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27 giugno 2019

Francesco Orrù

- Tags: crisi

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Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti | (2)

LA CRISI DELL'EDILIZIA

All'interno del nostro percorso tra i personaggi, abbiamo incontrato Francesco Orrù, dirigente della FILCA CISL di Treviso dal 1995, divenuto segretario generale della FILCA di Treviso dal 2010 e riconfermato nella medesima funzione dopo la fusione della CILS tra le Province di Treviso e Belluno.

La FILCA ( Federazione Italiana Lavoratori Costruzioni e Affini), all’interno della CISL Belluno Treviso conta circa 10 % e organizza gli addetti dell’edilizia, dell’industria del legno, del cemento, dei laterizi, del marmo e della pietra.
E’ organizzata e presente in varie sedi nelle province di Belluno e Treviso, e in centinaia di Aziende dei settori che rappresenta.

Sono 10.068 i Lavoratori iscritti alla Filca Cisl~Belluno Treviso nel 2013, dipendenti da:
• imprese EDILI
• imprese produttrici CEMENTO, CALCE e GESSO
• imprese produttrici di LATERIZI, MANUFATTI IN CEMENTO, FIBROCEMENTO
• imprese di escavazione di GHIAIA e SABBIA
• imprese di escavazione e/o lavorazione di materiale LAPIDEO
• imprese di lavorazione del LEGNO

1) D. L'edilizia è uno dei motori dell'economia italiana. Quali sono i parametri più significativi per il sindacato per dare/fare una valutazione nel merito?
In tutte le crisi precedenti ( in alcuni paesi Europei anche in questa, vedi Germania ) per far ripartire l’economia si è puntato con decisione ad incentivare il settore edile sia attraverso il privato che il pubblico, in quanto costruendo, riqualificando, ristrutturando, ammodernando, sia opere private che pubbliche, si crea quel volano necessario per far ripartire tutti gli altri settori.
Prendendo i dati delle Casse Edili, (le Casse Edili sono Enti contrattuali gestiti pariteticamente dai rappresentanti degli Imprenditori e dei Sindacati di categoria dei lavoratori edili tra cui la Filca-CISL, e svolge la sua attività quale parte integrante del settore edile, dove sono iscritte aziende e lavoratori del settore edile) vero termometro della situazione del settore, vediamo come dall’inizio della crisi a oggi ci sia stato un crollo di circa il 40%, crollo sia di numero di Lavoratori iscritti in Cassa, sia di imprese, questi dati sono il chiaro segnale di quanto sia profondo questa crisi che sta portando ad un vero e proprio cambiamento.

Il settore Edile, nel nostro territorio (cosi come in tutta l’Italia) è in forte crisi, decine e decine le Imprese che hanno chiuso o sono fallite, svariate quelle che non riescono a pagare regolarmente lo stipendio, sia quelle che hanno lavoro che quelle che non lo hanno, perché ormai le problematiche legate all’accesso al credito stanno mettendo in discussione la sopravivenza stessa delle aziende. Ricordo che la stessa Pubblica Amministrazione paga a 360 giorni, quella stessa Pubblica Amministrazione che non appalta nuovi lavori, per non sforare il patto di stabilità, quindi possiamo dire che è necessaria una rivisitazione dello stesso, dividere le spese correnti dalle spese per investimenti, cosi come tante sono quelle che hanno licenziando parte dei dipendenti, mettendoli in mobilità. Stimiamo che dall’inizio della crisi nel nostro territorio Bellunese/Trevigiano siano circa 8.000 i lavoratori impiegati nel settore edile, che noi rappresentiamo, che hanno perso il posto di lavoro. Dobbiamo e vogliamo sottolineare con forza senza mai dimenticarlo, che dietro questi numeri ci sono delle persone, persone in carne e ossa, con tutti i loro problemi.

2) alla luce di essi, quale giudizio può essere dato in questo settore per la Regione Veneto e TV/BL per il biennio 2012-13 ?

