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18 gennaio 2019

Il bruco mangiaplastica

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Alberta Bellussi | commenti |

Sarà un bruco a salvarci dall’inquinamento della plastica? Speriamo!

Ho letto i vari articoli che sono girati su questo argomento e mi piace pensare che sia un piccolo bruco da sempre conosciuto ma osservato per caso a dare una mano a questa distratta umanità.

Un bruco comunemente usato come esca dai pescatori riesce a mangiare e a degradare il polietilene, ossia una delle plastiche più utilizzate e diffuse anche nelle buste shopper. È la larva della tarma della cera, nota col nome scientifico di Galleria melonella, un parassita che infesta gli alveari, ma che ora una biologa italiana ha scoperto essere anche ghiotta di polietilene, una delle plastiche più diffuse e che più inquinano l’ambiente. Se l’inquinamento da plastica rappresenta per la nostra società un problema decisamente serio, soprattutto per il ciclo vitale di questo materiale che sembra essere eterno, questo piccolo bruco è in grado di degradarla in tempi rapidi e potrebbe salvare l’ambiente.

La scoperta è avvenuta per caso grazie a un'osservazione dell'apicoltrice Federica Bertocchini, dello Csic. Mentre stava rimuovendo i parassiti dalle sue arnie, li aveva messi temporaneamente in una busta di plastica, che in poco tempo si è riempita di buchi.

Così la ricercatrice si è messa in contatto il dipartimento di Biochimica dell'università di Cambridge e insieme hanno programmato un esperimento. Un centinaio di larve sono state poste vicino a una busta di plastica nella quale, già a distanza di 40 minuti, sono comparsi i primi buchi.

Dopo 12 ore la massa della busta si era ridotta di 92 milligrammi: un tasso di degradazione che i ricercatori hanno giudicato estremamente rapido, rispetto a quello finora osservato in altri microrganismi capaci di digerire la plastica, come alcune specie di batteri che nell'arco di una giornata riescono a degradare 0,13 milligrammi.

La scoperta potrebbe essere uno strumento importante per liberare acque e suoli dalla grandissima quantità di buste di plastica finora accumulata.

La speranza ora è che dalla scoperta si possa davvero passare ad una soluzione per la biodegradazione della plastica che rappresenta uno dei più grandi problemi per la nostra società.

 



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