17 gennaio 2020

Treviso

Export trevigiano in calo, non andava così male dal 2012

Nei primi sei mesi dell'anno persi cento milioni

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Export trevigiano in calo, non andava così male dal 2012

TREVISO - Dati preoccupanti per l'export trevigiano che registra un netto calo. La rilevazione elaborata dalla Camera di Commercio Treviso Belluno evidenzia un segno negativo nei primi sei mesi del 2019 (-1,5%). Spicca, in particolare, il repentino rovesciamento di fronte, rispetto alla situazione di un anno fa, quando l’export trevigiano cresceva del +6,1%.

Da gennaio a giugno, infatti, le imprese della Marca hanno venduto all’estero merci per 6 miliardi e 650 milioni di euro. Rispetto ai valori esportati nei primi 6 mesi del 2018, mancano all’appello circa 102 milioni di euro. Ne sono causa principale: la contrazione delle vendite verso la Germania (-2,9%, -26 milioni), la contrazione delle vendite/flussi in conto lavorazione verso la Romania (-6,4%, -19,5 milioni) e verso la Repubblica Ceca (-9,5% -15 milioni), una cospicua contrazione dei flussi verso Cina/Hong Kong (-13,1%, -31 milioni), verso la Turchia (-20,7%, -14 milioni) e verso l’Australia (-18,5%, -14 milioni). Più sottotraccia si evidenza una diffusa contrazione delle vendite trevigiane verso i mercati Ue ed extra-Ue non rientranti fra i primi dieci: in termini aggregati queste contrazioni generano un ammanco di quasi 28 milioni per l’area Ue, e di oltre 83 milioni per l’area extra-Ue.

Dall’analisi per tipologia di beni e con riferimento alle esportazioni è chiaro che quasi tutta la flessione (-102,5 milioni) è spiegata dalla contrazione riscontrata nell’industria dei macchinari industriali, dell’elettrodomestico e dell’abbigliamento.

Per i macchinari industriali, prima voce dell’export trevigiano la flessione, si estende anche al secondo trimestre dell’anno: le vendite all’estero registrano un -4,5% (da 1.223 a 1.168 milioni) rispetto al primo semestre 2018, che in valori assoluti corrisponde ad una perdita di -54,7 milioni. Queste flessioni non sono compensate dalle buone performance verso la Spagna (+49,5%; da 43,6 a 65,3 milioni), la Francia (+11,8%; da 85,7 a 95,8 milioni) ed il Regno Unito (+19%; da 41,7 a 49,6 milioni). Il secondo settore a perdere maggiormente in valori assoluti, è quello dell’elettrodomestico, anch’esso già in perdita al primo trimestre, che ora al bilancio di metà anno accusa una diminuzione delle esportazioni pari al -7,0% (da 563,9 a 524,5 milioni).
Tra i settori del made in Italy l’abbigliamento è il settore in maggiore sofferenza: le vendite all’estero perdono un -9,6% (da 402,7 a 364,2 milioni) ed evidenziano una generalizzata flessione in quasi tutti i principali Paesi intra ed extra Ue.

In calo, ma in misura minore, anche le altre eccellenze del made in Italy: l’industria del mobile con un -1,5% (da 900,4 a 887,2 milioni di euro) e la calzatura con il -1,3% (da 539,2 a 532,1 milioni di euro). Il settore delle bevande, che aveva il segno positivo fino al primo trimestre 2019, evidenzia la prima seppur debole variazione negativa pari al -0,6% (da 347,1 a 344,9 milioni di euro) a causa della contrazione verso l’Area intra Ue28 (-4,0%) non sufficientemente compensata dalle maggiori vendite nell’Area extra Ue28 (+4,4%).

In questa cornice tendenzialmente negativa del primo semestre dell’anno si inseriscono comunque settori le cui vendite sono in aumento rispetto al 30 giugno del 2018: la carpenteria metallica: +4,8% (da 398,9 a 418,2 milioni); i prodotti alimentari: +5,5% (da 239 a 252 milioni); i mezzi di trasporto e la componentistica: +1,5% (da 260,7 a 264,5 milioni); i prodotti in gomma e plastica: +0,4% (da 291,9 a 293,1 milioni).

 

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