Abbiamo costruito troppo e male, (un’indagine dell’Istituto per la Protezione Ambientale ha certificato come l’Italia abbia una media percentuale di suolo consumato pari al 2,8%, in una media Europea del 2.3%, il Veneto si attesta all’8,5%, del resto basta un pò di pioggia leggermente sopra la media per causare un disastro.) senza rispettare il territorio e l’ambiente, con centinaia di costruzioni invendute, che ormai sono obsolete.
Bisogna rivitalizzare il settore con nuove opportunità di residenza di qualità, ricavandole dalla trasfigurazione delle grandi aree dismesse, numerosi sono i casi di capannoni sparsi nel territorio anche di recente costruzione che necessitano di una nuova destinazione d’uso, attraverso ingenti operazioni di demolizione e ricostruzione, riqualificando nel contempo anche lo spazio collettivo. ricordo che oltre il 40 % degli edifici scolastici italiani «non è a norma».

3) Quale è il giudizio di merito della tua organizzazione nei confronti del Terzo Piano Casa, deliberato dalla Regione Veneto?
Non basta il “piano casa”, perché mira a mobilitare risorse private agendo a livello normativo/derogatorio, ma senza disporre investimenti pubblici, né di indirizzo né di sostegno, per come è concepita, la manovra non può essere sufficiente a dare vigore al settore edile, in quanto gli interventi sono affidati solo alla spontaneità dei privati. Cosa costruire e con quali criteri? é questo il punto cruciale sul quale si deve ragionare oggi, certificando non solo cosa si costruisce, come si costruisce e con quali materiali ma, anche con una certificazione del territorio nell’insieme. La bioedilizia, la certificazione energetica degli edifici, la sostenibilità ambientale non possono essere delle opzioni, a discrezione di chi costruisce, devono essere la norma, lo standard.
Se vogliamo concretamente rispondere ad una domanda residenziale, dobbiamo guardare con attenzione alla richiesta di qualità della vita che proviene da chi oggi non ha le condizioni economiche e sociali per permettersela, prevedendo incentivi ad aziende e privati che investono in efficienza e risparmio energetico, costruendo nuove case, che tengano conto della nuova fisionomia e dei bisogni della famiglia. Il tutto naturalmente non può prescindere dalla compatibilità ambientale degli interventi.

4) Di cosa ha bisogno oggi il settore edile?
Bisogna intervenire con un serio piano di settore, che riesca a recuperare il ritardo infrastrutturale del nostro Paese, fondamentale per una politica di rilancio industriale, turistico e produttivo. Migliorando sia infrastrutture materiali, quali strade, ferrovie, aeroporti, sia immateriali: banda larga, tecnologia, internet.
È necessario per una maggior sicurezza, per combattere la concorrenza sleale, per rilanciare il settore edile, che:
• Si riformi il sistema di pagamento della Pubblica Amministrazione, gli enti pubblici paghino alle Imprese quanto dovuto per i lavori fatti, e sui futuri lavori si arrivi a un pagamento a 30/60 giorni.
• Venga riconsiderato il Patto di stabilità, dando la possibilità ai comuni virtuosi di spendere soldi che molte volte hanno in cassa.
• Federalismo demaniale, recuperare i numerosi beni demaniali in disuso, per concederli ai Comuni, per una riqualificazione del bene stesso.
• E’ necessaria una nuova cultura dell’accesso alla professione, in questo senso bisogna impedire che chiunque, senza un’adeguata formazione, preparazione o garanzia di qualsiasi genere, possa inventarsi Imprenditore edile,
• Va incentivata e sostenuta la scelta per la patente a punti per il settore edile.
• Fermare la concorrenza sleale dovuta a quest’uso smodato delle false partite iva, dove dietro si nascondono Lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, o l’uso esagerato come succede in giro per l’Italia del part-time.
• Onde evitare che si costruisca con materiali scadenti, o senza sicurezza, serve Congruità sui costi dell’opera.

A nostro avviso la crisi, nel nostro territorio si può contrastare, bisogna prendere atto che non può essere affrontata in modo individuale, e che non esistono ricette miracolose, le soluzioni le dobbiamo costruire insieme, tutti i soggetti attivi sul territorio, dalla Politica per arrivare alle Istituzioni, passando per gli Enti Locali, le Associazioni di Rappresentanza, la Camera di commercio, l’Università, ognuno per le proprie particolarità e le proprie competenze e tutti assieme per la condivisione di azioni per il rilancio del settore edile. Mettendo in campo una straordinaria voglia e disponibilità, oggi la crisi ci ha portato a una situazione in cui e divenuto improcrastinabile trovare soluzioni comuni a problemi individuali sia personali che aziendali, facendo aggregazione, abbattendo i costi, mettendo in comune idee, conoscenze, soluzioni.
Rinascita del settore che passa necessariamente per una reale responsabilità sociale di territorio, e di impresa, riscoprendo soprattutto un’etica dei comportamenti , che diano un valore aggiunto in più alle nostre Aziende, un valore aggiunto spendibile sul mercato.

