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19 gennaio 2019

Castelfranco

Estorsioni Casalesi, minacce con foto dei familiari per avere i loro beni: un arresto a Resana

Sette in manette. Gli imprenditori venivano costretti a rinunciare ai loro crediti

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RESANA - Mostravano ai creditori foto dei loro familiari inducendoli a rinunciare al dovuto e a cedere beni mobili e immobili a società di un presunto intermediario finanziario, che a sua volta girava tutto all'organizzazione criminale. E' "l'episodio madre" dell'operazione "Piano B", che ha portato all'arresto di 7 persone tra Veneto, Campania, Lombardia ed Emilia Romagna, su disposizione della Procura distrettuale antimafia di Trieste. Tra gli arrestati c’è un 56enne residente a Resana.  

 

Gli indagati dovranno rispondere per aver partecipato, a vario titolo, a estorsioni commesse in Croazia e pianificate in Italia, aggravate dal metodo mafioso e dalla transnazionalità del reato e finalizzate a favorire gli interessi del clan dei Casalesi. Le indagini - i cui risultati sono stati presentati oggi - coordinate dal procuratore della Repubblica di Trieste Carlo Mastelloni e dal sostituto procuratore Dda di Trieste, vedono indagate complessivamente 13 persone.    

 

L'operazione è collegata a un altro filone che lo scorso settembre ha coinvolto un presunto intermediario finanziario di Portogruaro coinvolto in una maxi truffa ai danni di oltre 3 mila risparmiatori attraverso la quale erano stati raccolti abusivamente oltre 72 milioni di euro. Dalle indagini, avviate nei primi mesi dell'anno, è emerso che il presunto intermediario avrebbe allestito un complesso sistema per investire illecitamente i capitali utilizzando diverse società con sede in Croazia, Slovenia, Gran Bretagna e avrebbe investito circa 12 milioni di euro, appartenenti a consorterie criminali riconducibili al clan dei casalesi.

 

Ma l'acuirsi del dissesto finanziario e le esigenze del clan di rientrare delle somme impegnate avrebbero determinato la messa in atto di condotte estorsive. Nel frattempo persone riconducibili a organizzazioni camorristiche avrebbero garantito una sorta di 'protezione' al presunto intermediario da richieste pressanti dei creditori, assicurando una costante presenza nella sua protezione.

 

Alcuni arrestati avrebbero costretto le vittime a rinunciare ai loro crediti, anche attraverso pesanti minacce nei confronti dei loro cari, inducendole a cedere beni senza alcun corrispettivo e fare consistenti prestiti. Sono in corso anche perquisizioni nei confronti di altre persone. Complessivamente sono stati impiegati 60 agenti della Dia e 40 del nucleo di Polizia finanziaria e di altri reparti della Gdf. 

 

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