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18 febbraio 2018

Felice. Cornuto. E mazziato

Categoria: Fotografia - Tags: fotografia, Etica fotografica

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Andrea Armellin | commenti |

Alberto Sordi nel film "I vitelloni" del 1953 di Federico Fellini 

E’ proprio vero che ormai il mondo gira alla rovescia. Volete la prova?.

Un amico, un fotoamatore, ha ringraziato pubblicamente tempo fa (su un social network) un ente locale. Motivo: l’aver utilizzato alcune sue foto in una pubblicazione. Per le quali non era stato retribuito.

Bhe, direte voi, è “autopromozione”. 

 

Sarebbe promozione se nel fascicolo in causa ci fosse una bella inserzione del fotoamatore. Uno spazio adeguato, insomma. Chessò, una pagina, mezza pagina. Non è più promozione nel caso in cui lo spazio riservato al nome del fotografo sia nell’ultima pagina, in piccolo, in basso, in verticale e magari un po’ in trasparenza.

Chiariamoci: quell’ente aveva bisogno delle fotografie, non ha fatto un favore al mio amico. Anzi, è il mio amico che ha fatto un favore all’ente, che la foto di copertina avrebbe dovuto comunque trovarla. Idem per le foto interne. Per cui a mio parere, se proprio vogliamo, come minimo avrebbe dovuto essere l’ente a ringraziare il mio amico, non viceversa.

 

E’ come se un caseificio ringraziasse pubblicamente una pizzeria per l’utilizzo delle sue mozzarelle nella preparazione delle pizze. Fornite chiaramente gratis, in cambio dell’indicazione in piccolo, sull’ultima pagina del menù, del nome del caseificio.

 

Ok, capisco che ci sia la soddisfazione per vedere una propria foto in copertina di un qualcosa di stampato. Ci sta tutta. Capisco anche che qualche fotoamatore ritenga più importante la pubblicazione (ad ogni costo) della sua fotografia, rispetto al fatto di vedere riconosciuta la propria fatica e creatività con qualche forma di retribuzione.

E che gioisca pure del fatto, anche se non stiamo parlando certo della copertina dell’ultimo numero del National Geographic.

 

Ma che si arrivi a ringraziare pubblicamente per la cosa, no, non lo capisco proprio, scusate.

A Napoli hanno un modo preciso, per definire una cosa del genere: cornuto e mazziato.



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