23/11/2017nuvoloso

24/11/2017nuvoloso

25/11/2017pioggia

23 novembre 2017

CETA e JEFTA …accordi disastrosi per l’Italia

immagine dell'autore

Alberta Bellussi | commenti |

ceta

CETA e JEFTA …accordi disastrosi per l’Italia

In questi giorni si parla di CETA  (l’accordo Ue-Canada), su cui l’Italia è chiamata a esprimere un voto Commissione Affari Esteri del Senato, siamo in presenza di un accordo disastroso. La politica commerciale europea deve infatti diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per il commercio fine a se stesso.

Pochi giorni fa Greenpeace Olanda ha pubblicato le negoziazioni segrete dell’accordo commerciale fra Unione europea e Giappone noto come Jefta; sfogliando i documenti ci si rende conto,  ancora una volta, come Commissione europea ei  governi nazionali stiano portando avanti negoziati commerciali in segreto, a scapito degli standard ambientali. Le disposizioni al momento presenti nell’accordo Ue-Giappone sulle “corti speciali” per la tutela degli investimenti sono addirittura più deboli di quelle già estremamente preoccupanti previste dall’accordo commerciale con il Canada. Sia Ceta che Jefta mancano di impegni concreti e vincolanti per aspetti legati ad ambiente, sviluppo sostenibile e lavoro.

Per riuscire ad avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve assolutamente  essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali ma prima di tutto deve essere garantito che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario.

Alcune ragioni per cui va fermato il Ceta?

1-      Per tante solide ragioni di rilevanza costituzionale. Primo, perché include l'Investment Court System (Ics), un sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti dove la giurisdizione viene sottratta alle istituzioni previste dalle costituzioni democratiche e "privatizzata", sradicata da qualunque relazione con la sovranità democratica.

2-      Perché il Canada non ha ratificato diverse convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, tra cui alcune delle Convenzioni fondamentali: la Convenzione sul diritto di organizzazione e contrattazione collettiva; la Convenzione sull'età minima per lavorare; la Convenzione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. In sostanza, si aggrava il dumping sociale, la concorrenza sulla pelle di lavoratori e lavoratrici.

3-      Perché I rischi per la salute aumentano a causa "dell'applicazione del principio di equivalenza delle misure sanitarie e fito-sanitarie che consentirà ai prodotti canadesi di non sottostare ai controlli nei Paesi in cui vengono venduti. Ricordiamo che in Canada è impiegato un numero rilevante di sostanze attive vietate nella Ue.

4-      Perché colpisce il nostro Made in Italy agro-alimentare: all'Italia sono riconosciute appena 41 indicazioni geografiche, a fronte di 288 Dop e Igp registrate, con conseguente rinuncia alla tutela delle restanti 247, oltre al sostanziale occultamento delle informazioni sull'origine dei prodotti a vantaggio dell'Italian sounding.

 

Fermare il Ceta è un atto di coerenza rilevante. In questo mondo è evidente che la persona, nella sua integrità, ha straperso nel gioco del "libero mercato", ossia il mercato al servizio degli interessi più forti. Oggi, in tutta l'Ue, chi intende contrastare le disuguaglianze sociali e ambientali, rivalutare il lavoro, sostenere la buona impresa produttiva, affermare il diritto alla salute, proteggere le produzioni nazionali deve affrontare un'emergenza: fermare nei Parlamenti nazionali  che approvano questi scellerati accordi.



Commenta questo articolo


vedi tutti i blog

In Edicola

copertina del giornale in edicola

Il Quindicinale n.924

Anno XXXVI n° 20 / 16 novembre 2017

VIGNETI E FITOFARMACI

“I pesticidi ci stanno uccidendo”. A Cappella Maggiore, due morti e sei malati di tumore in una strada: tra i vigneti e i campi, la malattia dilaga. E i cittadini denunciano

archivio numeri

Grazie per averci inviato la tua notizia

×