18 novembre 2019

Vittorio Veneto

CHE NE SARA' DELLE OPERAIE DELLA CERRUTI

Dal filatoio all'asilo nido. Sarà possibile trasformare le operaie in maestre d'asilo?

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Vittorio Veneto - Cerruti, the day after.

Quale sarà il futuro della Policarpo Cerruti? e del centinaio di operai licenziati dall'azienda?

Se la situazione occupazionale dell'azienda, che ha chiuso i battenti dopo decenni di attività, si legge negli occhi e nei racconti degli operai, la preoccupazione si fa tangibile e drammatica. Ma. Ma se leggiamo i comunicati stampa istituzionali, il "dramma Cerruti" appare ridimensionato. Appare precario e forse - tutto sommato - in via di soluzione. Perché l'ottimismo - a quanto pare - può avere un suo ruolo pure nella disoccupazione.

Chiariamo. Questa mattina nel municipio di Vittorio Veneto si è avuto un incontro sulla Policarpo Cerruti, che ha appena messo in cassa integrazione 100 operai. E che ha deciso di chiudere per sempre. All'incontro erano presenti i sindacati, la proprietà dell'azienda, esponenti della provincia, il sindaco vittoriese Toni Da Re e l'ex sindaco Scottà.

Che si sono detti? secondo Toni Da Re l'incontro "è stato approfondito e soddisfacente”.

In un comunicato appena diffuso il neosindaco di Vittorio Veneto scrive infatti che "a margine della riunione tenutasi  in municipio, riguardante la situazione occupazionale e produttiva del Lanificio Policarpo Cerruti, il sindaco ha preso atto che l’azienda ha mantenuto e onorato ogni impegno economico con i lavoratori. Che essi verranno, a cura dei sindacati, accompagnati ad usufruire delle provvidenze previste dalla legge sulla mobilità. E che ha raccolto con interesse il suggerimento di mettere a disposizione risorse comunali, indirizzandole al finanziamento di corsi di riqualificazione professionale, indirizzati al settore socio – assistenziale, in considerazione della prevalenza di lavoratrici, naturalmente vocate a tale professionalità."

Nella nota diffusa, Toni Da Re "indica nel monitoraggio continuo e in una attenzione vigile alle tematiche occupazionali una assoluta priorità dell’amministrazione." Inoltre il sindaco "si impegna a consultare la proprietà dell’Azienda per verificare se sussistano gli estremi per una salvaguardia del marchio “Cerruti”.

E, infine, Da Re indica "in Provincia, Regione e Governo centrale gli organismi deputati ad essere i continuatori di un impegno per offrire eventuali soluzioni  a questi ed altri lavoratori. Dà inoltre mandato a Michele De Bertolis di fare rete con le amministrazioni territoriali, sulle quali “si spalma” l’attuale congiuntura occupazionale e si impegna a portare a conoscenza delle problematiche suddette il Consiglio regionale e il ministro Sacconi.   

Insomma, il comune è soddisfatto.

E i sindacati? Per Paolino Barbiero, delegato provinciale della Cgil, l'incontro ha avuto un senso solo se il comune si impegnerà davvero a dare un futuro occupazionale alternativo ai cento operai lasciati a casa. Operai che sono, nella stragrande maggioranza, donne. Per Barbiero, l'incontro di stamane non ha aggiunto nulla di nuovo alla situazione degli operai che -per un anno- godranno della cassa integrazione e che, in taluni casi, potranno beneficiare della legge sulla mobiità. "Il sindacato - ha sottolineato Barbiero - già segue i lavoratori per quanto riguarda i problemi legati al licenziamento. Non è per questo che ha chiesto un confronto con l'amministrazione. Il dialogo ha un'altra funzione: quella di vedere quali risorse, quali strategie il comune potrà mettere in atto per dare un futuro alle donne che si trovano senza occupazione. Per questo abbiamo indicato sia al comune che all'azienda (la quale ha ribadito la necessità di chiudere la fabbrica per un'antieconomicità della produzione) le soluzioni idonee a riconvertire lo stabile in una struttura che offra assistenza sociale e posti occupazionali in questo settore.

"Le indicazioni che i sindacati hanno dato sono state quelle di trasformare l'ex lanificio in un asilo, in una casa di riposo, in un complesso residenziale ma anche socio assistenziale che aiuti quel territorio che, in passato, ha dato aiuto alla stessa azienda permettendole di crescere.

In conclusione, la proposta del sindacato (che secondo Barbiero è piaciuta particolarmente a Scottà) è quella di trasformare - ma in breve tempo - il lanificio in una struttura socialmente utile e di fare in modo che la filatrice diventi...maestra d'asilo, o assitente di un'anziana.
 

Bisognerà vedere se questa prospettiva si realizzerà. Nel frattempo Barbiero ha ammesso che nessuno dei 34 operai già in cassa integrazione da gennaio ha trovato un'occupazione alternativa. E che la situazione non è facile. I sindacati hanno anche ipotizzato che l'azienda Bottoli possa rilevare il marchio Cerruti e fonderlo all'interno della stessa fabbrica.

Ipotesi tutte da vagliare, mentre sentiamo testimonanze dolorose. Come quella di una coppia di coniugi, entrambi operai alla Cerruti, entrambi in cassa integrazione, che oltre che senza lavoro, resteranno  senza casa perché occupavano uno degli appartamenti messi a disposizone dell'azienda ai loro operai.

 



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Emanuela Da Ros

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