19 settembre 2019

Nord-Est

Ecco a voi i "Bar deVenetizzati"

La guerra dei calici

Emanuela Da Ros | commenti |

Il Sud fa guerra al Veneto a colpi di calici. E avvisi: “In questo locale non serviamo vini o prodotti veneti”

Come la prenderà Zaia? Come la prenderanno le cantine? Come la prenderanno i veneti? Quello che intanto si sa è che il Sud se la sta prendendo col Nord. Anzi col Veneto. La Rete Nazionale Bar deVenetizzati, nata un anno fa, ha dichiarato guerra alla regione, e in particolare ai suoi prodotti.

Alcuni locali del Sud, aderendo alla campagna #Comprasud stanno esponendo una locandina nella quale si legge “In questo bar non serviamo vini, prosecchi e spumanti prodotti in Veneto”. Sui ‘proclami’ si precisa che “tutti i cocktail sono preparati con vini bianchi di origine meridionale”.

Le ragioni dell’embargo verso i prodotti veneti? “La Regione Veneto - spiegano i promotori - ha deciso di trattenere tutto il residuo fiscale. Vuol dire che le tasse pagate in Veneto restano tutte in Veneto. Quindi se tu consumi prodotti veneti, non solo arricchisci le aziende venete, ma anche le tasse che paghi sulla bottiglia di vino veneto (i tuoi soldi) andranno a finanziare solo scuole, ospedali e strade del Veneto. E le scuole, gli ospedali e le strade del Sud chi le finanzia?”

Messa così l’argomentazione è un po’ un autogoal, un punto in più a favore dell’autonomia fiscale, nel senso che pare che senza le tasse venete i servizi del Sud restino a secco.

Ma il punto è che se la rete dei Bar deVenetizzati dovesse allargarsi, il celeberrimo prosecco, oltre a perdere i paesi anglosassoni (effetto Brexit) potrà fermarsi a Eboli.

E magari circolare al Sud sottobanco, illegalmente, come il whiskey al tempo del proibizionismo. Ma questa è una fake-ipotesi.

Il dubbio (reale) è: dopo i bar deVenetizzati, verranno deVenetizzate le spiagge, i negozi di abbigliamento o di occhiali (poveri Benetton e Del Vecchio), e le librerie (povera me!)?

Photo by James Sutton on Unsplash

 



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Emanuela Da Ros

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