15 settembre 2019

Oderzo Motta

Emergenza tubercolosi: “La scuola non andava chiusa”

Lo ha precisato oggi l’Ulss: “Abbiamo seguito le più aggiornate linee guida nazionali e internazionali relative al controllo della malattia”

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Francesco Benazzi

MOTTA DI LIVENZA - “La scuola non andava chiusa”. Lo specifica oggi l’Ulss in relazione ai commenti di alcuni genitori sul caso tubercolosi alla primaria di Motta di Livenza.

Si spiega dall’azienda: “Il nostro obiettivo è la massima tutela di tutti i soggetti coinvolti. L’azienda ha fornito, in relazione alla vicenda, tutte le informazioni utili, con assoluta tempestività e trasparenza, sia alle istituzioni scolastiche e comunali sia direttamente alla popolazione tramite il sito internet e la pagina facebook aziendale, oltre che tramite gli organi di informazione.

Non solo, per rispondere a tutti i possibili dubbi e alle richieste di informazioni delle persone coinvolte sono stati attivati un call center e uno sportello informativo a scuola”.

MISURE ADOTTATE

“L’Azienda sanitaria - precisa una nota - per l’intera gestione del focolaio epidemico, ha costantemente seguito le più aggiornate linee guida nazionali e internazionali relative al controllo della malattia tubercolare.

Tali linee guida non prevedono, per focolai epidemici in ambito scolastico, come quello di Motta, provvedimenti di chiusura. Il principale provvedimento raccomandato per il controllo della tubercolosi nelle collettività consiste nell’individuazione dei soggetti infettati dal caso zero e nel loro trattamento, sia per quanto riguarda quelli con malattia conclamata (che richiede un trattamento multifarmacologico) sia per quanto riguarda quelli con sola positività alla Mantoux (che richiede una chemioprofilassi monofarmacologica)”.

Per quanto attiene la frequenza scolastica, e di altre collettività, dei soggetti (bambini e adulti) con sola positività alla Mantoux, tutti i documenti scientifici dedicati alla prevenzione della tubercolosi non prevedono alcuna limitazione, essendo tali soggetti non infettanti.

“Si ricorda peraltro che alcune stime indicano che circa il 5% della popolazione over 50 è venuta a contatto, in fase giovanile, con il bacillo di Koch, presente in forma latente a livello polmonare, completamente silente dal punto di vista clinico e dell’infettività: tale popolazione, che conduce una vita familiare e sociale ordinaria e attiva, se testata, risulterebbe di regola positiva alla Mantoux”.

“Sulla vicenda di Motta – sottolinea il direttore generale, Francesco Benazzi (nella foto) – invito tutti alla tranquillità. Abbiamo agito, fin dal primo momento, con il massimo scrupolo, mettendo in campo una task force costituita da specialisti di prim’ordine. L’interessamento e il coinvolgimento della Regione sono stati, in relazione al caso, assolutamente costanti: sia il Presidente sia l’Assessore regionale alla sanità stanno seguendo attentamente l’evoluzione del focolaio epidemico e sostenendo l’Ulss 2 tramite gli Uffici Regionali dedicati alla prevenzione e al controllo delle malattie infettive. Tutte le decisioni fin qui assunte sono state condivise, oltre che con la Regione, con l’Istituto Superiore di Sanità. Esse sono sempre state improntate, e l’estensione precauzionale del test Mantoux agli attuali alunni di Seconda Media lo conferma, alla massima cautela, al fine di indagare con ogni scrupolo tutte le persone che sono venute a contatto, all’interno della scuola, con la maestra caso zero.

Al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica e a tutte le Unità Operative degli Ospedali di Oderzo e di Treviso coinvolte nella gestione del caso va il mio più sentito ringraziamento per la competenza, l’impegno, la dedizione con cui stanno gestendo questa complessa situazione”.

 

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