22 agosto 2019

Italia

"Calci e pugni per anni: così sono scappata da un marito violento". Il racconto di Fatima

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L'ultima vittima della lunga scia di sangue (97 femminicidi nel 2014) è Irene Focardi, ex modella. Dell'omicidio è sospettato l'ex compagno arrestato. Ancora un caso che lascia basiti. Seppure i femminicidi diminuiscono, è sempre alto il numero delle morte ammazzate per mano di ex, mariti e compagni violenti. Le associazioni antiviolenza lo dicono chiaro e tondo precisando che chi si salva, si porta comunque dietro quei graffi nell'anima che non si rimarginano come le ferite sul corpo procurate dagli 'amati' violenti: un massacro che dura magari anni e a cui spesso assistono i figli. Come oggi racconta una ex ospite del centro antiviolenza di Roma 'Maree', gestito dall'associazione Differenza Donna. Lei è Fatima (nome di fantasia):

 

Nel 2014 risultano 97 donne uccise per femminicidio, nel 2013 erano 128. A riferire il dato all'Adnkronos è Telefono Rosa. "La legge in sé secondo me è buona ma va limata, come è stato fatto per lo stalking. Deve comunque avere un suo periodo di applicazione per poter poi valutare", dice Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, a un anno e mezzo dall'entrata in vigore della legge sul femminicidio.

 

Ma, avverte, "la legge può fare fino a un certo punto". Bisogna infatti puntare su "prevenzione ed educazione". "Punire non risolve il problema. Il discorso -spiega- è molto più ampio e più profondo". Moscatelli porta ad esempio casi di donne che non denunciano e una volta in ospedale non dicono la verità su lividi e ferite. "Hanno ancora troppa paura - sottolinea - e noi dobbiamo lavorare su questo".

 

"La legge funziona nei limiti in cui marcia la giustizia, e siccome il marciare della giustizia è sempre lento, noi ci troviamo a costituirci parte civile in processi che iniziano adesso ma riguardano il femminicidio di due anni fa", evidenzia la presidente di Telefono Rosa.

 

"La legge sul femminicidio ha criticità nell'applicazione - osserva Moscatelli - perché non sempre si procede all'arresto immediato e si lascia agli arresti domiciliari l'autore del gesto. Questo dà quasi il senso che il femminicidio sia un reato di serie 'b'". Per quanto riguarda i casi di maltrattamenti, secondo la legge, la vittima è ammessa al gratuito patrocinio anche indipendentemente dal reddito. Ma "è facoltà del giudice dare il gratuito patrocinio alla persona offesa e io questo lo trovo aberrante. Se la legge lo prevede, perché dare la valutazione al giudice?" chiede Moscatelli.

 

La presidente di Telefono Rosa ci tiene a sottolineare l'importanza della costituzione di parte civile che "dà forza alla parte offesa. Ci siamo costituiti pare civile nel processo per l'omicidio commesso a Segni un anno fa da un uomo che ha ucciso la moglie davanti a due bambini. Come associazione, abbiamo chiesto il minimo - evidenzia - perché il nostro compito è dare forza, non arricchirci. Cinquecento euro simbolici perché altrimenti non ci ammettevano. Però diamo forza al processo".

 

"La nostra raccomandazione - conclude Moscatelli - è che chi si costituisce parte civile come associazione deve chiedere una cifra simbolica. Questo è importantissimo come messaggio. Noi dobbiamo essere lì non per un tornaconto economico ma per dare forza ai familiari e un segnale forte che noi ci siamo".

 

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