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22 settembre 2017

Ambiente

Clima ed eventi estremi, sono i più poveri a pagare il prezzo più alto.

AdnKronos | commenti |

Roma, 13 set. - (AdnKronos) - Raddoppiato, nel corso degli ultimi 40 anni, il numero di persone e regioni colpite da eventi climatici catastrofici e rischi naturali mentre supera quota 20 milioni il numero dei rifugiati ambientali. Secondo la Fondazione Heinrich Böll, saranno necessari almeno 300 miliardi di dollari l'anno, a partire dal 2030, per aiutare le persone che perderanno case, terra e coltivazioni e saranno costrette a migrare a causa degli effetti climatici estremi.

E anche quando si parla di cambiamenti climatici, la differenza tra ricchi e poveri c'è perché sono i Paesi più in difficoltà a pagare il prezzo più alto del surriscaldamento globale. Basta pensare che gli Stati Uniti, colpiti dalla massima potenza dell’uragano, hanno chiesto l’evacuazione di oltre 6 milioni di persone dalla Florida per proteggere la popolazione da Irma contenendo a 11 il numero di vittime.

Sono 25 invece i morti registrati nella Repubblica Dominicana e ad Haiti, l’area più povera dei Caraibi ma solo sfiorata dal passaggio di Irma. Si contano 34.000 persone sfollate e altre 17.000 che hanno bisogno di un riparo immediato nei distretti orientali dell’isola. Nella sola Repubblica Dominicana 1,2 milioni di persone non hanno più acqua potabile per i danni alle infrastrutture idriche nelle aree colpite dall’urgano.

Ed è così che l'uragano Irma ha provocato una nuova emergenza umanitaria nella Repubblica Dominicana e ad Haiti (che non si era ancora del tutto ripresa dall'uragano Matthew, che ha colpito l'isola lo scorso anno provocando oltre 1.000 vittime, distruggendo le abitazioni e lasciando migliaia di famiglie senza casa).

"Le crisi umanitarie provocate dai cambiamenti climatici saranno sempre più estese, trasversali e di lunga durata e, come dimostrato dall’uragano Irma, a pagare il prezzo più alto in vite umane e danni sono le popolazioni più povere, nel Nord e nel Sud del pianeta", dice Alessandra Fantuzi, coordinatrice di Agire, rete di 9 Ong di cui tre (Cesvi, Oxfam e Sos Villaggi dei Bambini) al lavoro nei due Paesi per rispondere ai bisogni più urgenti delle vittime e fornire assistenza ai più fragili.

Oxfam si è attivata nel nord del Paese. "La nostra preoccupazione principale riguarda lo stato delle infrastrutture sanitarie e idriche colpite dalle piogge e inondazioni provocate da Irma – spiega Gabriele Regio, responsabile degli interventi di Oxfam Italia tra Haiti e Repubblica Dominicana- Le inondazioni hanno raggiunto un metro di altezza nei quartieri più poveri. Stiamo osservando molta spazzatura e detriti nelle strade allagate di Cap-Haïtien, situazione questa che aumenta il rischio di diffusione di colera e di altre malattie”.

Oxfam continua inoltre a controllare lo sviluppo dell'uragano Jose, che seguirà Irma e che minaccia di creare ulteriori danni anche nelle zone appena colpite. Sos Villaggi dei Bambini, presente sia ad Haiti che in Repubblica Dominicana, è riuscito a limitare i danni grazie a misure di sicurezza preventive, provvedendo a mettere in sicurezza le proprie strutture e disponendo scorte di cibo e beni di prima necessità. Al momento tutti i bambini accolti nei Villaggi Sos sono al sicuro e la situazione è sotto controllo.

Nella città di Cap-Haïtien l'organizzazione ha messo a disposizione cibo, acqua e un rifugio temporaneo per accogliere chiunque ne abbia bisogno. La conformazione del territorio e la precarietà del sistema di collegamento stradale rendono alcune parti di Haiti, anche in condizioni normali, difficilmente raggiungibili. Nei giorni scorsi Cesvi si è attivato per captare i bisogni più urgenti e per lavorare di concerto con i partner Concern Worldwide, Welthungerhilfe e Helvetas, attivi nell’area settentrionale di Cap-Haïtien, e per studiare interventi di prima assistenza post-uragano.

 



AdnKronos

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