5) nelle ultime settimane qualcuno comincia a parlare di segnali positivi per la crisi italiana... questi dati si riscontrano anche da parte del tuo sindacato?
Effettivamente si registrano segnali positivi, ma che riguardano solo quei settori, e solo quelle Aziende che avendone la possibilità hanno investito con forza sul mercato estero, quindi sostituendo le perdite del mercato Italiano con nuovi ordinativi nei mercati Esteri, due considerazioni, non in numeri assoluti ma da un punto di vista occupazionale,
la prima, questi segnali positivi al massimo possono permettere che aziende in crisi diminuiscano o eliminino le ore di cassa Integrazione che fanno, molto lontana la possibilità di nuove assunzioni; la seconda, il settore edile non è esportabile, è strettamente territoriale e come tale risente di questa crisi in modo profondo.

6) sarebbe interessante qualche valutazione più dettagliata sulla Sinistra Piave e in modo particolare su Conegliano e Vittorio Veneto.
Non esistono particolari diversità tra le varie zone della nostra provincia, sono accumunate tutte dalla medesima situazione di crisi, unica opportunità in più per il vittoriese il traforo di Sant’Augusta

pietro.panzarino@oggitreviso.it



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PUPPATO PUPPATTIANA.
Nonna Puppato arriva in ritardo alla direzione del PD del 13 febbraio 2013 perché diventata nonna, come informa nella cronaca di Montebelluna il cronista della Tribuna di Treviso, Enzo Favero, ma in tempo per unirsi al coro renziano che ha liquidato il governo Letta.
Mentre Civati ed i suoi sostenitori hanno votato no, compreso l’ altro veneto Casson, Puppato, civatiana fino a ieri, ha votato si alla proposta di Renzi, probabilmente alla ricerca di un incarico politico. Va sottolineato che Puppato alle ultime primarie del PD, non ha ottenuto i voti necessari per essere eletta all’Assemblea Nazionale, ma è stata messa in direzione come parte della quota spettante a Civati.
Nonna Puppato non si smentisce, dice delle cose e poi ne fa altre.
Puppato, poco più di un anno fa puppattiana alla ricerca della premiership e della segreteria del Partito Democratico, poi via via bersaniana, grillina, civatiana ed infine renziana. Puppato vuole il mare e non una pozzanghera, ma sguazza nella pozzanghera dell’ ipocrisia politica.
Che Renzi ci pensi due volte prima di darle un incarico!
Grazie per l’attenzione.
Un caro saluto e buon lavoro,
Francesco Cecchini

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Questa è straordinaria: "Che Renzi ci pensi due volte prima di darle un incarico!"
Renzi???
Quello che ha detto che quando uno ha un incarico deve portarlo a termine, e infatti NON ha finito il mandato da sindaco.
Quello che ha detto che non sarebbe mai diventato presidente del consiglio senza elezioni e diceva a Letta "stai sereno"???
Quello che ha rinfacciato le porte aperte di Berlusconi e ADESSO ci va a braccetto?
Oppure quello che doveva fare una riforma al mese?
O quello che rinunciava ai rimborsi elettorali (ha detto lui,...per quel che vale) se Grillo firmava per riformare il senato???
O quello che ha detto che il rapporto deficit/pil è anacronistico, roba di 20 anni fa, ma all'incontro con la Merkel ha detto di voler rispettare i limiti del trattato di Maastricht e approvando addirittura il DEF che riconferma il tetto del deficit al 2,6%, criticato anche questo da Renzi a Letta, salvo poi fare esattamente come Letta, per poi ridurlo ancora entro il 2018 per raggiungere il pareggio di bilancio.
E ci sarebbe poco da fidarsi di PUPPATO??? Ma dai....

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