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23 novembre 2017

Fragile...piccola...vulnerabile

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Alberta Bellussi | commenti |

frana cadore

Fragile, piccola e vulnerabile

Fragile..piccola...vulnerabile da un po’ di anni, dopo qualche giorno di pioggia, l’Italia appare così; sembra sgretolarsi come un castello di sabbia; ferita da fenomeni della natura stessa nei suoi centri abitati culla di storia, di umanità e di cultura. Sono eventi di una violenza esagerata capaci di cancellare paesi, quartieri, aree, città.

Ogni volta che accadono eventi catastrofici viene normale porsi delle domande: è normale tutto ciò?  Oppure stiamo pagando azioni antropiche troppo spinte? Una certezza c’è: il dissesto idrogeologico nel quale versano i nostri territori è davvero esagerato e esasperato. Il dissesto idrogeologico è, infatti, l’insieme di quei processi morfologici che provocano un’azione altamente distruttiva sul territorio poiché avvengono in tempi notevolmente rapidi. Si tratta di frane, erosioni e alluvioni, il più delle volte causati dall’azione stessa dell’uomo, che ne è , molte volte, anche vittima: abusivismo edilizio, disboscamento indiscriminato, cementificazione selvaggia, agricoltura intensiva e molte altre attività nocive all’ambiente. Gli effetti sono spesso devastanti sul suolo, sulle opere e sull’uomo stesso. Il 68,9% dei comuni italiani sono classificati come aree con il più alto rischio di dissesto idrogeologico. Le cause sono divise per categorie: allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme, ma tutte ascrivibili al surriscaldamento del clima e al modificarsi delle dinamiche meteorologiche globali. I numeri non possono che far rimanere attoniti: 61,5 miliardi di euro spesi tra il 1944 e il 2012 per riparare ai danni da eventi calamitosi, molti concentrati dal 2010 in poi per le 30 alluvioni da piogge intense, i 25 casi di esondazioni fluviali, le 20 trombe d’aria, i 32 casi di danni alle infrastrutture e gli 8 in cui il patrimonio storico è stato duramente colpito. L’Italia è stata ferita in lungo e in largo. Purtroppo anche il Veneto è stato vittima della violenza della natura pagando la perdita di vite umane e la distruzione di luoghi. Tutto questo mentre i ritardi continui e la cattiva gestione hanno fatto approvare solo qualche giorno fa, in ritardo rispetto alle scadenze previste dalla Commissione Europea, un documento che contiene gli obiettivi generali che delineano la strategia nazionale di adattamento al clima. Il piano si chiama Italiasicura è un progetto imponente che vedrà investimenti per 7 miliardi di euro dal 2015 al 2020. Erasmo De Angelis, capo struttura della missione Italiasicura, ha espresso tutta la sua soddisfazione per le nuove linee guida contro il dissesto idrogeologico, affermando che si tratta di un’opera necessaria per evitare che si verifichino altri disastri come quelli occorsi in questi ultimi anni. Nei prossimi anni si dovranno effettuare 7.153 interventi su tutto il territorio nazionale. Italiasicura ha deciso di porre un freno alla cementificazione, vietando i nuovi progetti edilizi he prevedono il restringimento del letto dei fiumi causando danni in caso di piene e precipitazioni abbondanti. Proprio i fiumi saranno oggetto di numerosi interventi per la messa in sicurezza, come illustra Italiasicura. Le Regioni dovranno salvaguardare i fiumi e i torrenti apponendo dei vincoli per evitare che si edifichi nelle aree più a rischio. Speriamo che questi progetti e proposte non rimangano come sempre aria fritta limitata o pura propaganda demagogica magari bloccati da macchinosa burocrazia o da bilanci regionali limitati da blocchi o tagli nazionali. Fatto sta che oggi prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici devono cominciare ad andare di passo, e a produrre al più presto risultati, perché legati a doppio filo al destino dei 6 milioni di persone che abitano nell’81,2 % dei Comuni classificati come a elevato rischio idrogeologico.

C’è però da chiedersi se davvero la natura può essere considerata la prima nemica dell’uomo o se è l’uomo ad essere il primo nemico di se stesso?



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