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25 settembre 2017

Treviso

La Caserma Serena di Dosson ospiterà i profughi di Quinto

Le velate accuse del Presidente della Xenia: ispezioni dell'ULSS come strumento di pressione

Davide Bellacicco | commenti |

caserma serena

DOSSON- Giungeranno in queste ore, dagli alloggi di Quinto di Treviso, ormai vuoti dopo i fatti di questi giorni, dalla Parrocchia di Paderno di Ponzano di don Aldo Danieli e dal novero dei circa 3000 appena sbarcati in Sicilia negli ultimi due giorni. La quota di immigrati spettante alla Marca ed eccedente le attuali disponibilità di Caritas e cooperative del territorio pare abbia trovato collocazione nella Caserma Silvio Serena di Dosson di Casier, dismessa da alcuni anni e già sede del Comando dei Supporti delle Forze Operative Terrestri . A coordinare le operazioni e a gestire il pacchetto di migranti, la medesima realtà associativa grossetana che si era occupata dell'emergenza a Quinto, la Xenia Ospitalità, il cui Presidente, Mauro Andreini ha così riferito questa mattina ai microfoni dei cronisti ed alla presenza delle autorità civili e militari dinnanzi alla struttura della Difesa:

“Siamo stati chiamati a curare l’integrazione. Dopo le legittime preoccupazioni siamo giunti alle proteste. Avevo segnalato ai miei colleghi le difficoltà a Quinto. Abbiamo proposto in Prefettura un cambio . I migranti sono stati molto bravi, accettando di restare chiusi in casa, senza accettare provocazioni che pure sono giunte. Alla lunga sarebbe risultato difficile tenerli calmi. A noi va bene anche gestirli qui, malgrado gli accordi con i proprietari”.

Sarà una collocazione provvisoria?

"Ci sono tutte le condizioni perché la soluzione sia definitiva".

L’immobile versa in condizioni oggettivamente inidonee: frequenti allagamenti dovuti a problemi idrici, niente corrente elettrica a causa dei reiterati furti di rame, secondo il vicinato anche la presenza di ethernit, inefficienza delle recinzioni lungo il confine con gli alloggi demaniali. A Quinto l’ULSS ha negato l’abitabilità degli appartamenti per molto meno. Perché per la Serena le cose dovrebbero evolversi diversamente?

"L’ULSS a Quinto ha fatto un errore. Non voglio pensare che sia stato uno strumento di pressione perché ce ne andassimo. Lì esistevano tutte le condizioni previste per ottenere l’agibilità, compresa l’elettricità, che c’era fino al giorno prima e il giorno dopo non c’era più. Non sono un investigatore ma temo che qualcuno abbia tagliato i fili. A ripristinare l’energia elettrica ci abbiamo messo due ore e ieri sera era tutto illuminato. L’agibilità e l’abitabilità sono questioni tecniche che non sono decise da una volontà politica. Lì c’era, ergo l’ordinanza del sindaco era fuori luogo".

L’ordinanza di sgombero trovava le sue ragioni nella relazione dell’ULSS

"Sono stato sindaco per molti anni e probabilmente con una relazione così avrei agito allo stesso modo. C’è da chiedersi invece perché l’ULSS ha redatto una simile relazione tecnica. Certamente dovremo attenderci un’ispezione anche alla Caserma Serena".

Michele De Ninno, fiduciario degli alloggi demaniali (tuttora gestiti dall’Esercito Italiano malgrado la chiusura della adiacente caserma), preoccupato della sicurezza tanto dell'ex Comando, quanto delle strutture abitate dai militari e dalle loro famiglie, chiede un costante aggiornamento da parte delle istituzioni, mostratesi comunque attente e comprensive, in considerazione delle difficoltà che la scelta porterà (lo stesso sindaco di Casier, Miriam Giuriati non ha celato le sue perplessità su una destinazione che vedrà centinaia di profughi confinare con una densa realtà abitativa) e si domanda se non sia più opportuno far ispezionare dall’ULSS le destinazioni degli immigrati prima e non dopo il loro arrivo, onde evitare continui trasferimenti.

Il Comune di Treviso, come sostiene il sindaco Manildo, ha cercato in queste settimane un contatto con l’amministrazione militare per trovare una soluzione all’emergenza che vedesse in prima linea la Caserma De Dominicis e, secondo la ricostruzione del primo cittadino, pare che anche la scelta della dismessa caserma Serena di Dosson sia figlia di una assoluta assenza di alternative, complice il reiterato silenzio della Difesa sulle proposte presentate.

Nicolò Rocco, consigliere comunale nel capoluogo, invita i residenti alla calma, onde evitare reazioni difficilmente controllabili come quelle occorse nei fatti di Quinto. Prescindendo dalle tempistiche di permanenza auspica la collaborazione dei residenti e l’impegno della pubblica amministrazione per una gestione sicura, in un clima di serenità.

Resta un interrogativo: dopo lo sgombero degli alloggi di Quinto, Matteo Salvini opterà per mantenere comunque in agenda la sortita in terra trevigiana prevista per domani sera? Nel frattempo è arrivato un primo pullman. Scendono solo migranti, niente politici. Per ora.

 



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Davide Bellacicco

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