18 novembre 2019

Vittorio Veneto

DOV'E' FINITO IL BACO?

Il mistero del museo del baco da seta è degno di un'indagine. Parola di... biologo genetista

Milvana Citter | commenti | (9) |

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Vittorio Veneto - Il mistero del museo. Non è il titolo di un nuovo avvincente romanzo giallo, ma quello che vede protagonista il tanto annunciato Museo del Baco da Seta di San Giacomo di Veglia.

Di un’area espositiva dedicata al baco da seta si parla dalla metà dagli anni ‘80 quando il Centro Genetico ed Ecologico del Baco da Seta di San Giacomo smise definitivamente ogni attività. Accolto con favore dall’Associazione Nazionale Bachicoltori, dalla Regione e dal comune il museo è stato più volte annunciato e molte volte è sembrato che la sua inaugurazione dovesse essere imminente.

Lo stesso ex sindaco Giancarlo Scottà aveva fissato per il 12 giugno scorso all’apertura della prima sezione del museo, appuntamento poi annullato.

Insomma tanti progetti, tante parole ma finora nulla di concreto. Anzi. Da qualche tempo gira insistentemente la voce che gran parte del materiale destinato all’esposizione, sia sparito.

Il sospetto è che macchinari, archivi e parte della biblioteca scientifica siano stati prelevati per confluire, si vocifera, in una collezione privata. Chiaramente si tratta di voci difficili da verificare almeno fino a quando il museo vittoriese non sarà inaugurato.

Ma si parla di materiale informativo e tecnico di alto valore storico e scientifico oltre che economico, di proprietà della Regione, come ci spiega Roberto Morandin  (nella foto) biologo e genetista che per molti anni ha lavorato nel Centro bacologico e che ha collaborato con la curatrice del museo alla catalogazione del materiale.

“Si tratta – spiega -, di una dotazione vastissima. Innanzitutto uno straordinario archivio di tutte le attività, sperimentali e di produzione del seme/ibrido. Una biblioteca tecnico-scientifica, gli archivi. E ancora varie scaffalature per gli allevamenti, il materiale per gli accoppiamenti e la produzione, microscopi per l’esame embrionale, moltissima vetreria per gli esami, e poi tutti gli strumenti di lavorazione. Inoltre c’era molto pezzi e strumenti provenienti dagli stabilimenti storici degli Sbrojavacca, Pasqualis, Sartori e Schiratti”

Ma tutto questo materiale dov’è ora?

“Non lo so. Fino a qualche anno fa era nel centro di via Isonzo in attesa di essere trasferito nel salone della Filanda che ospita l’esposizione, dove però sono arrivati solo una mezza filandina ed un seriplano (attrezzatura che serve per controllare il filato della seta). Tutto il resto non c’è e si tratta di materiale che ha un grandissimo valore”.

E gli interrogativi aumentano. Forse solo una parte del materiale è stata trasferita nell’area espositiva e il resto è ancora nel centro? Forse. Ma se così non fosse? Che fine ha fatto quell’immenso patrimonio storico e culturale che racconta l’ultracentenaria storia bacologica e serologica del vittoriese? E soprattutto, la Regione ha vigilato in questi anni su questo patrimonio?

 



Milvana Citter

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