26 agosto 2019

La digitalizzazione della scuola italiana

Categoria: Altro - Tags: scuola, lim, digitalizzazione, computer, registro elettronico

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Nicolò Bonato | commenti | (5)

Da qualche anno a questa parte, nelle scuole italiane è in corso un tentativo di digitalizzazione.

Tale digitalizzazione si manifesta in diversi modi:
1- Creazione di un registro elettronico, ovvero fornire la possibilità a studente e famiglia di accedere ad un portale riservato in cui siano visibili non solo i voti dell'alunno ma anche il conteggio di assenze, i compiti per casa, il calendario delle verifiche e il programma svolto in classe lezione per lezione. (Questo parlando in linea generale, poi non tutte le scuole o non tutti i professori compilano completamente il registro, comunque assenze e voti sono generalmente elementi comuni).
2- Utilizzo delle LIM (lavagne interattive multimediali) per rendere la lezione più chiara e dinamica avendo anche la possibilità di accedere al web
3-Copertura wi-fi della scuola per rendere possibili i punti 1 e 2

L'idea è in teoria molto buona, in un mondo che ormai ha introiettato ampiamente l'aspetto informatico, presente in tantissimi ambiti, sembrerebbe assurdo lasciare indietro proprio la scuola che deve preparare i giovani al futuro.

Insomma, in linea di principio l'idea della digitalizzazione non potrebbe far altro che suscitare un plauso da parte dei cittadini, soprattutto da quelli studenti. Ma non è così.

Non è così perché questa digitalizzazione, almeno nella mia esperienza territoriale, è comunemente mal vista, in parte perché molti si chiedono se questa sia effettivamente una necessità primaria e non sia magari più sensato spendere altrimenti tutto il denaro investito, in parte perché anche coloro che la ritengono una cosa positiva e quantomeno comoda se non proprio necessaria, accusano una mancata perizia nell'attuarla.
Il problema questa volta non è (solo) lo stato perchè esso non ha veramente imposto questa digitalizzazione, ma ha solo raccomandato un potenziamento delle strutture della scuola onde renderla possibile. Ma forse questo non è chiaro ai vari collegi docenti. L'Italia e la scuola italiana non sono ancora pronte, a livello di risorse, a questa riforma della scuola.

L'Italia e la scuola italiana non sono ancora pronte, a livello di risorse, a questa riforma della scuola.

Infatti non solo in alcune zone del territorio Italiano è ancora completamente assente la possibilità di connessione, ma la scuola in sé non è pronta a questa novità. Non sono pronti né preparati i professori, la cui età media è attorno ai 45/50 anni (e continuerà a salire viste le proroghe dell'età pensionabile) che spesso si trovano in estrema difficoltà nel gestire strumenti e tecnologie che non conoscono e sui quali sono stati, nel migliore dei casi, insufficientemente formati.

E così abbiamo aule che sfoggiano i cosiddetti "registri elettronici" o desk o come si vuol chiamarli (ovvero dei computer progettati, o almeno così dovrebbe essere, per facilitare l'utilizzo del registro online) con dei professori che devono farsi aiutare dagli studenti perché non sanno come funzionino, e lo stesso discorso vale per le LIM.

In questo modo, mentre i professori più ligi al dovere (dettato dal loro singolo istituto, e non dallo stato, questo va ricordato) o più volenterosi si fanno aiutare dai ragazzi, sottraendo così decine di minuti le lezioni, molti professori si rifiutano semplicemente di usarsi questi strumenti, rendendoli di fatto inutili e costosi suppellettili. Ci sono poi scuole, ad esempio la mia, in cui tali registri "fisici" (i computer insomma) non sono neppure presenti, ma il registro elettronico è in funzioni, quindi i professori si ritrovano privati del registro in classe da momento che quello cartaceo è stato abbandonato.

