21 luglio 2019

Treviso

Dove ti porta il male

Villa Rieti Rota, un centro di riferimento per le malattie psichiche e le gravi dipendenze

Stefania De Bastiani | commenti |

PREGANZIOL - Ci ha dormito Napoleone. Quando era sull'altare, e non sulla polvere. Ci hanno dormito e passato le ore i personaggi più illustri che due secoli (il Settecento e l'Ottocento) hanno visto passare lungo il Terraglio. Villa Rieti Rota a Preganziol ha una storia alle spalle. Un passato che si scorge attraverso le pareti neoclassiche, le modanature, gli infissi, le statue decapitate dal tempo e le colonne che, ai secoli, hanno resistito con orgoglio. Villa Rieti Rota, in passato, è stata una residenza nobile e un albergo signorile.

 

Ora è una clinica. E il suo presente non ha ha che fare con la storia di personaggi illustri, ma con tante storie. Quelle delle donne e degli uomini che, tra la teoria di sale dell'edificio, ci passano qualche giorno, o qualche mese. Qualche istante infinito, o infinitamente necessario. Villa Rieti Rota è ora il Centro di cura Park Villa Napoleon, e da 42 anni offre un servizio unico nella zona. Persone affette da malattie mentali, disturbi comportamentali, ossessioni, dipendenze vengono accolte, ascoltate. Aiutate a vivere. Un cancello divide la tranquilla città di Preganziol dalla Villa, dove i pazienti, storie diverse alle spalle, differenti patologie, si incontrano. E incontrano chi può dar loro una mano.

 

Marco, (tutti i nomi sono di fantasia), non ha retto la recente, pesante, tassazione sulle sue proprietà. Milionario, tre lauree, amministrava il patrimonio di famiglia finché la sua mente non ha abdicato agli impegni, alle responsabilità. "Ogni tanto, capita qui, e non riesce praticamente a parlare - racconta Davide, che ci accompagna dentro la villa -. Ma le persone che ospitiamo sono affette dai più diversi disturbi, reduci da storie uniche. Di cui spesso sono vittime".

Qualche esempio? "Ci sono ragazzine che soffrono di anoressia, e arrivano da noi che pesano 35 chili. Oppure alcolisti succubi della più totale dipendenza. Ci sono uomini e donne che hanno avuto un momento di down; uomini e donne che non guariranno mai. Ci sono casi unici. Come quello di Marta, che si è ricoverata da noi due volte di sua spontanea volontà dopo essere fuggita dall'altare. O quello di Alberto, che continua a ingurgitare cibo o bevande e quando gli viene tolto tutto, si attacca alla fontana dell'acqua, ed è impossibile fermarlo. In una notte, è riuscito a buttare su sette chili di peso, mangiando avidamente tutto ciò che trovava".

 

Le patologie più diffuse tra gli ospiti? "In molti soffrono di depressione, qualcuno tenta il suicidio. Anche qui. Ultimamente registriamo casi gravi di dipendenza da alcol, da gioco, in special modo per quanto riguarda le corse dei cavalli, e di droga."

Come si lavora all'interno del centro di cura? "Solitamente i medici si occupano della fase acuta della malattia, per poi fornire una terapia. Nel tempo, consigliamo ai pazienti visite di controllo per garantire un continuo monitoraggio delle condizioni di salute e evitare ricadute. Vengono inoltre organizzate sedute di psicoterapia di gruppo, affidate agli psicologi. E poi ci sono laboratori, momenti di libertà, la possibilità di fare ginnastica tre volte a settimana. A disposizione abbiamo il parco esterno, il mini golf...".

 

Sette medici, tra psichiatri e psicoterapeuti; quattro psicologi, un team di cuochi, di tuttofare cercano di garantire il miglior servizio a queste persone che, spesso, non sanno chi sono. O, nel peggiore dei casi, non vorrebbero neppure essere.

 



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Stefania De Bastiani

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