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27 luglio 2017

Politica

Freccero al Dg Rai: "Acquistiamo tutti i diritti del calcio, stop varietà, solo partite"

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"Se la legge pone un tetto di 240 mila euro a tutte le prestazioni di chi lavora in Rai, allora dovrebbe riguardare anche la fiction e quindi anche gli attori. Di fronte a questo la Rai cosa può fare per offrire qualcosa ai suoi abbonati? Può scendere in campo per acquistare i diritti del calcio e mandare in onda le partite in diretta il sabato e la domenica sera al posto dei varietà che, dopo questa legge, sono praticamente fuori dalle sue possibilità".

La proposta decisamente provocatoria arriva dal consigliere di amministrazione Rai Carlo Freccero che anticipa all'Adnkronos quanto chiederà ufficialmente al direttore generale Campo Dall'Orto nel Cda dell'8 marzo prossimo. "La Rai - spiega - ha tutte le possibilità economiche di competere nella gara dei diritti del calcio. E allora sostituisca con le partite tutti i programmi che non potrà più fare se dovrà rispettare il tetto dei 240mila euro per star e attori a partire da aprile prossimo". "Oggi - racconta - ho cercato il ministro Calenda.

L'ho chiamato per parlare dei rischi che sta correndo la Rai, ma a quanto pare lui invece di essere il ministro dello Sviluppo economico, è piuttosto il ministro del fallimento economico. Non mi ha nemmeno risposto! Almeno il governo fissi un tempo di transizione di almeno due o tre anni per passare a questo nuovo ordine economico con il tetto dei 240mila euro. Ci sono 12 mila famiglie di mezzo!". Due anni costituiscono poi "un tempo congruo, tra l'altro - osserva Freccero - per sciogliere una volta per tutte l'ambiguità della Rai che, da una parte, è un'azienda pubblica con finalità educative e, dall'altra, è un'azienda commerciale con finalità di guadagno".

"Due anime, simboleggiate dalle due forme di finanziamento, il canone e la pubblicità, che potrebbero essere rese più chiare facendo diventare la Rai o del tutto privata o del tutto pubblica", sottolinea il consigliere.

"Io sono amministratore di una società e non uno che fa fallire le aziende - evidenzia Freccero - L'Azienda Rai produce spettacolo, fa spettacolo e, vivendo quindi dentro la logica della società dello spettacolo, non può certo sostituire un prodotto di successo con un altro di scarso appeal, perché in tal caso danneggerebbe gli investitori pubblicitari che le chiederebbero i danni".

 

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