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21 gennaio 2018

Castelfranco

Da Intesa 100 milioni per aiutare soci ex banche venete

Ammontare massimo per singolo cliente 15mila euro. Platea di beneficiari 30mila famiglie

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CASTELFRANCO/MONTEBELLUNA - Intesa Sanpaolo tende la mano agli ex soci delle banche venete stanziando 100 milioni di euro a favore dei clienti che hanno visto i loro risparmi sbriciolarsi nel crollo della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.

"La vicenda dei soci truffati rappresenta una vergogna, quello che è successo è scandaloso" ha spiegato il consigliere delegato di Intesa, Carlo Messina, annunciando un intervento su una platea di beneficiari che ammonta a 30 mila famiglie.

 

"Mi ha sconvolto - ha aggiunto - il fatto che circa 2 mila di questi nuclei familiari sono formati da persone ultraottantenni". L'intervento, il cui ammontare massimo per singolo cliente è di 15 mila euro, è destinato a persone con un reddito annuo lordo non superiore a 30 mila euro e un patrimonio mobiliare massimo di 15 mila euro.

Verrà erogato in cinque anni, subordinatamente al fatto che l'ex socio resti cliente di Intesa, che ha rilevato gli asset sani delle banche venete con una dote di 5,2 miliardi di euro di soldi pubblici.

I soci potranno aderire tra l'1 marzo e il 31 maggio 2018 e verranno privilegiate le situazioni di maggiore difficoltà. "Abbiamo deciso di destinare 100 milioni a una parte di clienti azionisti sotto una determinata fascia di reddito, in situazione di difficoltà economica, i quali, a causa delle gestioni pregresse, hanno visto la loro fiducia venir meno. Vogliamo rafforzare la nostra relazione con la clientela", ha spiegato Messina.

 

"Un intervento di cui mi congratulo, prima di tutto per il suo importante significato sociale", il commento del governatore del Veneto, Luca Zaia.

Il Ceo di Intesa ha anche parlato della stretta sugli Npl che potrebbe arrivare dalla Bce. Se "l'obiettivo di ridurre gli Npl è assolutamente da perseguire", necessita invece di "correttivi la meccanicità nella definizione dei valori basata esclusivamente su un arco temporale".

 

"Qualunque regola andasse a forzare questi tempi la considero una forzatura" ha ammonito. Una riflessione meritano anche le regole sulla riduzione delle quote delle Fondazioni nelle banche, nate per evitare rapporti 'malati' come quelli che hanno portato al collasso di Mps ma che rischiano di indebolire l'azionariato di gruppi sani, e strategici come Intesa.

 

"Posporre il tempo in cui veniva richiesto di adempiere all'obbligo per le Fondazioni di scendere nel capitale delle banche l'avrei trovato ragionevole", ha detto Messina, dopo la vendita ieri dello 0,95% del capitale di Intesa da parte della Compagnia Sanpaolo. Il rischio è di aver sottovalutato l'importanza di conservare "noccioli duri italiani" in un Paese "che ha bisogno" di campioni come Intesa. "Non vorrei mai - ha ammonito Messina - che tra qualche anno dovessimo trovarci alle prese con la messa a punto di golden power nel settore bancario".

 

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