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20 maggio 2019

Nord-Est

Dia: Veneto molto attrattivo per le mafie

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La ricchezza diffusa nel Veneto è una potenziale attrattiva per la criminalità mafiosa, principalmente interessata a riciclare e reinvestire capitali illeciti. Lo rileva la relazione del I sem. 2018 della Direzione Investigativa Antimafia secondo la quale "la presenza delle mafie nel Triveneto non appare così consolidata e strutturata come nel nord ovest, ma diversi elementi fanno ritenere che siano in atto attività criminali più intense di quanto finora emerso perché l'area è considerata molto attrattiva".

 

Non sono un caso i 7 'ndranghetisti arrestati martedì dal Ros. In Veneto è costante il 'pendolarismo criminale' con rapine a banche e oreficerie, grazie a basisti anche collegati alle organizzazioni mafiose del sud Italia. Venezia attira 'cosa nostra' nel riciclaggio di capitali nel settore immobiliare. Non va scordato poi che la "mala del Brenta" è stata attiva per lungo tempo grazie anche ai buoni rapporti di Felice Maniero con con esponenti di primo piano di altre organizzazioni mafiose.

 

La 'ndrangheta, specie calabrese, traffica in droga e il lo investe nella ristorazione, la ricezione alberghiera e l' autotrasporto. Significativi, nel gennaio 2018, i 16 arresti della Dia che ha fatto emergere il collegamento degli indagati con le famiglie Giglio di Strongoli (Crotone) e Giardino di Isola Capo Rizzuto (Crotone) che, con i proventi derivanti dalle false fatturazioni, acquistavano droga. Un capannone a Vigonza (Padova) era usato come magazzino per l'attività edile eeluogo di custodia della droga, armi e munizioni. Il riciclaggio di denaro era agevolato da dipendenti di una banca, ricompensati con cospicue somme di denaro. Nel marzo 2018 la Guardia di finanza ha arrestato 16 arresti persone legate alle cosche di Africo (Reggio Calabria), per traffico internazionale di cocaina, riciclaggio ed autoriciclaggio.

 

Tra i coinvolti, un elemento di spicco della 'ndrina Morabito di Africo ed un esponente della cosca Vadalà di Bova Marina (Reggio Calabria), coinvolto anche nell'omicidio del reporter Jan Kuciak e della sua compagna, nel febbraio 2018, a Bratislava, dove la cosca aveva trasferito i propri interessi economici. Sono, invece, di aprile i 17 arresti e il sequestro di beni per 12 mln all'organizzazione gestita da un imprenditore di Melissa (Catanzaro) che nel veronese si occupava di autotrasporto, mantenendo legami con pregiudicati calabresi. Presente in Veneto anche 'cosa nostra' stando all'emissioni della Prefettura di Verona di alcune interdittive antimafia.

 

Il Veneto anche come regione 'rifugio' di latitanti: tra i gruppi più attivi, ci sono i Casalesi specializzata nella regione estorsione, usura e sequestro di persona. La Dia poi, il 25 gennaio 2018, ha trovato in Messico un latitante dal 2007 che con la famiglia gestiva da anni un'attività di ristorazione. Era accusato di estorsione ed usura, tra il 2005 e il 2009, ai danni di commercianti bresciani e veronesi dell'abbigliamento, per conto del clan Licciardi dell' "Alleanza di Secondigliano".

 

Per ora non si ci sono sodalizi di origine extra Ue ed organizzazioni mafiose italiane. I più attivi sono i nigeriani, nordafricani, dell'est Europa, cinesi e sudamericani. I nigeriani, in particolare, sono i più aggressivi e attivi nella prostituzione, traffico di eroina, cocaina e droghe sintetiche. Quella cinese è invece 'mafia' economica fatta col commercio di merce contraffatta, frodi ed evasioni fiscali come emerge dall' arresto, nel marzo 2018, dell'imprenditore cinese, indagato, insieme ad altri 41, per fatture false per 3,500 mln. Sempre cinesi è il fenomeno dello sfruttamento della manodopera, specie in agricoltura. Altro capitolo il settore dei rifiuti, negli ultimi tempi caratterizzato da alcuni incendi che hanno danneggiato le strutture di stoccaggio e smaltimento. Un settore su cui deve rimanere alta l'attenzione, in quanto fortemente esposto alle mire imprenditoriali della criminalità organizzata.

 

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