12 dicembre 2019

Esteri

Finisce l'era Tsipras

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Finisce l'era Tsipras

Si è conquistato il credito dell'Europa traghettando la Grecia fuori dal bailout internazionale e risolvendo l'annosa disputa sul nome della Macedonia. Ma ad Alexis Tsipras non è servito a molto: il suo popolo gli ha voltato le spalle, segnando la fine della sua era. Alle elezioni anticipate trionfa il centrodestra e il partito Nea Demokratia guidato da Kyriakos Mitsotakis prende il 40%, aggiudicandosi 154 dei 300 seggi complessivi in Parlamento.

Eletto nel gennaio 2015, quando la bancarotta dell'economia aveva provocato l'implosione della politica tradizionale, Tsipras aveva promesso molte cose che non ha potuto mantenere e ha disatteso il risultato del referendum sui negoziati con l'Europa che lui stesso aveva promosso. Primo esponente di un partito antisistema al potere in Europa, si è dovuto arrendere alla realtà dei prestiti internazionali e scendere a compromessi. Lo scorso agosto ha potuto rivendicare la fine dell'ultimo dei tre bailout, il ritorno sui mercati finanziari e l'avvio di una ripresa economica. Ma intanto ha deluso l'elettorato più a sinistra e ha perso il sostegno della classe media a causa delle nuove tasse. Il coraggioso accordo con Skopje sul nuovo nome di Macedonia del Nord per il paese confinante, ha risolto un'annosa questione, ma ha urtato i sentimenti di molti greci, con un ulteriore effetto negativo sulla sua popolarità.

I greci avevano già detto con chiarezza di voler voltare pagina alle elezioni europee del 26 maggio. Tsipras non aveva previsto l'ampiezza del successo di Nd, con oltre 9 punti di vantaggio su Syriza, e aveva convocato elezioni anticipate rispetto alla scadenza di settembre. E per lui quella di ieri è stata una sconfitta. "Accettiamo il verdetto del popolo" ha detto Tsipras ammettendo la debacle. "Abbiamo assunto decisioni difficili per portare la Grecia dove è oggi e abbiamo pagato un pesante prezzo politico", ha dichiarato il leader di Syriza, assumendosi la responsabilità per la disfatta.

Discendente di una delle principali dinastie politiche della Grecia, il nuovo primo ministro, il 51enne Mitsotakis, ha comunque saputo ritagliarsi un'immagine di uomo nuovo, cui la Grecia può affidarsi per rilanciare l'economia su basi più solide, diventando un Paese più moderno che non cresce soltanto grazie al turismo. Liberale in economia e in politica, ha scelto un linguaggio rassicurante e pacato verso gli elettori, promettendo riforme e tagli alle tasse.

Cosmopolita, con studi ed esperienze di lavoro in campo finanziario all'estero, Mitsotakis ha vinto le primarie del suo partito nel 2016 contro il vecchio establishment di Nuova Democrazia. Il doppio profilo di outsider e leader rassicurante è riuscito a riconciliare i greci con lo storico partito conservatore, che pure ha avuto fortissime responsabilità nella bancarotta del 2009.

 

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