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25 giugno 2019

Vittorio Veneto

DALLA MARCA ALL'AQUILA

Testimonianze di volontari dal campo Acquasanta nel centro dell’Aquila

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Vittorio Veneto - Tanti i volontari partiti anche dal nostro territorio per portare soccorso ai terremotati dell’Abruzzo, testimonianza di come la solidarietà non abbia confini.

Alessandro Chies, 29 anni infermiere del pronto soccorso di Conegliano, è arrivato all’Aquila presso il campo ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) di Acquasanta a una settimana dall’evento: sui volti della gente ancora tanta paura. “Ciò che mi ha colpito” ricorda Alessandro “è che molti bambini non parlavano più, si svegliavano di notte urlando e piangendo; tanti gli anziani soli e persi, genitori che ti parlavano solo con gli sguardi, ragazzi che avevano perso amici, famiglie distrutte, persone che raccontavano con lacrime e singhiozzi gli interminabili attimi della scossa che aveva portato morte e distruzione”.

Con lui Ivan De Biasio, 36 anni volontario di Prealpi Soccorso, partito con l’unità maxi-emergenza dell’associazione, poi utilizzata per l’ospedale da campo. “Al nostro arrivo ci trovavamo ancora in una situazione di piena emergenza, pur essendo già trascorsa una settimana dalla scossa del 6 aprile; una situazione non paragonabile alle mie precedenti esperienze, in Umbria nel 1997 e a San Giuliano nel 2002. La gente del luogo però non si perdeva d’animo: nelle loro parole traspariva la volontà di ripartire presto e tra i giovani c’era tanta voglia di ricominciare”. Nel corso delle settimane la situazione organizzativa del campo di Acquasanta, che ospita 700 persone (si va dai 9 mesi del più giovane ai 106 anni della più anziana) è andata migliorandosi.

“Il campo è ora ben organizzato ed è gestito da 80 volontari” spiega Eugenio Benvenuti, volontario di Prealpi Soccorso da poco rientrato da Acquasanta dove si è occupato di coordinare la segreteria da campo per la popolazione residente. “E’ attivo il servizio scolastico, un centro mobile dentistico, un posto medico, un’aula informatica, un ufficio comunale, uno postale, sono arrivate le lavatrici e alla sera sono iniziate le proiezioni di film, grazie all’impegno di un’associazione locale. Abbiamo cercato sempre più di coinvolgere le persone alloggiate nella gestione del campo: molte danno una mano in cucina (2600 i pasti al giorno preparati), altre in piccoli lavoretti di loro competenza, come ad esempio gli elettricisti. Diversi i problemi di convivenza, che stanno ora emergendo, nati dal fatto che molte persone si trovano a condividere la tenda, diventata ora la loro casa, con sconosciuti”.

 

Claudia Borsoi

 

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