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22 ottobre 2017

Conegliano

Conegliano-Valdobbiadene patrimonio Unesco, Fare Rete denuncia l'esclusione

"Non coinvolti cittadini e associazioni"

Roberto Silvestrin | commenti |

CONEGLIANO-VALDOBBIADENE - L’Italia candida il paesaggio del Conegliano-Valdobbiadene a patrimonio dell’Umanità, ma sul territorio ci sono anche gli “scontenti”. E’ il caso di “Fare Rete”, coordinamento volontario di associazioni, gruppi e cittadini di stampo ambientalista.

 

La firma del ministro Martina al dossier di candidatura e il successivo voto unanime della Commissione Italiana per l’Unesco hanno alimentato nuovamente il vento della protesta, che da tempo tiene banco nelle “terre del Prosecco”. La questione pesticidi è infatti ben nota, e Fare Rete è sempre stato in prima linea per la difesa dell’ambiente e il contrasto all’uso spregiudicato della chimica nei vigneti.

 

Il coordinamento questa volta lamenta l’esclusione durante la preparazione del percorso che vorrebbe portare le colline del Prosecco tra i patrimoni dell’umanità. “Continuano purtroppo ad essere ignorati gli aspetti sociali, ambientali e sanitari di tale candidatura, visto che non sono state coinvolte le associazioni e i cittadini che pure hanno chiesto di portare il loro contributo” scrive Fare Rete.

 

Una candidatura univoca quindi, e dal taglio fortemente economico secondo gli ambientalisti: “La Regione Veneto, nella stesura del piano di gestione della candidatura, ha tenuto conto dei soli portatori di interessi economici, come recentemente segnalato dal coordinamento Fare Rete ad Icomos Italia (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, ndr)”.

 

Emblematico, secondo gli ambientalisti, anche il caso di Pietro Laureano, vicepresidente dello stesso Icomos e inizialmente coordinatore del dossier di presentazione della candidatura: “Il dossier, a partire dal 2015 e recependo anche parte dei miei testi, ha preso una svolta che io considero non corretta e dagli obiettivi confusi – ha detto Laureano al coordinamento - Per questo ho rinunciato a partecipare ai lavori successivi e pure all’importante Comitato Scientifico istituito, di cui mi era stato gentilmente offerto il ruolo di coordinatore”.

 

Lo stesso vicepresidente avrebbe poi definito la candidatura “non esente da problemi che il Piano di Gestione ed un processo di partecipazione avrebbe dovuto affrontare”. Fare Rete invoca addirittura la violazione del requisito di partecipazione democratica stabilito dall’articolo 9 dello statuto regionale. Rimane quindi la paura per l’uso dei pesticidi, unita alla sensazione di essere stati privati del proprio patrimonio agricolo e ambientale.

 



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Roberto Silvestrin

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