12 dicembre 2019

Cronaca

Caso Cucchi, due carabinieri condannati a 12 anni

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Caso Cucchi, due carabinieri condannati a 12 anni

Fu omicidio quello di Stefano Cucchi, il geometra 31enne arrestato dai carabinieri il 15 ottobre del 2009 per droga e deceduto una settimana dopo all'ospedale Sandro Pertini di Roma. I giudici della prima corte di assise di Roma hanno condannato con l’accusa di omicidio preterintenzionale i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro; assoluzione ‘per non aver commesso il fatto' invece per il militare dell’Arma Francesco Tedesco, unico imputato presente in aula. Condanna a 3 anni e 8 mesi per il maresciallo Roberto Mandolini e a 2 anni e mezzo per Tedesco, entrambi per l’accusa di falso. Assolti, invece, Vincenzo Nicolardi, Tedesco e Mandolini dall’accusa di calunnia.

"Oggi ho mantenuto la promessa fatta a Stefano dieci anni fa quando l’ho visto morto sul tavolo dell’obitorio. A mio fratello dissi: ‘Stefano ti giuro che non finisce qua’. Abbiamo affrontato tanti momenti difficili, siamo caduti e ci siamo rialzati, ma oggi giustizia è stata fatta e Stefano, forse, potrà riposare in pace". Così Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, ha commentato la sentenza. "Ci sono voluti 10 anni e chi è stato al nostro fianco ogni giorno sa benissimo quanta strada abbiamo dovuto fare -ha aggiunto-. Ringrazio tutti coloro che non ci hanno abbandonato e ci hanno creduto, assieme a noi". "Il nostro pensiero va al carabiniere Riccardo Casamassima, che oggi era qua al nostro fianco, e alla moglie Maria Rosati, per tutto quello che stanno passando", ha sottolineato Ilaria subito dopo la sentenza nell'ambito del processo che si è aperto proprio grazie alle rivelazioni del supertestimone Casamassima.

"Ci sono voluti dieci anni di dolore", hanno sottolineato anche i genitori di Stefano Cucchi, Rita Calore e Giovanni Cucchi. "Andremo sempre avanti -hanno aggiunto-. Lo abbiamo giurato davanti a quel corpo martoriato. A Stefano abbiamo promesso di andare avanti per avere verità e giustizia. Questo è il primo passo e andremo avanti fino alla fine, ma oggi è già tanto e vogliamo ringraziare la procura di Roma e tutte le persone che ci sono state vicine". "Non avremmo mai mollato, mai", ha proseguito la mamma di Stefano, che ha voluto ringraziare l'ex procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò, per la riapertura del caso. "Noi non volevamo un colpevole qualsiasi, noi volevano la verità, abbiamo sempre cercato la verità, e oggi l'abbiamo ottenuta", ha aggiunto il padre del geometra romano.

I giudici della prima corte di assise di Roma hanno disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro ciascuno ai genitori di Stefano e alla sorella Ilaria mentre i carabinieri Di Bernardo, D'Alessandro, Mandolini e Tedesco, a vario titolo, dovranno risarcire, in separata sede, le parti civili Roma Capitale, Cittadinanzattiva e tre agenti della polizia penitenziaria. Di Bernardo e D'Alessandro sono stati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre una interdizione di cinque anni è stata disposta per Mandolini.

Il pm Giovanni Musarò aveva chiesto di condannare a 18 anni di carcere Di Bernardo e D'Alessandro, i due carabinieri accusati di aver picchiato il geometra 31enne nella sala del fotosegnalamento alla stazione Casilina. Assoluzione 'per non aver commesso il fatto' invece era stata chiesta per il terzo militare dell’Arma, Tedesco, accusato come gli altri due di omicidio preterintenzionale, ma che avrebbe assistito al pestaggio intervenendo per bloccare i suoi due colleghi, come ha poi rivelato lo stesso Tedesco a distanza di anni. "E' finito un incubo", ha detto il carabiniere commentando a caldo la sentenza attraverso il suo legale, Eugenio Pini.

Il pm aveva chiesto inoltre la condanna a 3 anni e mezzo per Tedesco per l'accusa di falso e la condanna per la stessa accusa a 8 anni di reclusione per il maresciallo Mandolini, mentre il non doversi procedere per prescrizione dall’accusa di calunnia era stato chiesto per Tedesco, Nicolardi e Mandolini.

"Abbiamo manifestato in più occasioni il nostro dolore e la nostra vicinanza alla famiglia per la vicenda culminata con la morte di Stefano Cucchi. Un dolore che oggi è ancora più intenso dopo la sentenza di primo grado della Corte d’assise di Roma che definisce le responsabilità di alcuni carabinieri venuti meno al loro dovere, con ciò disattendendo i valori fondanti dell’istituzione", è il commento del comandante generale dell’arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri. "Sono valori -evidenzia- a cui si ispira l’agire di 108mila carabinieri che, con sacrificio e impegno quotidiani, operano per garantire i diritti e la sicurezza dei cittadini, spesso mettendo a rischio la propria vita, come purtroppo testimoniano anche le cronache più recenti".

"E' una condanna che dà grande amarezza visto che la corte non ha accolto la nostra richiesta di interrompere la camera di consiglio per disporre una super perizia per eliminare ogni dubbio sul nesso di causalità. Aspettiamo le motivazioni e utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per ribadire l’estraneità di D’Alessandro rispetto alla morte di Stefano", ha affermato Maria Lampitella, legale di D’Alessandro, dicendosi certa che "non ci fu pestaggio" e che D'Alessandro sia completamente "estraneo alla morte di Cucchi". "E' una condanna ingiusta", ha aggiunto, annunciando ricorso in appello.

 

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