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22 maggio 2017

Cultura

Cos'è una 'bufala', la risposta della Crusca

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Notizia falsa oppure bufala. In tempi in cui l'informazione corre sul web, non è raro incappare in decine e decine di articoli che riportano, se non parzialmente, 'verità' inventate di sana pianta. Le ormai tristemente famose bufale - contro le quali la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini ha lanciato recentemente un appello - che nascono con lo scopo di ingannare il lettore disattento e manipolare, per quanto possibile, l'opinione pubblica. Ma perché si dice proprio bufala? Qual è l'origine di questo termine? La risposta non è semplice e, per svelare il mistero, scende in campo anche l'Accademia della Crusca.

In un lungo articolo dal titolo 'Questa risposta non è una bufala!', il prof. Riccardo Cimaglia risponde infatti alle numerose richieste arrivate in redazione sull'uso del termine, giungendo alla conclusione che 'bufala' nella sua recente accezione figurata sia una parola originaria di Roma. "Possiamo, in conclusione, rispondere ai nostri lettori - scrive Cimaglia - che l'accezione figurata di bufala, sia come 'notizia falsa' sia come 'produzione artistica di scarso valore', è relativamente recente e ha sicuramente origine a Roma, anche se è stata registrata solo tardivamente nella lessicografia romanesca. Neppure due grandi dizionari della lingua italiana, come il GDLI e il LEI, la riportano: essi infatti segnalano solo il significato figurato di "cosa evidentissima", nella locuzione non vedere la bufola nella neve, attestata in Sacchetti. La V edizione del Vocabolario della Crusca (vol. II, 1866) - continua il professore - riporta invece la locuzione menare altrui pel naso come un bufalo/una bufala, nel senso di 'raggirare qlcn.'. Ma ora, anche grazie alla rete, da cui vengono diffuse notizie e informazioni che si rivelano poi solo delle... bufale, la parola è d'uso comune sull'intero territorio nazionale".

Dopo aver analizzato la presenza del termine nei più importanti dizionari d'Italia e a riprova della sua derivazione romana, Cimaglia racconta poi un curioso aneddoto sulla presunta origine del termine che lo ha visto protagonista: "Recentemente mi è capitato di parlare dell'argomento con un anziano parlante romano, che mi ha ricordato un fatto che accadeva proprio a Roma, intorno agli anni Quaranta. All'epoca le donne - spiega l'accademico - erano solite portare, per risparmiare, delle scarpe con le suole in pelle di bufalo/bufala, invece del più costoso cuoio; capitava, nei giorni di pioggia, che con tali calzature si scivolasse, anche con considerevoli conseguenze; quando una donna infortunata arrivava al Pronto Soccorso (l'allora CTO della Garbatella), il personale d'ospedale, considerata l'alta frequenza dei casi, usava l'espressione "Ecco un'altra bufala" (indicando la paziente metonimicamente con la causa del suo incidente: 'un'altra scarpa in pelle di bufalo aveva provocato nuovamente una brutta caduta'). Di qui - continua Cimaglia - il termine sarebbe diventato sinonimo di fregatura, per passare poi a indicare sia la notizia falsa, sia una produzione cinematografica di scarso valore. Non sono in grado di verificare la veridicità di questo racconto, che comunque conferma l'origine romana dell'uso figurato del termine".

 

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