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16 dicembre 2018

Cronaca

Caso Cucchi, il pg: "Ospedale come un lager, Stefano morto come Giulio Regeni"

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I medici dell'ospedale Sandro Pertini che ebbero in cura Stefano Cucchi non prestarono la necessaria assistenza rendendosi così responsabili di omicidio colposo. In base a questa considerazione il procuratore generale Eugenio Ribolino ha chiesto ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di condannare i sanitari.

In particolare il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto la condanna del primario Aldo Fierro a 4 anni di reclusione mentre per gli altri 4, che sono Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, ha chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi ciascuno.

Il procuratore generale Eugenio Rubolino ha ripercorso nel suo intervento tutta l'intera vicenda a partire dall'ottobre del 2009 quando Cucchi finì in carcere e fino alla conclusione dell'iter del giudizio: "Per Cucchi - ha detto - quell'ospedale era l'equivalente di un lager. La sua morte orribile e tragica ricorda per certi versi quella di Giulio Regeni".

"Questa vicenda presenta profili di colpa ai confini di un dolo eventuale, una colpa con previsione, una colpa gravissima", ha poi spiegato Rubolino, secondo cui "chi lavora in un reparto protetto come quello del Pertini dovrebbe avere un'attenzione e una preparazione maggiore nel riconoscere nei pazienti una sindrome da inanizione", come quella attribuita a Cucchi. Invece, ha aggiunto il pg, "Cucchi è stato trascurato durante la sua degenza, non è stato per nulla curato. Gli imputati potevano e dovevano intervenire e invece fino all'ultimo al ragazzo è stata somministrata solo dell'acqua, quando ormai era già cominciato quello che i periti hanno definito un catabolismo proteico 'catastrofico'. Stefano, cioè, si stava nutrendo delle sue stesse cellule e stava perdendo un chilo al giorno. Al momento del decesso il suo peso si aggirava intorno ai 37 kg".

 

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