17 novembre 2019

Benessere

"Fame chimica" da marijuana? Tutta colpa di un interruttore invertito nel cervello

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Come se i freni di una macchina venissero manomessi e, schiacciandoli, si accelerasse invece di fermare la corsa. E' un meccanismo simile a scatenare la cosiddetta 'fame chimica' post marijuana: tutta colpa di un interruttore invertito nel cervello. Sembra infatti che la voglia incontrollabile di mangiare che scatta dopo l'uso di cannabis sia guidata dai neuroni che normalmente si occupano di fare l'esatto contrario, cioè sopprimere l'appetito.

 

Un team di ricercatori Usa della Yale School of Medicine se n'è convinto dopo aver studiato il fenomeno su topi transgenici, manipolando selettivamente la via cellulare che media l'azione della marijuana nel cervello. Per la ricerca, pubblicata su 'Nature', l'autore principale Tamas Horvath e i suoi colleghi hanno monitorato il circuito cerebrale che promuove la fame: "Osservando come il centro dell'appetito risponde alla marijuana, siamo stati in grado di vedere cosa spinge il senso di fame e come lo stesso meccanismo che normalmente la spegne diventa pilota della voglia di mangiare", spiega Horvath.

I ricercatori sono rimasti "sorpresi", racconta, perché hanno visto che "proprio i neuroni ritenuti responsabili di silenziare la fame sono stati improvvisamente attivati scatenando appetito" immotivato. "Viene ingannato il sistema centrale dell'alimentazione presente nel cervello"

 

La scoperta non solo aiuta a comprendere perché si diventa estremamente affamati anche quando non si dovrebbe esserlo, ma può avere altri risvolti: per esempio, sottolinea Horvath, potrebbe contribuire ad aiutare i malati di cancro che perdono l'appetito durante i trattamenti. Gli scienziati sanno da tempo che l'attivazione del recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (Cb1r) può concorrere a un eccesso di alimentazione. Il gruppo di cellule nervose chiamate neuroni della pro-opiomelanocortina è invece considerato un fattore chiave per ridurre l'assunzione di cibo quando si è pieni. E risulta essere anche "la chiave" della fame guidata dal recettore dei cannabinoidi, dice Horvath puntualizzando che il comportamento alimentare pilotato da questi neuroni è solo una modalità di azione che coinvolge la segnalazione di Cb1r. "Servono ulteriori ricerche", conclude. Il laboratorio di Horvath si propone anche di capire se questo meccanismo primitivo sia alla base dello 'sballo' da cannabis.

 

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