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25 maggio 2018

Vittorio Veneto

Cesana Malanotti: accordo da 2,3 milioni sull'Iva arretrata, ma è scontro con i vecchi amministratori

La tesi di uno dei destinatari delle lettere: "Si poteva andare a contenzioso e magari vincere"

Roberto Silvestrin | commenti |

Iva cesana malanotti

VITTORIO VENETO - “Per la vicenda dell’esenzione Iva si poteva affrontare un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, l’esito non sarebbe stato scontato in senso negativo. Non c’è nessun grado di giudizio che affermi che il regime di esenzione Iva in cui operava il Cesana Servizi era sbagliato”.

 

Lo sostiene uno dei destinatari delle 30 lettere inviate dall’istituto lo scorso aprile: si tratta di un assistito dell’avvocato Giovanni Braido, ex vice sindaco di Vittorio Veneto, che però ha preferito rimanere anonimo. La questione dell’Iva del Cesana Servizi, per la quale la casa di riposo ha trovato recentemente un accordo da 2,3 milioni con l’Agenzia delle Entrate, sarebbe legata – sostiene l’uomo – ad un problema interpretativo di una norma (art. 10, comma 1, n. 21).

 

Questa avrebbe consentito al Cesana Servizi, secondo l’assistito di Braido, di operare senza dover versare l’Iva. “Voglio specificare che quell’Iva semplicemente non è stata versata. Non è che qualcuno se la sia intascata, come suggerisce il termine evasori” dichiara il destinatario della lettera.

 

L’Agenzia delle Entrate ha però avviato un accertamento per evasione dell’imposta, adducendo come motivazione il fatto che il Cesana Servizi non offriva il servizio di alloggio, che ricadeva sotto la responsabilità del Cesana Malanotti e non della partecipata. L’Agenzia ha quindi inviato un avviso di accertamento, e l’Ipab ha scelto la via dell’accertamento per adesione, optando per un accordo di pagamento da 2,3 milioni.

 

“E’ un caso di incertezza interpretativa – sostiene l’assistito di Braido – Il Cesana non ha voluto assumersi il rischio di affrontare un contenzioso, che non è detto avrebbe avuto esito negativo. Viste anche alcune sentenze della Corte di giustizia europea. Si poteva arrivare fino a lì, e allora si poteva parlare di mala gestio”.

 

Diversa però la versione dell’istituto, che dopo il parere dei propri legali ha optato per la trattativa con l’Agenzia delle Entrare. Troppo rischioso intraprendere un contenzioso che aveva pochissime probabilità – secondo il Cesana – di vedere trionfare l’Ipab. In caso di sconfitta in Tribunale infatti la casa di riposo avrebbe dovuto sborsare una cifra molto più alta di quella pattuita: circa 8-9 milioni di euro, una stangata impossibile da reggere, che avrebbe messo in pericolo la stessa sussistenza dell’istituto.

 

“Assorbibili” invece i 2,3 milioni che il Cesana verserà nelle case dello Stato. Uno degli elementi che ha convinto l’Ipab a non andare a contenzioso è anche il fatto che il Cesana Servizi non avrebbe fatto il dovuto appello all’Agenzia delle Entrate per lavorare in regime di esenzione Iva.

 

“Abbiamo trovato la via dell’accertamento per adesione con l’Agenzia delle Entrate per tutti gli atti fiscali sotto indagine dal 2012 al 2017 compresi – ha commentato il presidente del Cesana, Maurizio Castro – Il costo complessivo è stato di 2,3 milioni, che è sostenibile dall’istituto. Siamo soddisfatti della soluzione, per quanto onerosa”.

 

Ci sono intanto novità per quanto riguarda le indagini per danno erariale che vedono protagonisti i precedenti amministratori dell’ente. La Guardia di Finanza ha terminato l’istruttoria documentale, e sta iniziando ad ascoltare le persone coinvolte. La “tecnica” usata sarà quella dello spacchettamento: non si tratterà quindi di un maxi processo fiscale per i 18 milioni di (presunto) danno erariale, ma ogni questione verrà affrontata individualmente.

 

I processi contabili inizieranno il prossimo anno, e qualsiasi provente legato a questa procedura verrà dirottato all’abbassamento delle tariffe della casa di riposo. In quei 18 milioni non sono però compresi i 2,3 relativi all’Iva del Cesana Servizi: sarà la Corte dei Conti a stabilire se la condotta degli amministratori del passato – in merito all’esenzione - sia stata più o meno irreprensibile.

 



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Roberto Silvestrin

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