Alcuni si ingegnano, ricorrono ad agende, taccuini, fogli volanti e quando vanno a colloquio con i genitori magari stampano i voti dal registro elettronico. Ovviamente da casa loro, con la loro carta, la loro corrente, le loro ore di lavoro extra.
La situazione è assurda, senza neppure citare i casi in cui un professore sbaglia e da il voto di Carlo a Alessia, che magari si trova un bel 4 al posto di un 8. E viceversa.

Tutto questo è stato fatto non si capisce bene a che scopo, forse per fornire ai genitori una possibilità di controllare maggiormente i loro figli, alimentando così un clima di sfiducia e di controllo?

 

Avete bisogno di un computer per sapere se vostro figlio/a va a scuola o prende un brutto voto? Non sarebbe meglio parlarne direttamente con lui/lei?

 

Certo questa è una visione molto negativa, ma alla fine, chiedo a voi genitori, avete bisogno di un computer per sapere se vostro figlio/a va a scuola o prende un brutto voto? Non sarebbe meglio parlarne direttamente con lui/lei?

Invito quindi tutti a riflettere sull'utilità di questa digitalizzazione, soprattutto se attuata nei modi sopra citati.

E ricordo che se non si sa come investire i soldi risparmiati da uno stop (temporaneo) della digitalizzazione, ci sono da risolvere i problemi dell'edilizia scolastici e delle "classi pollaio".



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La prima modalità di digitalizzazione é una modalità di amministrazione scolastica in cui rientrano le comunicazioni con i genitori: Assolutemente necessaria. Se i professori o chi per loro non lo vogliono fare è perchè non vogliono essere controllati, e lo dico con l'esperienza di 2 decadi di formazione e consulenza informatica presso le aziende.
La seconda è una modalita di insegnamento. Ognuno opera come vuole, ma sicuramente con la lavagna luminosa tutto può essere registrato per essere fruito con tempi e modalità diverse da quelli imposti dall'ora di insegnamento. E ciò che è registrato può essere soggetto a critiche ...
Le terza è una modalità di tecnica che non coinvolge le figure né degli insegnanti né dei genitori né degli studenti ma solo del personale tecnico.
Perciò di cosa stiamo parlando?
Di quello che i professori possono o vogliono fare?
A 50 anni io, consulente informatico, devo imparare almeno una piattoforma software e/o sistema operativo (pc, tablet, smartphone) protocolli di comunicazione, operativi ... al mese se voglio stare sul mercato del lavoro.
Detto questo, sono sicuro che i professori hanno tutti la capacità nonche la flessibilità, dimostrate nel loro percorso di studi, ad imparare quattro semplici compiti.

Con cordialità
Stefano Uliana

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Dice bene, come consulente informatico. Infatti i professori sono tenuti ad aggiornarsi per quanto concerne le loro materie. E le assicuro che fanno corsi di aggiornamento anche per usare le nuove strumentazioni, il problema è che non sono sufficienti.
Non ho colpevolizzato o comunque portato il problema su docenti o alunni o genitori, il problema è della scuola. Pretende che si riformi il sistema di istruzione e che si investa (e molto) sulle strutture per permettere tale riforma, ma si dimentica che ci sono problemi ben più vecchi da risolvere.
Poi che gli insegnanti non facciano tutti il loro lavoro allo stesso modo è sacrosanto, ma penso che ben pochi abbiano questo problema del non volere essere controllati.

