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18 novembre 2018

Cronaca

Cento persone tra cui 20 bambini muoiono annegati, nessuno ne parla

Stefania De Bastiani | commenti |

Sarebbe stata inabissata per 10 giorni la morte di oltre 100 persone, tra cui 20 bambini. A dare notizia di un naufragio avvenuto al largo della Libia il 1 settembre è Medici Senza Frontiere, che riporta la testimonianza di uno dei sopravvissuti, soccorsi dalla guardia costiera libica che li ha riportati in Africa.

 

Da quanto emerso nelle scorse ore tra le vittime ci sarebbero 20 bambini di cui due gemellini di appena 17 mesi, affondanti insieme ai genitori. La notizia è venuta a galla solo perché i sopravvissuti, riportati a Khoms, a 120 km a est di Tripoli, hanno raccontato l’accaduto al personale di Medici Senza Frontiere, organizzazione che sul proprio sito riporta le parole ascoltate.

 

“Mentre il primo gommone si era fermato a causa di un guasto al motore, il nostro ha continuato a navigare fino a quando, verso le 13, ha cominciato a sgonfiarsi – questa  la testimonianza riportata -  A bordo eravamo 165 adulti e 20 bambini. In quel momento il telefono satellitare mostrava che non eravamo lontani dalla costa maltese. Abbiamo chiamato la guardia costiera italiana e abbiamo inviato le nostre coordinate, chiedendo assistenza mentre la gente iniziava a cadere in acqua. Ci è stato detto che avrebbero mandato qualcuno. Ma la barca ha iniziato ad affondare. Non potevamo nuotare e solo poche persone avevano giubbotti di salvataggio. Quelli tra noi che potevano aggrapparsi alla barca sono rimasti in vita. I soccorritori (europei, ndr.) sono arrivati più tardi in aereo e hanno lanciato zattere di salvataggio, ma tutti erano in acqua e la barca si era già rovesciata. Poche ore dopo, altri soccorsi aerei hanno lanciato altre zattere di salvataggio. Sulla nostra barca sono sopravvissute solo 55 persone. In molti sono morti, comprese famiglie e bambini. Avrebbero potuto essere salvati se i soccorsi fossero arrivati prima. Più di venti bambini sono morti, compresi due gemelli di 17 mesi annegati insieme alla madre e al padre. È arrivata anche la guardia costiera libica, salvando prima i sopravvissuti al naufragio e recuperando poi il secondo barcone. Siamo stati tutti portati qui”.

 

In Libia sta lavorando un’equipe di Medici Senza Frontiere, e il 2 settembre, il giorno dopo il naufragio, è arrivata sulla costa africana una nave con 276 persone, tra cui i sopravvissuti alla tragedia. “Dopo lo sbarco – riferiscono i membri di Medici senza frontiere – abbiamo fornito assistenza medica urgente”. Nove persone avevano ustioni chimiche fino al 75% del corpo, e 18 erano i casi urgenti, sopravvissuti in condizioni gravissime. Alcuni sono stati trasferiti in ospedale, mentre tutti gli altri un centro di detenzione.

 

La guardia costiera libica, quando riporta i migranti in Africa, li rinchiude in quelli che sono veri e propri campi di concentramento. Prigioni in cui vengono ammassate centinaia di persone, senza la possibilità di muoversi, lavarsi. Tra queste persone ammassate ci sono donne incinte, bambini, neonati, gente gravemente malate. In molti non ce la fanno, ad uscire da quelle carceri. Muoiono lì, davanti agli occhi dei compagni di prigionia. Ed lì che finiscono, quando li rimandiamo “a casa loro”. Quando diciamo che "salvarli è compito della guardia costiera libica".

 



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Stefania De Bastiani

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