20 agosto 2019

Esteri

Che succede in Libia?

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La Libia sprofonda nel caos. Da giovedì scorso le truppe dell'Lna guidate dal maresciallo Khalifa Haftar avanzano verso Tripoli, la capitale, dove ha sede il governo di unità nazionale di Fayez al-Serraj e riconosciuto dalle Nazioni Unite. Finora raid, ritiri e appelli sono stati inutili. Mentre gli occhi della comunità internazionale sono puntati sul Paese africano, gli Stati Uniti ritirano militari e personale e nell'offensiva si contano almeno 35 morti. L'inviato dell'Onu Ghassman Salamé è convinto che la conferenza sponsorizzata dall'Onu in programma il 14 aprile a Ghadames si farà. Lo scenario però cambia di ora in ora e il rischio che il summit salti è dietro l'angolo. Ma cosa sta succedendo in Libia e perché si è tornati nel caos?

GHEDDAFI, HAFTAR E UN PAESE SPACCATO - Da anni la Libia è un Paese spaccato a metà. Da un lato c'è il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, quello di Tripoli, che fa capo a Serraj ed è appoggiato dall'Onu. Dall'altro, a Tobruk, ha sede il governo guidato da Haftar, appoggiato da Russia ed Egitto. Questa situazione ha avuto origine dopo il rovesciamento di Gheddafi, avvenuta nel 2011. Nel 2015, in seguito all'accordo di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite, Serraj è diventato presidente presidente del Consiglio Presidenziale e primo ministro del governo di Accordo Nazionale della Libia. Ma a minacciare il suo governo c'è da sempre l'ombra di Haftar, che dopo la rivolta contro Gheddafi, è diventato uno dei principali comandanti dei ribelli nell'Est della Libia. Nel maggio del 2014 l'uomo forte della Cirenaica ha lanciato da Bengasi l'Operazione Dignità contro le milizie islamiche, una "campagna contro i terroristi". E l'anno seguente, forte del sostegno politico e militare egiziano, è stato nominato ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore dal governo di Tobruk.

CHI E' HAFTAR - Quella di Haftar viene descritta come una figura controversa, enigmatica, con un senso della lealtà molto flessibile. Il generale libico è considerato il grande nemico del governo di concordia nazionale di Serraj. Nato in Cirenaica 75 anni fa, comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) e uomo forte delle autorità di Tobruk, in passato ha aiutato Gheddafi nella sua ascesa al potere, nel golpe del 1969. E' stato capo di Stato Maggiore delle forze libiche fino al 1987, per poi essere scaricato dal colonnello dopo la guerra del Ciad: da prigioniero fu sconfessato da Gheddafi.

Rilasciato nel 1990 grazie ai buoni uffici statunitensi, ha vissuto per anni negli Usa, dove - si dice - avrebbe collaborato con la Cia. Nel 1993, fu condannato in patria, in contumacia, alla pena capitale per "crimini contro la Jamāhīriyya libica". Dalla Virginia è tornato in Libia nel 2011, l'anno della rivolta contro Gheddafi, e presto è diventato uno dei principali comandanti dei ribelli nell'est. Suo grande sponsor, oltre all'Egitto, è la Francia.

L'INIZIO DELL'OFFENSIVA - Giovedì scorso Haftar ha ordinato al suo esercito di avanzare verso la capitale. "E' il momento di liberare Tripoli" ha detto al suo esercito l'uomo forte della Cirenaica in un messaggio audio, lanciando il guanto di sfida. "Haftar non troverà nient'altro che forza e fermezza" ha assicurato Serraj. Mentre l'esercito libico ha avviato ieri l'operazione 'Vulcano di rabbia' contro le truppe fedeli al generale.

LA CONFERENZA A GHADAMES - Il caos è scoppiato a una manciata di giorni dall'inizio della Conferenza di pace a Ghadames, in programma dal 14 al 16 aprile con l'obiettivo di delineare il quadro istituzionale e il percorso elettorale in Libia. Ma la conferenza rischia ora di saltare.

PERCHE' HAFTAR HA SCATENATO L'OFFENSIVA? - L'offensiva di Haftar è "probabilmente" un tentativo di "rafforzare ulteriormente la sua posizione in vista della Conferenza nazionale a Ghadames, ha spiegato in un'intervista ad Aki-Adnkronos International Nathan Vest, esperto di Libia alla Rand Corporation, noto think tank statunitense. "Penso che l'obiettivo ultimo di Haftar sia diventare la forza preminente in Libia" e questo, secondo l'esperto, può avvenire in vari modi: "attraverso una sorta di elezione, di una soluzione negoziata che lo metta a capo di un esercito libico libero dal controllo civile o attraverso la conquista militare". "Altri analisti - ha sottolineato l'eseprto - hanno suggerito che Serraj abbia respinto un potenziale accordo con gli Emirati poiché avrebbe concesso a Haftar troppa forza. È possibile allora che Haftar abbia deciso di prendere in mano la situazione con un'azione unilaterale".

 

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