20 settembre 2019

Don Luigi Ciotti "Le Mafie hanno le radici al sud, ma al nord e in Europa raccolgono i frutti."

Categoria: Notizie e politica - Tags: Don, Luigi, Ciotti, conegliano, Scuole, Mafie, Libera, Intervista

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Paolo Pandin | commenti |



 

Questa mattina presso il Teatro Toniolo di Conegliano, varie scuole della città, hanno incontrato Don Luigi Ciotti, fondatore dell’ Associazione “Libera: Associazioni Nomi e Numeri Contro Le Mafie”, e impegnato da decenni su diversi fronti. L’incontro aveva come titolo “Coltivare la legalità”.
La conferenza si è aperta con diversi studenti che hanno posto delle domande a Don Ciotti, che rispondendo ha toccato diversi aspetti della società.



Ha iniziato ricordando l’importanza di una cultura dell’ antimafia, che deve essere in ognuno di noi, l’importanza di stare insieme alle persone, non isolarsi, e soprattutto l’importanza di non dare sempre e solo la colpa alla politica (ribadendo comunque le enormi responsabilità che ha). Luigi Ciotti ha parlato anche dell’ importanza del lavoro (richiamando brevemente la questione dell’ Electrolux), e di come un Paese con i giovani disoccupati, possa solo impoverirsi, non solo economicamente. Per spiegare questi ed altri numerosi concetti, ha sbriciolato una serie di esempi.

Il primo dicembre, si è svolta la Giornata Mondiale Contro l’ AIDS, e nelle svolgimento, sono stati elencati una serie di dati riguardanti la malattia. L’ Italia, è il Paese con più morti in Europa (1700 nel 2012), e con più di tre mila giovani infetti.

Di droga se ne parla poco e male, e nel 2013 sono arrivate nel mercato Italiano, 65 nuove droghe, nel silenzio generale.

Nel 2012, i magistrati, hanno registrato più di 34000 reati ambientali, con un giro d’ affari di 15 miliardi di euro.

Questi tre esempi per raccontare la mancanza di informazione, prevenzione e memoria del nostro Paese, su molte problematiche. Quarant’anni fa, venivano organizzate decine di campagna per la prevenzione dell’ AIDS, oggi non se ne parla più. La droga è scomparsa dalla gran parte dei dibattiti pubblici, ma nel silenzio collettivo, lo spaccio non si ferma. Perché a Vienna, esistono degli armadi blindati con dentro delle ricerche commissionate dall’ ONU, riguardanti i traffici di droghe, che non vengono aperti a causa dei veti di alcuni Paesi? Come mai non se ne parla, anche se i ricercatori che hanno fatto quelle indagini chiedono che si pubblichino quei fascicoli? Infine, quanti conoscono il dato sui reati ambientali? Quanti di noi sanno il giro d’ affari che esiste alle spalle di certi eventi? Se ne parla poco, troppo poco. Questi racconti, per fare un quadro generale di un’ Italia, che deve imparare ad affrontare tutti i problemi che esistono, senza isolarsi, perché ogni cosa è legata alle altre.



Don Ciotti nel lungo intervento ha affermato che “l’ indignazione (sentimento giustamente presente nel Paese), si cura restituendo dignità: alla democrazia, alla scuola, alle istituzioni, al lavoro, alla politica” perché “la politica è importante” e per questo bisogna “riappropriarsi della politica, a cui troppo abbiamo delegato”.



Nella parte finale della conferenza, ha parlato soprattutto delle mafie e dell’ importanza della legalità, poiché “la legalità più la solidarietà, fanno si che ci sia giustizia, giustizia sociale”. Anche in questo caso, espone una serie di esempi che vi riporto.
Durante il primo anniversario dalle stragi di Capaci e Via d’ Amelio, era seduto di fianco ad una donna che piangeva senza mai fermarsi, finchè la signora ha preso la mano di Don Ciotti e ha chiesto: “Come mai non dicono mai il nome di mio figlio?” Quella signora era la madre di uno dei poliziotti della scorta dei magistrati morti negli attentati (agenti della scorta di Falcone morti nell’ attentato di Capaci: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, e questi invece i nomi degli agenti della scorta di Borsellino, uccisi nella strage di Via D’ Amelio: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina).
Lugi Ciotti, inizia con questo racconto per parlare delle mafie, e per rimarcare l’importanza della memoria, di tutte le persone che hanno combattuto le organizzazioni criminali, e di tutte le persone che ancora oggi le combattono, come l’ Associazione Libera, che grazie ad una legge (ancora da correggere) avuta con la raccolta di più di un milione di firme (quindi voluta dal basso), permette l’ utilizzo dei beni confiscati alle mafie, per attività di interesse comune. Libera, coltiva queste terre prese alle organizzazioni criminali, con la manodopera di migliaia di giovani (10000 nell’estate del 2013), portando dei prodotti di qualità nei supermercati di tutta Italia, e dando uno schiaffo alle mafie. I problemi ovviamente non mancano, poiché spesso i mafiosi fanno bruciano macchinari, distruggono ettari di terra, ma i ragazzi e le ragazze non mollano, dimostrando di essere più forti della criminalità organizzata.

Don Ciotti ribadisce l’evoluzione della mafie, meno pallottole e più affari, esplicando il concetto con due semplici esempi. A Roma esistono due bar molto famosi, il “Bar Chigi” (molto frequentato da politic e amministratori) e il “Café de Paris” (che compare anche nel film “La Dolce Vita” di Fellini); entrambi questi bar sono stati sequestrati all ‘Ndrangheta Calabrese (il primo in via di confisca, e il secondo già confiscato).
Le organizzazioni criminali si evolvono, e “nel sud hanno le radici, ma al nord e in Europa raccolgono i frutti”. Luigi Ciotti, però, sa anche quanto sia difficile contrastare le mafie, e quanto sia difficile per una singola persona denunciarle, per questo riporta l’esempio di una giovane quindicenne aquilana, che dopo essersi ribellata alle organizzazioni, le uccidono la sorella; o ancora di una ragazzina di diciassette anni, piemontese, punita con il taglio dello scalpo.



Ma Don Ciotti, in quanto persona consapevole delle difficoltà ma anche delle possibilità, non è pessimista e chiede che si vedano e si incentivino le tantissime cose positive che ci sono nel nostro Paese, come i giovani che freneticamente si attivano per partecipare a tantissimi progetti, i ragazzi siciliani di “AddioPizzo”, le scuole e le università, e tantissime altre realtà che si attivano contro le mafie, la corruzione, la violenza, l’illegalità, e tanti altri problemi sociali.

 

 

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