13 novembre 2019

Vittorio Veneto

Cambio di destinazione d'uso per il cinema Verdi? Uliana: "Non ne abbiamo ancora parlato"

Categorico l'ex sindaco Da Re: "Non siamo favorevoli a cambi"

Roberto Silvestrin | commenti |

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VITTORIO VENETO - Che fine farà il cinema “Verdi”? E’ davvero ancora tutto da definire. Ma il futuro del multisala potrebbe essere uno degli argomenti caldi dei prossimi mesi e dell’imminente campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2019. Sarebbe infatti il consiglio comunale a dover votare un ipotetico cambio di destinazione d’uso dell’immobile, qualora venisse chiesto dalla proprietà.

 

Uno spiraglio sul tema potrebbe averlo aperto lo stesso Gianantonio Furlan, amministratore di Img Cinema, proprietaria del “Verdi”. “Non se ne parla di dare di nuovo il cinema in affitto” ha infatti reso noto, nei giorni scorsi, l’ad. Uno dei possibili scenari potrebbe quindi essere quello della vendita, magari dopo aver modificato la destinazione d’uso della struttura. A quest’ipotesi i gruppi consiliari hanno già opposto il proprio veto, anche se in maniere diverse.

 

Lega. Categorico il Carroccio, che attraverso il segretario nazionale Gianantonio Da Re ha fatto sapere di non voler un cambio di destinazione del “Verdi”. “E’ un cinema ed è l’unico in città – ha dichiarato l’ex sindaco -, non siamo favorevoli a modifiche. Se si parte con quest’idea, vuol dire che c’è qualcos’altro e che la proprietà ha delle offerte”.

 

Partecipare Vittorio. Più “aperta” la posizione del consigliere Matteo Saracino. “Siamo a favore di un centro culturale e aggregativo” ha reso noto l’esponente dell’opposizione. Un “no” categorico però a qualsiasi altra destinazione, come un centro commerciale o un’area residenziale. “Preferirei un centro culturale per tutti – spiega Saracino -, facendo dei progetti ispirati a realtà dove già funzionano. Certo rimane prioritaria la presenza della sala di proiezione”.

 

Pd. Più possibilista la posizione del Pd, che comunque esclude la destinazione commerciale e abitativa della struttura di via Lioni. “Non ne abbiamo mai discusso, la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ad ogni modo il Verdi è un cinema e un cinema deve rimanere. Al massimo può diventare un centro culturale” ha dichiarato il capogruppo dem Marco Dus. “Si dovrebbe creare e copiare il modello e lo spirito che hanno le associazioni e le compagnie teatrali vittoriesi, che sono riuscite in questi anni a far uscire il teatro trasformandolo da elitario a popolare, mantenendo però i pilastri ben saldi. Con il teatro c'è una sinergia con la città e con i cittadini che si può e si deve realizzare anche con una sala cinematografica” ha aggiunto Dus. La questione non è ancora arrivata, almeno ufficialmente, in giunta.

 

Considerazioni sono però arrivate dall’assessore alla cultura Antonella Uliana: “Mi dispiace moltissimo perdere il cinema, ma ora si tratta di capire quali siano le motivazioni della chiusura. Il problema del cambio di destinazione d’uso non si è ancora posto, quindi non mi sento di fare delle dichiarazioni in merito. In questo senso non è ancora emersa nessuna considerazione”.

 

E’ arrivato intanto l’appello di Cinema e Ambiente, per salvare il Verdi dal tramonto definitivo: “Facciamo appello a tutti i cittadini del vittoriese, alle amministrazioni comunali e agli imprenditori che amano la loro città, ad unirsi per salvarlo e per rilanciarlo. Siamo consapevoli che il modello di multisala, così come progettato venticinque anni fa, rischia di essere obsoleto rispetto alla nuova dimensione dei multisala e alla crisi generale del cinema. Riteniamo che il dato dei 50mila ingressi, nonostante la gestione degli ultimi anni, abbastanza distante dagli standard dei concorrenti di Treviso e Pordenone, rappresenti un patrimonio importante su cui basare il rilancio delle attività. Invitiamo il comune ad un impegno diretto e concreto per affrontare questa emergenza culturale considerando la grande potenzialità del Verdi come centro culturale cittadino non solo in riferimento al cinema ma anche alla musica e al teatro come è stato nella tradizione del Verdi”.

 



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Roberto Silvestrin

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