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22 novembre 2017

Cronaca

Caso Yara, no a nuove perizie. Sentenza dopo il 10 giugno

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Un approfondimento sul Dna "non è decisivo", sono invece "superflue" le altre perizie. I giudici della corte d'Assise di Bergamo chiamati a decidere il destino giudiziario di Massimo Bossetti, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, usano aggettivi neutri ma la soddisfazione si legge più sul volto del pm Letizia Ruggeri che su quello degli avvocati dell'imputato, il quale rischia l'ergastolo.

Nella prossima udienza, fissata il prossimo 13 maggio, la donna che dal primo giorno segue l'inchiesta chiederà la condanna di Bossetti. E' sulla traccia genetica trovata sui leggings e gli slip della 13enne di Brembate che si è sempre giocata la vera battaglia tra le parti. Se per l'accusa è la firma della colpevolezza dell'imputato, i difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini sostengono le "anomalie" di quel risultato scientifico che ha portato da 'Ignoto 1' all'identificazione del presunto assassino.

L'assenza del suo Dna mitocondriale (identifica la linea materna, ndr) sulla vittima invalida la prova e pone "problemi" nel certificare il Dna nucleare. E' solo quest'ultimo, invece, per l'accusa a identificare una persona senza margine di dubbio; e sul quel Dna l'accusa non ha incertezza alcuna. Tecnicismi genetici su cui la corte, presieduta dal giudice Antonella Bertoja, ritiene che "un approfondimento non è decisivo".

Respinta dalla corte d'Assise di Bergamo, perché "superflua", la perizia sull'allineamento delle tre telecamere che inquadrano il presunto furgone di Bossetti, 'no' anche all'analisi di sfere metalliche trovate sotto le suole della vittima (riconducibili a materiale per l'edilizia) e alle fibre sui suoi indumenti "visto il tempo trascorso" dal delitto. Rigettata la richiesta, avanzata sia della difesa che dell'accusa, di nuovi accertamenti medico-legali, poiché è stato accertato a parere dei giudici che dato il tempo trascorso tra la scomparsa di Yara (26 novembre 2010) e il ritrovamento del corpo nel campo di Chignolo d'Isola (26 febbraio 2011) vi sia l'impossibilità "di acquisire elementi utili". 'No' che danno un'accelerata al processo: "dopo il 10 giugno" è attesa la sentenza di primo grado.

Tra le nuove prove documentali entrano nel processo "tutte le lettere nella disponibilità delle parti" tra Bossetti e Gina, la detenuta-ammiratrice del muratore di Mapello. Missive che confermerebbero alcune preferenze sessuale, come dimostrerebbero le ricerche presenti nel computer della famiglia Bossetti. E una delle poche concessioni della corte che ha bocciato anche gli approfondimenti chiesti dall'accusa, in primis quelli di altre analisi per dissipare eventuali dubbi che il furgone ripreso dalle telecamere sia quello di Bossetti.

La corte sembra avere le idee chiare, ma si prestano a una doppia lettura. Nessun nuovo accertamento è in grado di eliminare i dubbi sulla colpevolezza quindi vale il 'dubbio pro reo' oppure i giudici ritengono che gli elementi raccolti siano già in grado di dimostrare la colpevolezza di Bossetti?

Per i difensori "la lettura è positiva: c'è una presa di coscienza del dubbio. E' evidente che le zone d'ombra emerse nel processo sono ancora tantissime". Sul divieto di visionare i reperti relativi al Dna, "non è mai successo - evidenziano i legali - che la difesa non abbia mai potuto toccare gli elementi portanti dell'accusa".

Soddisfatti gli avvocati della famiglia Gambirasio - "La scelta della corte conferma la nostra convinzione che il dibattimento è giunto alla sua fase decisionale", dice Enrico Pelillo - mentre Bossetti, come sempre presente in aula, "è fiducioso che la verità, prima o poi, venga a galla". Nella prossima udienza del 13 maggio l'accusa chiederà per lui, in carcere dal 14 giugno 2014, la condanna.

 

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