Saluti
Nicolò Bonato

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Ci sono due argomenti nei quali gli Italiani tutti si credono degli esperti : il calcio, per avere almeno una volta tirato un calcio a un pallone e la scuola per aver passato parecchi anni tra i banchi . Non bastano comunque queste esperienze pregresse per farne degli esperti. La scuola è quel luogo dove i nostri futuri cittadini si formano .Dovrebbe appunto per questo motivo il luogo dove dovrebbe convergere il maggiore sforzo finanziario per assicurare agli studenti e di conseguenza a noi tutti un futuro degno di questo nome.Da molti anni questo non avviene.Si sono preferite riforme fatte solo di tagli e che ci hanno relegato ultimi in Europa per spesa pubblica nel campo dell'Istruzione Pubblica (per me sempre maiuscola...) L'edilizia scolastica è una vera emergenza nazionale.Anche quest’anno al suono della campanella una parte consistente dei dieci milioni di persone, tra alunni e personale, che frequentano le scuole della Repubblica vedrà il loro istituto con la veste di sempre: pavimenti sconnessi, mura scalcinate e ammuffite, infissi consumati dal tempo, palestre, bagni e aule inagibili, uscite di sicurezza inesistenti o sbarrate, fili dell’impianto elettrico penzolanti, laboratori non a norma. Si continuerà, quindi, a studiare e lavorare, nella migliore delle ipotesi, nello stesso ambiente di ‘degrado’ dell’anno precedente. Da un paio di anni però gli investimenti del Ministero si sono concentrati sul registro elettronico e sulla informatizzazione delle scuole .Chi scrive è un insegnante ...non d'informatica, che nonostante l'età caro Nicolò (ho 46 anni ;-))) da anni utilizza e spiega con infinita pazienza agli studenti come usare l'informatica nello studio e nella professione. Sono convinto che esistano però delle priorità nella scuola.L'edilizia scolastica in questo momento, è la priorità assoluta.Lo studiare e l'insegnare in classi di 30 e passa studenti non deve essere ammesso. Se nel privato ci fossero tanti lavoratori in un laboratorio come ci sono nei laboratori degli Istituti Professionali o dei Tecnici lo stesso laboratorio verrebbe immediatamente chiuso.Evidentemente la sicurezza degli studenti e degli insegnati non è una priorità.
Il continuare a far passare i lavoratori del settore pubblico come degli scansafatiche signor Uliana è francamente un'idiozia . Le faccio presente che gli stessi scansafatiche che secondo lei non si aggiornano sono dal 2006 senza contratto e a differenza di tutta Europa i libri e il materiale per la didattica se lo pagano di tasca propria a prezzo pieno. Spesso il primo computer che gli studenti vedono e imparano a usare è quello (personale) del professore e lo stesso dicasi per tante attrezzature che compriamo per i nostri studenti. Lo scorso anno si è pensato d'introdurre l'iscrizione online...bene la società (privata) che doveva verificare i dati ha fatto sparire 3000 studenti costringendo le scuole a un surplus di lavoro.Senza dire che molte famiglie non hanno il pc o la connessione a internet.Il digital divide in Italia esiste e dobbiamo tenerne conto.
Vengo all'ultimo punto : il registro di classe, lo ritengo uno strumento inutile e secondario rispetto alle vere priorità. La cosa che più mi allarma è che verranno a mancare come giustamente diceva Nicolò il rapporto scuola-famiglia-studente.Mi saprete dire chi dei genitori verrà a colloquio con gli insegnanti se potrà avere il voto(il numero magico...) sul proprio smartphone?Verrà a cessare quel dialogo che aiuta la famiglia e la scuola a comprendere i sogni e le esigenze dei loro figli/studenti .
Volete che vi dica a chi serve veramente questa grande digitalizzazione? Alle aziende che producono software,tablets e computers.Fate una ricerca con google inserendo "registro elettronico" e vedrete che bel mercato si è aperto.Dice bene Nicolò quando dice che si perderà tempo scuola per compilare questo registro elettronico . Io preferisco lavorare con i miei allievi che inserire dati in una macchina. Se poi avere questa macchina elimina fondi che potevano essere utilizzati per gli studenti permettetemi di dire che una certa tensione ludista mi sale...

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talmente luddista che ho eliminato la doppia d...;-)))

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Grazie a Nicolò (che "fa" lo studente critico nel senso più giusto del termine) per le riflessioni. E...concordo con Omar su tutto, tensione luddista compresa.

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