eventi e non a norma i locali dell’ex caserma Piave, dove svolge le propri attività il collettivo. Dall’altro gli attivisti di Django che rivendicano la loro esperienza e i loro progetti a partire dalla rigenerazione urbana della caserma Piave e della realizzazione di tutti i progetti sociali che in questi anni hanno caratterizzato quegli spazi prima vuoti, abbandonati, sporchi.

Lo scontro a distanza si è raggiunto sabato quando il comune ha espressamente vietato il concerto in programma al Django “non ritenendo i locali a norma” e il centro sociale ha annullato il concerto per evitare un’ulteriore battaglia, ma ha comunque tenuto aperto, continuando con le altre attività e ieri si è svolto il consueto “mercato genuino clandestino”.

“Abbiamo risanato un buco nero, un’area della città è tornata a respirare e con essa centinaia di persone che hanno potuto attraversarlo, chi trovando un ricovero notturno dove dormire, chi un laboratorio di sartoria e di falegnameria dove sperimentarsi e imparare un mestiere, chi trovando uno spazio dove suonare o un pubblico davanti cui dimostrare le proprie doti poetiche - spiega il centro sociale in un comunicato - C’è chi vi ha scoperto libri sconosciuti e chi ha incontrato degli amici, chi ha costruito una famiglia e chi ha imparato a organizzare eventi, ristrutturare stabili, immaginare mondi. Non ci siamo sottratti alle responsabilità. C’è in piedi una quotidiana lotta contro la burocrazia, per poter garantire uno spazio sicuro ma allo stesso tempo sostenibile in termini economici”. Abbiamo sempre pubblicamente rivendicato le nostre azioni, non abbiamo occultato, non abbiamo nascosto. Il sindaco Conte e l’amministrazione ci muove accuse ridicole”.

Secca la risposta del sindaco Conte: “Mi interessa solo il rispetto delle regole, di quello che fa Django, mi dispiace per loro, ma non mi interessa nulla. Possono dire quello che vogliono, gli interessi e i bisogni dei cittadini sono altri e di quelli mi devo occupare. Le sfide di Django mi stanno solo facendo perdere tempo. Il rispetto delle regole non fa parte del loro dna e se non rispetteranno le regole della convenzione valutermeno su mandarli via dalla Piave”.

Ma Django di certo non resta a guardare e replica invitando i cittadini a partecipare ad un’assemblea pubblica, in programma martedì sera, per rilanciare i percorsi esistenti. “ I tentativi di mettere a tacere un progetto di autogestione e rigenerazione dal basso di un pezzo di città - attraverso multe e la minaccia di stracciare la convenzione - non sortiscono e non sortiranno gli effetti sperati dalla giunta” .

 



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Isabella Loschi

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